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15/11/2012
politiche marittime

Servizi tecnico-nautici, segnali di libertà

dot Servizi tecnico-nautici, segnali di libertà
di Paolo Bosso 
 
Una tempesta sta per abbattersi sui servizi tecnico-nautici. Per ora ci sono solo tracce sparse di questa bufera in arrivo ma gli indizi sono chiari: i servizi tecnico-nautici verranno prima o poi liberalizzati. E’ uno stato di necessità, perché se non sarà il governo italiano a mettere mano alle leggi che li regolano (nel processo di riforma della 84/94 non c’è alcuna traccia di tali volontà) sarà allora l’Europa, che l’Italia lo voglia o no, a dettare i prossimi passi.
I tasselli che indicano una futura operazione di riforma sono tanti. Recentemente l’Espo ha dichiarato che i servizi di pilotaggio non sono necessari, e se un armatore sceglie di non utilizzarli su una particolare nave in un particolare porto non vuol dire che la sicurezza sia messa a repentaglio. Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale di Venezia, ormai da mesi spinge sulla liberalizzazione di questi servizi. Infine gli armatori dei traghetti qualche mese fa hanno scritto a Mario Monti per chiedere la liberalizzazione dei servizi tecnico-nautici.
L’ultimo tassello è di pochi giorni fa e rappresenta una novità, sia per il soggetto in gioco che per le conseguenze del suo ingresso. Si tratta dell’Antitrust, l’Agcm, che l’8 novembre ha scritto alla Capitaneria di porto di Milazzo per violazione della concorrenza. Alla base di tutto la respinta di una richiesta di concessione a Rimorchiatori Siciliani. Prima la Capitaneria il 4 maggio, poi la direzione marittima di Catania il 4 giugno, hanno motivato tale rifiuto affermando che c’è già una concessione, alla Capieci Spa, che durerà fino a febbraio 2024, e il regolamento per il servizio di rimorchio del porto di Milazzo (DL del ministero della Marina Mercantile, 22 febbraio 1970, art. 2) stabilisce espressamente che “non può essere rilasciato che un solo atto di concessione”. Proprio qui sta l’intoppo per l’Antitrust: «Il provvedimento di diniego – afferma nella nota dell’8 novembre – è in contrasto con i principi di libertà di concorrenza cui deve essere ispirata l’interpretazione della normativa vigente». Quale norma? Tutte, la 84/94 e i regolamenti dei servizi tecnico-nautici dei singoli porti. Tutti dovrebbero ispirarsi al principio di libera concorrenza, soprattutto su un punto: i bandi. Pare che nessun porto li faccia quando si tratta di piloti, rimorchiatori e ormeggiatori. «Sebbene la disciplina vigente – afferma l’Agcm – si rimetta alle Autorità portuali, ciò non significa che gli affidamenti delle concessioni debbano essere effettuati in esclusiva e, per di più, senza una gara pubblica». Su questo però la Capitaneria di Milazzo ha la possibilità di contro ribattere. Come ricorda Ship to Shore, infatti, il rinnovo della concessione per Capieci, avvenuta nel 2009, è stata preceduta da un avviso sulla Gazzetta Ufficiale e sulla Gazzetta della Regione Sicilia nel quale si invitavano tutti gli operatori a farsi avanti. Non solo, a detta della Capitaneria la Rimorchiatori Siciliani offriva un parco barche vecchio di quarant’anni. Allora la domanda è: perché la Guardia Costiera siciliana si è limitata ufficialmente a respingere la concessione perché era già “occupata” senza aggiungere che chi l’aveva chiesta non era neanche idoneo?
Per ora l’unico commento positivo alla vicenda viene dal capofila delle liberalizzazioni dei servizi tecnico-nautici, il presidente dell’Authority di Venezia Paolo Costa che evidenzia due aspetti, uno di respiro nazionale e uno europeo. Rispondendo a chi teme che le liberalizzazioni rischiano di minare la sicurezza dei porti aprendo a compagnie “low cost” di scarsa qualità, Costa afferma che concorrenza e sicurezza «sono due principi che si rafforzano a vicenda». Infine sottolinea come l’intervento dell’Antitrust in campo marittimo pone quest’ultima come un “guardiano” dei provvedimenti di infrazione europei, aiutando l’Ue affinché «segnalazioni e richiami di violazione di principi comunitari non cadano nel vuoto». Invece Assorimorchiatori, di cui è presidente l’armatore di Capieci Mario Mattioli, e Confitarma condannano la decisione dell’Antitrust. Entrambe si appellano al rischio di un aggravio dei costi provocato proprio dalla liberalizzazione delle concessioni: «La presenza di due concessionari nello stesso scalo – spiegano - comporterebbe inevitabilmente una duplicazione dei costi». Tale osservazione, ragionevole o no, sottolinea un aspetto importante: la liberalizzazione dei servizi tecnico-nautici dovrà essere totale per essere davvero “libera”, ovvero riguardare sia le concessioni che le tariffe.
L’intervento dell’Antitrust in materia portuale è una novità frutto di una modifica dell’art. 21 della legge 287/90 introdotta nel dicembre 2011 (S2S n.44/2012) che assegna all’Agcm il potere di verifica di legittimità anche di singoli atti sotto il profilo del rispetto delle regole di concorrenza. L’Antitrust dà alla Capitaneria di Milazzo 60 giorni di tempo per “rimuovere la violazione della concorrenza”. L’ingresso dell’Agcm accelererà le iniziative future dell’Europa sui servizi tecnico-nautici, agendo più che da vigilante interno per conto dell’Ue, da vigilante della libera concorrenza. 
Alla corrente favorevole alle liberalizzazioni si aggiunge anche la Cassazione che in una sentenza del 7 maggio 2002 aveva osservato che non si vede come una liberalizzazione dei servizi portuali (ovvero terrestri) “debba escludersi per i servizi nautici”, tenendo conto che il tutto rientrerebbe “nei poteri conferiti all’amministrazione, dal codice della navigazione e dalla legge n. 84 del 1994”. Come a dire: la liberalizzazione si può fare perché la legge lo permette e gli enti preposti ad avviarla ci sono. Il problema è trovare chi ha il coraggio di farlo, rischiando di mettersi contro tutta una categoria di lavoratori che per quarant’anni hanno visto immutata la prassi delle concessioni e delle tariffe.
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