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20/02/2018
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Storie di mare. Notte di tramontana sul Tirreno

dot Storie di mare. Notte di tramontana sul Tirreno

di Silvestro Sannino - DL News 

 

Negli anni 1970/72 collaboravo con la cattedra di Teoria e Tecnica delle Onde Elettromagnetiche dell’allora Istituto Universitario Navale, poi diventato Università Parthenope, grazie ad un contratto CNR che mi assicurava trentamila lire al mese, un sesto del mio stipendio di professore ordinario di navigazione negli Istituti Nautici. Mi occupavo in prevalenza di risolvere i problemi di ordine geodetico e cartografico senza ricorrere agli americani dell’H.O. guadagnando tempo e risparmiando non pochi piccioli. Durante e dopo il bradisismo di Pozzuoli furono fatte alcune campagne di rilievi e mappature dei fondali con la nave ricerca Dectra e la direzione scientifica del professor Lorenzo Mirabile.

 

Fu poi progettata e iniziata un’attività di sismica sottomarina mediante il sistema Sparker per lo studio della stratigrafia del sottofondo marino. In una di queste campagne fu battuta la costiera ionica al termine della quale la nave Dectra traversò lo Stretto di Messina ed entrò nel basso Tirreno. Lorenzo Mirabile era uomo di azione, fisicamente prestante e non nascondeva una convinta simpatia per l’arte marinaresca. Si sentiva un “marinaro” ed era orgoglioso di questa sua virtù che sfoggiava con spiccata disinvoltura. Le consegne durante la campagna furono: Mattiello, un tecnico elettronico molto bravo, lo scrivente ed un altro tecnico dovevamo tenere la guardia agli strumenti di registrazione dei tracciati sismici mentre lui, il direttore scientifico era libero ma pronto ad intervenire e/o sostituire qualcuno in caso di necessità.

 

Era il periodo invernale e a tarda sera avevamo superato lo stretto di Messina. Ma già al traverso di Capo Peloro ci trovammo con forte vento di tramontana e mare vivo dai quadranti settentrionali. Un tormento per una nave di appena 400 tonnellate di stazza. Intorno a mezzanotte toccava a me la guardia nel laboratorio situato appena a poppavia della sala nautica. Il forte moto di beccheggio procurava in me un mal di mare, una nautomania che diventava sempre più insopportabile. Più volte si erano manifestati sintomi di rigurgiti a stento controllati. Il malore era accresciuto dal fatto che una bottiglia di wisky appoggiata sul tavolo era caduta ed il liquido si era sparso sul pavimento  emanando un odore acre che faceva aumentare il mal di mare. Pensai che era difficile sopportare a lungo una condizione così precaria; vinsi ogni remora e scesi nella cabina di Mirabile per chiedere che mi sostituisse; ma egli era in condizioni peggiori, era ridotto, come dicono a bordo, letteralmente “a pagliuolo” e non era in grado di alzarsi in piedi. Con molta sofferenza ritornai sul ponte; il mal di mare aumentava e strane sensazioni si facevano strada.

 

Il movimento della nave era un nemico insopportabile, da evitare ad ogni costo. Ma come? Forse nel mare vi era più quiete, meno moto. Forse qualche inconscia sirena mi chiamava, mi invitava in un luogo meno tormentato. Scossi la testa e mi chiesi se per caso fossi tentato a buttarmi in mare; nel dubbio e nel timore che ciò potesse verificarsi presi una sagola che era di corredo allo Sparker, la legai alla vita con un nodo che strinsi bene mentre fissavo l’altro capo ad un piede del tavolo fisso in modo che fossi a prova di ogni possibile tentazione di lanciarmi fuori bordo, in mare. Avevo già alimentato i pesci un paio di volte ed era circa l’una di notte quando si affacciò il Comandante, un ischitano dai capelli ricci e brizzolati, sulla cinquantina. Mi guardò per scrutare il mio umore non certo roseo; disse che il tormento della nave e certi scricchiolii cominciavano a preoccuparlo.

 

Con quel mare tempestoso alimentato da un vento molto forte lo scafo poteva accusare qualche cedimento se le cose non cambiavano. Ad un certo punto ebbe una pausa e poi mi chiese secco in dialetto “Prufesso’, che dicit’e, avutamm’o ‘a cap’a ‘o ciuccio?” Rimasi sorpreso. Non avevo l’esperienza per dare un parere in merito. E poiché il Comandante aspettava una risposta, dissi: “Se accostiamo per tornare indietro dobbiamo prendere il mare al traverso; e siamo sicuri che la nave regga?” Poi aggiunsi “Comandante tenete presente che procedendo verso nord andiamo a prendere con gradualità un po’ di ridosso e quindi il mare dovrebbe calare; inoltre la tramontana a notte inoltrata non rinforza più per cui la situazione dovrebbe migliorare. Il Comandante meditò per qualche secondo e rispose “Avevo qualche dubbio ma ora sono più convinto che è meglio procedere; e poi se invertiamo la rotta ci troviamo mare tempestoso fino a Messina che comincia ad essere lontana.

 

Il giorno dopo eravamo nella rada di Napoli, i volti di tutti ancora segnati dagli effetti della nautomania; non mancava qualche frecciatina ironica sulla tenuta “marinara” mostrata nell’occasione ma il sollievo dopo le sofferenze e qualche paura alla fine prevalse nello spirito di gruppo. Quella esperienza arricchiva il mio bagaglio culturale e si riversava nella didattica con evidenti vantaggi per gli alunni del nautico. Nel 1972 Ugo La Malfa, al quale qualche volta avevo dato il voto, divenne Ministro del Tesoro e decise che non si potevano cumulare i due incarichi di docente e ricercatore. La mia esperienza finì lì ma poi venni a sapere che altri dipendenti pubblici continuavano a cumulare ben più sostanziosi incarichi con notevoli vantaggi personali ma privi di ricadute per la società.

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