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11/04/2013
politiche marittime

Servizi tecnico-nautici, l'Italia fa la sua proposta

dot Servizi tecnico-nautici, l'Italia fa la sua proposta
di Renato Imbruglia

In questi giorni sono in corso all’International Maritime Organization (IMO) di Londra i lavori del Comitato FAL (Facilitation Committee Relating to Convention on Facilitation of International Traffic) che si occupa di individuare e migliorare le strutture e le manovre delle navi in porto e nel rapporto con le strutture di terra, in altre parole, i servizi tecnico-nautici. L’Italia ha presentato un proprio documento, insieme alla Spagna, che si propone di creare delle linee guida per un livello minimo di formazione per il personale portuale, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza nell’ormeggio delle navi, avendo in cambio anche una maggiore efficienza. Non è in gioco la regolamentazione dei servizi-tecnico nautici, ma il documento propone di dare una risistemata alla formazione delle figure raccolte in questi servizi, soprattutto la parte riguardante il rilascio di certificati e permessi.
Infatti, come evidenziato nel documento, è ampiamente riconosciuto l’importante lavoro dei portuali, che concorrono a mantenere alta la sicurezza e a garantire lo svolgimento delle operazione, ma con gli sviluppi degli ultimi anni è diventata confusa la distinzione tra operazioni di bordo e di terra. Questo perché i cambiamenti delle attività portuali degli ultimi anni sono stati anche in parte orientati verso una maggiore efficienza e flessibilità, che hanno contribuito a mischiare i ruoli. Per riuscire a mantenere alti gli standard di lavoro, è necessario indirizzare e definire non solo le mansioni del personale di terra, ma anche i compiti che i marittimi devono svolgere durante le operazioni in porto. 
Se il documento italiano venisse approvato, ma pare difficile, bisognerà iniziare a pianificare dei corsi di formazione certificati che permettano di dare le giuste capacità agli operatori, non solo quelli che già operano nei porti, ma tali formazioni e corsi saranno considerati fondamentali anche per i prossimi futuri impiegati e per chi inizia a lavorare in tale attività. Il personale di porto dovrebbe avere conoscenze valide sugli aspetti tecnici navali e della meccanica, nelle operazioni di sicurezza, nella manovrabilità in porto, nella conoscenza della struttura in cui si lavora, nell’utilizzo di strumenti elettronici e infine nella capacità di operare in caso di incidenti e di situazioni particolari.
Come detto, appare difficile che il documento possa essere approvato in questa sessione del comitato FAL, a causa di una mancanza di unanimità, ma sicuramente il tema sarà riproposto in prossime riunioni. Il documento italiano rappresenta una base di partenza per un discorso che interessa anche altri paesi europei e su cui si dovrà lavorare a livello locale, nazionale e internazionale.

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