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27/06/2017
logistica, porti

Rivoluzione Trieste, l'Adsp gestisce i punti franchi

dot Rivoluzione Trieste, l'Adsp gestisce i punti franchi
Il porto di Trieste da oggi ha un regolamento che spiega nero su bianco come gestire i suoi diversi punti franchi. Il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio (foto a sinistra), ha firmato martedì a Trieste, nella sede della Regione Friuli Venezia Giulia, il decreto attuativo sui punti franchi, alla presenza della presidente Debora Serracchiani (al centro) e del presidente dell’Autorità di sistema portuale (Adsp) dell'Adriatico orientale, Zeno D’Agostino (a destra). 

L'elemento chiave della nuova norma, prevista dal decreto legislativo del 4 agosto 2016 (concretizzatosi in Gazzetta a settembre) che ha creato le nuove Autorità di sistema portuale, è l'individuazione dell'Adsp quale soggetto deputato alla gestione dei punti franchi. Questo le permette di avere la libertà di intervenire direttamente non solo sull'organizzazione delle aree ma anche sulle loro dimensioni, rifacendosi all'allegato VIII del Trattato Internazionale di pace del 1947 (artt.18-20). Potrà autorizzare le attività di manipolazione e trasformazione industriale delle merci, fornendo assistenza tecnica agli investitori; individuare le aree per lo stoccaggio, la manipolazione, la trasformazione e al transito. L'Adsp ha anche la responsabilità della gestione ferroviaria. Infine non potevano mancare i compiti della promozione internazionale e della gestione della formazione, aspetto cruciale per attirare investimenti.
 
È una novità sostanziale nel panorama marittimo italiano, nel solco di un approccio politico che vede sposare la volontà di centralizzazione del governo con quella di gestione pubblica da sempre professata da Zeno D'Agostino. 
 
I riferimenti legislativi
A differenza delle proposte passate, il decreto riconosce in modo organico l’attuale vigenza della normativa internazionale che caratterizza i punti franchi triestini, evidenziando il rispetto da parte dell’Italia del legislatore internazionale. Vi sono infatti richiami all’Allegato VIII del Trattato Internazionale di pace del 1947, al memorandum di Londra del 1954, ai decreti del commissario del governo del 1955 e del 1959. Elementi che testimoniano una forte spinta governativa sullo scalo giuliano, probabilmente maggiore che in qualunque altro porto italiano attualmente. 

Il commento
«Una data epocale» secondo D'Agostino, «perché in meno di un anno abbiamo reso operativo uno strumento che per 23 anni nessuno ha avuto la forza, ma soprattutto la voglia, di portare a compimento. Convegni, proclami e strumentalizzazioni sull’argomento, ma nessun atto concreto. Solo grazie al lavoro sinergico svolto assieme alla presidente Serracchiani, all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e al governo, si è arrivati a una svolta definitiva sull’annosa questione del Porto Franco Internazionale di Trieste». «La mancanza di un testo normativo sull’argomento, previsto già dalla precedente legge di riforma sui porti  (84/94) ma mai realizzato  - continua D'Agostino - ha comportato che la gestione dei punti franchi si sostenesse fino ad oggi, grazie alla collaborazione tra le amministrazioni coinvolte nella gestione dello scalo. Naturalmente una situazione come questa non è riuscita a determinare l'effettivo sviluppo delle enormi potenzialità che questo regime comporta. Oggi si apre una nuova era per il porto e per Trieste». «Il Porto Franco ha quasi 300 anni - conclude D’Agostino – ma con questo decreto lo abbiamo riportato a nuova vita. Ora potremo dare certezze agli investitori internazionali e far diventare questo status una leva strategica da integrare con i poteri di pianificazione e i compiti di promozione propri dell’ente per un vero decollo del porto e del suo sistema logistico in ambito internazionale. Penso soprattutto agli sviluppi della Via della Seta, da oggi potremo giocare un ruolo finalmente decisivo: non saremo più solo un porto, ma un nodo chiave delle catene logistico industriali globali».
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