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14/11/2011
logistica, porti

Taranto Container Terminal, appello dei sindacati alla Regione

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Taranto Container Terminal, appello dei sindacati alla Regione
La segreteria regionale pugliese della Uil scende in campo per scongiurare la messa in mobilità dei 160 dipendenti del Taranto Container Terminal (Tct). Un appello alla Regione Puglia affinché, ha spiegato il segretario generale della Uil di Puglia e di Bari Aldo Pugliese, «faccia la voce grossa prima che la situazione, già di per sé insostenibile, giunga a un punto di non ritorno».
L’associazione di categoria ha invitato l'assessore regionale ai Trasporti, Guglielmo Minervini, a programmare un incontro urgente con i sindacati e le istituzioni locali. Le richieste sono quelle di «un piano industriale serio e concreto» per rilanciare le attività del terminal che fa capo al gruppo armatoriale taiwanese Evergreen e al gruppo terminalista Hutchison Port Holdings (Hph) di Hong Kong.
Se la messa in mobilità dovesse venir effettuata, per la Uil si tratterebbe di una violazione del contratto cinquantennale di gestione. «Le tante compagnie che sono fuggite da Taranto dimostrano che nulla è stato fatto» afferma il sindacato. «Alla fine dello scorso anno - ha ricordato Pugliese - si realizzò un accordo che, tra le altre cose, stabiliva che la Tct mettesse in sicurezza le banchine del molo al fine di permettere i dragaggi, per i quali sono disponibili 80 milioni che ora rischiano di andare perduti. Eppure era stata la stessa Tct, negli anni scorsi, a mettere in evidenza come l'assenza di dragaggi significasse andare incontro al blocco dell'attività. Ma c'è di più: oltre al finanziamento per il dragaggio c'è la seria possibilità di depauperare anche quello del Cipe per le opere portuali (piattaforma logistica e diga foranea in testa). Una valanga di vane promesse che stanno spingendo uno scalo strategico a livello europeo, qual è Taranto, verso il baratro». Pugliese ha ricordato inoltre che «già lo scorso anno la Delta 1, azienda nell'orbita Tct, aveva provveduto alla messa in mobilità di 70 lavoratori, a cui si aggiungono i 50 del mancato turnover della TCT. Insomma, una simile gestione di un patrimonio fondamentale dell'economia pugliese non deve essere più consentita».
Pugliese guarda ai porti del Nord, dove ci sono stati «cospicui interventi di Unicredit a Trieste, ai collegamenti tra Genova e Rotterdam e l'Europa centrale, alla crescita costante dei porti spagnoli e nordafricani. O si cambia registro o si rischia seriamente di chiudere i battenti».

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