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27/02/2018
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Storie di mare 2, avaria al largo di Capri

dot Storie di mare 2, avaria al largo di Capri

di Silvestro SanninoDL News

 

Alla fine degli anni ’80 mi recavo di frequente in Sicilia, mia sede ufficiale di servizio. Il passaggio Napoli-Palermo avveniva di solito con i traghetti della Tirrenia, tipo strade. Talvolta vi era anche un traghetto di privati, di Ievoli, se non ricordo male, il cui Comandante mi invitava a passare con loro, anche per parlare un po’ del più e del meno. In uno di questi passaggi invernali il Comandante, torrese e di nome Porfino, era stato mio alunno al Nautico mentre il Direttore di Macchina, Carabellese Vincenzo era di Procida. Porfino aveva poco più di trenta anni, era stato un buon velista e quindi aveva una discreta familiarità col vento; il D.M. era sui quaranta, sei sette anni più giovane di me, e mostrava anche lui calma e maturità. Il nostro traghetto, una nave costruita in Kiel, lunga sui 160 metri e larga sui 15 metri, partiva circa mezz’ora prima della strada della Tirrenia per essere in banchina a Palermo alle sette del mattino seguente.

 

A cena, dopo la partenza, si discuteva del tempo e del mare e qualche possibile ritardo che si poteva subire. Il vento era girato da qualche ora da ostro a libeccio, stimato all’incirca di forza 7/8 Bft.(burrasca o gale) mentre lo stato del mare era stimato 6/7 nella scala Douglas con onde significative intorno ai sei metri in un mare quasi completamente sviluppato. Circa al traverso di Capri Carabellese entrò in saletta e bisbigliò qualcosa a Porfino. Si rendeva necessario fermare il motore di propulsione e riparare un tubo del circuito dell’acqua di raffreddamento. L’operazione non era proibitiva; a bordo vi erano le spare parts ma le condizioni meteo marine erano molto severe. Bisognava tenere la prua della nave con mare al mascone mediante il thruster di prora. Il D.M. aiutato dagli altri uomini di macchina lavorava con calma tra una sballottata e un’altra. I minuti passavano veloci e Porfino cercava di impegnare al minimo l’elichetta.

 

Il traghetto della Tirrenia ci passò sulla sinistra, sotto Capri, ed io lo vedevo allontanarsi sempre più. Pensai che se si fosse resa necessaria una richiesta di soccorso, una volta che Tirrenia era sempre più lontano chi ci veniva a salvare in quella burrasca. Porfino e Carabellese erano sempre calmi, mostravano di controllare la situazione ma i loro volti cominciavano a mostrare segni di tensione. Col passare dei minuti, ne erano trascorsi ormai più di venti, il thruster cominciava a fornire minor potenza e tenere la prua al mare era condizione di assoluta necessità. Porfino sapeva mettere la prua in una posizione ottimale tra vento e swell prolungando in tal modo l’azione del propulsore laterale. Non si parlava ma dagli sguardi si capiva ciascuno cosa pensasse. Io ero in una posizione passiva e poco abituato a certe condizioni di mare ero preoccupato ma cercavo di dissimulare. Inoltre pensavo che se la situazione fosse peggiorata… beh, ero nelle mani di un mio alunno e quindi in qualche modo ero anch’io responsabile e non avevo motivo di lamentarmi.

 

Il tempo passava; a sprazzi il D.M. diceva che era a buon punto ma “the green water” che spazzava la coperta ci (mi) ricordava che la nave era in grave sofferenza e portava un carico che seppur ben rizzato poteva sempre subire qualche movimento. A tal proposito pochi anni dopo il traghetto Estonia andò a fondo in pochi minuti con quasi mille morti a seguito dello sfondamento dello scafo da parte di un carro al quale le rizze erano saltate. A posteriori si può dire che nel caso specifico si poteva navigare per circa 5 miglia verso levante mettendosi al ridosso dell’isola di Capri. Ma qui il mio parere non conta; conta quello dei Comandanti che decidono in base alla propria esperienza. Passa ancora circa un quarto d’ora e finalmente il D.M. Carabellese sorge in coperta e sfodera un sorriso liberatorio. La situazione era stata rimediata; la circolazione dell’acqua di raffreddamento era tornata normale; il motore poteva ripartire ed il thruster poteva andare a riposo. Il pericolo maggiore era passato anche se il mare continuava a menare senza sosta. La nave fu alla banchina a Palermo con poco più di un’ora di ritardo.

 

- Storie di mare. Notte di tramontana sul Tirreno 

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