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08/01/2013
porti, logistica, crociere

Srm, l'Italia prima nei traffici del Mediterraneo

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Srm, l'Italia prima nei traffici del  Mediterraneo

Il futuro della portualità italiana s’intreccia con le radici della sua storia, sulle sponde di quel Mare Nostrum che ha plasmato la sua civiltà. L’Area Med, infatti, offre agli scali del Bel Paese significative opportunità di sviluppo di nuovi traffici: l’Italia si conferma leader tra i Paesi Ue nelle relazioni commerciali con i Paesi dell’area con 57,7 miliardi di euro di merci, di cui il 70,4% è appunto trasportato via mare. Lo Stivale è al primo posto nel continente anche per merci trasportate con modalità Short Sea Shipping nel mar Mediterraneo con 223,2 milioni di tonnellate che rappresentano il 39,2% delle merci complessivamente trasportate con la stessa modalità dall’Europa. Non altrettanto positive le performance dell’Italia nel segmento della navigazione deep sea in cui si registra una perdita di competitività dei nostri porti nell’ultimo quinquennio rispetto ai competitors europei e della Sponda Sud Est.

Il quadro della attuale situazione economico-commerciale del settore emerge da “Porti e Mediterraneo”, lo studio semestrale condotto in  sinergia tra Assoporti ed SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo). Per contribuire alla conoscenza ed alla corretta interpretazione dei dati relativi alla Sea Economy, il volume fornisce l’elaborazione di una serie di indici definiti Maritime Indicators; SRM e Assoporti hanno cercato di dare una panoramica di alcuni degli indicatori economici più strettamente collegati allo sviluppo del trasporto marittimo e di curarne successivamente l’osservazione nel tempo.


I Maritime Indicators, ognuno con diverse cadenze temporali a seconda della natura del dato evidenziano, ad esempio, l’intensificarsi delle merci che transitano nel Mediterraneo che viaggiano sulle navi che passano per il canale di Suez che diminuiscono in termini di unità (15.826 navi ;-2,5%) ma che aumentano di portata dato che a novembre 2012 rispetto allo stesso periodo del 2011 si è registrato un incremento del 7,6% del tonnellaggio (678,8 milioni di tonnellate). Nel dettaglio, aumentano le merci in direzione nord-sud (+17,6%) mentre sono in diminuzione quelle nella direzione sud-nord (-1,6%). Anche le merci trasportate in Short Sea Shipping nel Mediterraneo sono in leggero aumento (570 milioni di tonnellate; +0,6 rispetto all’anno precedente).
Il commercio mondiale per via marittima nel 2011 ha raggiunto il livello record di 8,7 miliardi di tonnellate (+ 4%) ma l’offerta di capacità di trasporto della flotta mondiale è cresciuta del 10 per cento: ciò ha creato uno squilibrio tra domanda e offerta di stiva che ha portato ad un generalizzato ribasso delle rate di nolo che, assieme a costi operativi in crescita, ha contribuito a ridurre la redditività delle compagnie armatoriali. Nonostante le difficoltà dal 2001 al 2011 il settore armatoriale italiano ha investito oltre 37 miliardi in nuove navi ed oggi la flotta nazionale è la quarta nell’Ue e la quattordicesima nella graduatoria mondiale.


L’interscambio marittimo dell’Italia ammonta ad oltre 242 miliardi di euro, il 17% di questo diretto verso l’Area Med. Intenso l’interscambio marittimo con Libia (con 8,3 miliardi di Euro ad agosto 2012), Turchia (con 7,6 miliardi) e Tunisia (con 3,5 miliardi). Lo studio si sofferma poi sull’andamento del sistema portuale nazionale al primo semestre 2012 che mostra un moderato calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente per le merci (-3,4%) con quasi 194 milioni di tonnellate e nel segmento del trasporto containerizzato (-2,7%) che ha raggiunto i 4,7 milioni di teu. E sebbene siano oltre 14 milioni i passeggeri trasportati nei porti italiani, si registra una contrazione (-9,5%) sul corrispondente periodo dell’anno precedente. All’interno di questo segmento si riduce in proporzione anche il traffico dei croceristi, diminuiti di oltre il dieci per cento rispetto allo stesso periodo del 2011. Si tratta di circa 300mila passeggeri in meno che non sono spariti nel nulla, ma che si sono in qualche modo “spostati” in altri scali europei e dell’area Med, dimostratisi negli ultimi anni più dinamici e innovativi.

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