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19/03/2012
politiche marittime, armatori, traghetti

Tirrenia, la Cin potrebbe rinunciare

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Tirrenia, la Cin potrebbe rinunciare L’incontro fissato per dopodomani, 21 marzo, tra i rappresentanti della cordata Cin e il commissario Giancarlo D’Andrea - che avrebbe dovuto firmare la proroga del contratto con la Compagnia Italiana di Navigazione allo scopo di chiudere la transazione al momento del via libera dell’Antitrust europeo – potrebbe invece decretare la fine di questo nuovo tentativo di privatizzare Tirrenia.  La Cin, composta da Moby, Marinvest (Msc) e Grimaldi, sembra infatti pronta a rinunciare e il paventato “spezzatino”, cioè la cessione delle singole linee, diventa a questo punto l’ipotesi più accreditata. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, secondo quanto riferisce il Sole 24 Ore, è il probabile sovrapprezzo che Bruxelles avrebbe deciso di far pagare ai nuovi acquirenti, oltre al prezzo pattuito, come rimborso per i contributi ricevuti negli anni precedenti e che avrebbero falsato la concorrenza (quindi gli stessi armatori che ora vogliono comprare Tirrenia). «Siamo in attesa che il governo prenda posizione rispetto alle indicazioni europee”, dichiara al Secolo XIX l’amministratore delegato di Cin, Ettore Morace. “Il nostro problema non è più la mancanza di concorrenza su alcune linee, ma l’obbligo di versare 400 milioni di euro per gli aiuti ricevuti in passato». L’irrigidimento dell’antitrust europeo - sinora in realtà non ci sono documenti ufficiali - arriva nel momento in cui la cordata italiana si era detta disposta a limare alcuni aspetti significativi della propria proposta per prevenire i prevedibili rilievi della Commissione Ue. In particolare, secondo indiscrezioni, si sarebbe fatto da parte Gianluigi Aponte, patron di Msc che controlla anche Grandi Navi Veloci, in modo da evitare eccessive concentrazioni sulle linee, in particolare di quelle da Genova verso la Sardegna. Si era parlato anche di un eventuale ingresso in cordata della Regione Sardegna. Tutti tentativi che sembrano vanificati dal probabile pronunciamento di Bruxelles, da cui dipende anche il futuro dei 1400 dipendenti di Tirrenia. A tal proposito, i segretari generali di Filt Cgil, Franco Nasso, Fit Cisl Giovanni Luciano e Uiltrasporti, Luigi Simeone, hanno rivolto un appello a Passera sottolineando che il ministro «non può più assistere inerte alla distruzione di un'importante attività economica del Paese». I rappresentanti dei lavoratori hanno quindi chiesto «un intervento immediato ed urgente ed una convocazione per conoscere le intenzioni del governo». In caso contrario, aggiunge il segretario di Uiltrasporti, “i prossimi giorni potrebbero diventare drammatici” e il confronto spostarsi nelle piazze d'Italia.
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