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01/10/2014
armatori, personaggi, traghetti

Tirrenia, Onorato e Clessidra litigano di nuovo

dot Tirrenia, Onorato e Clessidra litigano di nuovo
di Paolo Bosso 
 
Un altro scontro, tutto privato, nel senso che privati sono gli interessi e private le società in gioco anche se gestiscono entrambe una compagnia marittima di interesse pubblico. Stiamo parlando di Moby e Clessidra, le due società che detengono insieme la maggioranza della ex compagnia di Stato Tirrenia, rilevata nel luglio 2012 dalla Compagnia Italiana di Navigazione (CIN).

La lettera di Onorato
Ieri, sul Sole 24 Ore, l'armatore di Moby Vincenzo Onorato ha attaccato in una lettera a pagina intera (consultabile qui) l'altro socio, la Clessidra di Vincenzo Sposito, accusandolo di voltafaccia.
Onorato sostiene di essere entrato in CIN di comune accordo con Sposito allo scopo di fondere successivamente Tirrenia e Moby. Una mossa, secondo Onorato, all'indomani del no dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato alla fusione di Moby e Tirrenia che avrebbe determinato un'unica compagnia col controllo della quasi totalità delle rotte marittime nazionali. Per Onorato la fusione tra Tirrenia e Moby rappresenta «un evento storico: unire due flotte da sempre rivali, creando una compagnia tutta italiana in grado di competere su un mercato europeo sempre più selettivo e difficile». 
Sposito, secondo Onorato, sarebbe prima entrato nel fondo CIN insieme a Moby «con il sorriso» nella prospettiva di acquisire Tirrenia, salvo poi disattendere gli accordi «pochissime settimane dopo». «L'amministratore delegato di Tirrenia (Ettore Morace ndr) si schierò immediatamente con il socio finanziario (Clessidra ndr) e la Tirrenia divenne il peggior nemico di Moby» afferma Onorato. 
In breve Onorato dipinge se stesso, con non poco populismo, come l'imprenditore «responsabile di famiglie di marittimi che lavorano con noi da generazioni» contro lo squalo finanziario Clessidra che «voleva forse comprare e poi rivendere, in breve tempo, Tirrenia per realizzare un lauto guadagno?».

La replica di Clessidra
Il fondo di investimento chiuso Clessidra Capital Partners ha replicato che risponderà alle «gravissime e infondate affermazioni» nella «sede appropriata», ovvero nel Tribunale Arbitrale di Milano che da giugno scorso si occupa di un'altra questione che riguarda un'altra accusa di Onorato a Tirrenia, “colpevole” di aver ridotto la frequenza delle corse invernali con un'occupazione media inferiore al 5%.
Sostanzialmente Clessidra si è difesa sostenendo che il “voltafaccia” non c'è stato, più semplicemente la scelta di non fondersi più con Moby è stata dettata dall'Antitrust italiano che non ha permesso la fusione Tirrenia-Moby (sentenza del 18-23 settembre 2013). 

La risposta di Tirrenia
Anche Tirrenia ha replicato a Onorato, in merito alle critiche del piano industriale (quello che riduce nella stagione invernale le corse con un'occupazione media inferiore al 5%). «Il piano industriale originario approvato da tutti i soci – si legge in una nota via email - fu fatto prima dell'acquisizione del ramo d'azienda Tirrenia con i pochi dati disponibili. Solo in seguito si è palesato il sensibile deficit delle tratte in convenzione». Infine Tirrenia ha difeso Morace, che si sarebbe schierato con CIN-Clessidra contro Onorato. «L'amministratore delegato di Compagnia Italiana di Navigazione non si è mai "schierato" a favore di alcun socio, bensì dalla parte di Tirrenia lavorando costantemente con lo scopo di mantenere i livelli occupazionali, migliorare la flotta e i servizi, unificare i turni di lavoro, migliorare i conti della società, aprire un dialogo con le istituzioni sarde e sviluppare i rapporti con le istituzioni nazionali. Ad oggi tutti obiettivi centrati».

Com'è fatta Tirrenia
Tirrenia è stata acquisita dalla Compagnia Italiana di Navigazione (CIN) a luglio 2012, dopo una lunghissima serie di tentativi da parte dello Stato di mettere a gara compagnia di bandiera e servizi, incluse le compagnie regionali. CIN è formata da Moby (40%), Clessidra (35%), GIP di Luigi Negri (15%) e Shipping Investment di Francesco Izzo (10%).
Tirrenia-CIN riceve ogni anno circa 72 milioni di euro in contributi statali per garantire i collegamenti tra le isole e la terraferma, la cosiddetta “continuità territoriale”. 
 
Immagine in alto di Giuseppe Scalarini, vignettista satirico dei primi del '900.
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