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27/07/2017
storie

Tra mare e mito, il cenotafio dimenticato di Palinuro

dot Tra mare e mito, il cenotafio dimenticato di Palinuro

di Marco Molino

 

Il Mediterraneo è storia in perenne movimento. Ogni onda ne porta a riva un pezzetto, ogni ciottolo è uno scrigno di esperienze. Sulla costa meridionale del Cilento, nel comune di Pisciotta, c’è un monumento in pessime condizioni che non ha mai smesso di narrare le sue avventure dimenticate di antichi eroi e migranti: è il misterioso rudere che ricorda la tragica fine del nocchiero di Enea, il coraggioso Palinuro.


La leggenda racconta che egli partì in nave dalla costa libica, proprio seguendo la rotta degli attuali e rischiosi viaggi della speranza. Durante la traversata Palinuro si addormentò e cadde in mare. Ma non si perse d’animo e raggiunse a nuoto la terra, dove ebbe però la sfortuna di incontrare i Lucani che lo uccisero senza pensarci due volte (un’altra similitudine con le intolleranze dei giorni nostri?). Per questo atto spregevole, cadde una terribile maledizione sul rude popolo di lingua osca. C’èra un solo modo per liberarsene, annunciò l’oracolo: innalzare un sepolcro dedicato alla loro vittima.


Quel mitico cenotafio, con i suoi resti erosi da vento e salsedine, domina ancora capo Palinuro come eterna memoria di pietra delle vicende descritte da Virgilio nell’Eneide. Il monumento era già conosciuto dai viaggiatori del Grand Tour e uno di loro, Franz Ludwig Catel, lo riprodusse nel 1812 in una suggestiva acquaforte.


Negli anni ’30 la Soprintendenza ai Beni Culturali di Salerno riconobbe il sepolcro come “reperto di notevole interesse storico”, anche se le sue origini erano e rimangono incerte. Da allora però nulla è stato fatto per tutelare la struttura seminascosta tra i cespugli. “Il cenotafio abbandonato rientra oggi nell’area occupata da un camping”, spiega l’avvocato Domenico Parrella, membro di un comitato civico che si sta battendo per il recupero e la valorizzazione del sito. “Il piccolo edificio è in condizioni davvero precarie, perde pezzi e nessuno se ne occupa. Eppure, se adeguatamente protetto e fatto conoscere, potrebbe diventare uno straordinario attrattore culturale per la zona”. In memoria dello sfortunato Palinuro e magari anche di tanti suoi anonimi e disperati emuli del terzo millennio.

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