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05/07/2017
porti, politiche marittime

Riforma dei porti e punti franchi, l'esperienza di Trieste

dot Riforma dei porti e punti franchi, l'esperienza di Trieste

di Tobia Costagliola - DL News 

 

Grande attenzione ha suscitato nei giorni scorsi (27 giugno) la cerimonia svoltasi a Trieste con cui il ministro Delrio ha sancito la promulgazione dei decreti attuativi sui Punti Franchi del Porto Franco Internazionale di Trieste previsti dalla legge 84 del 1994. Questa notizia, se recepita come l’attuazione in ritardo di una legge del ’94, ci scoraggia perché saremmo portati a pensare al tempo che ci vorrà ancora  per portare a compimento l’attuazione completa della legge 203 del 2016 (Riforma dei Porti)…

 

Qualcuno, ignorando la storia e le vicende di Trieste dal ‘47 ad oggi, ha salutato questo avvenimento come “la nascita del porto franco Internazionale di Trieste” cogliendone anche un segnale positivo di speranza: se hanno concesso i punti franchi a Trieste perché non dovrebbero concederne almeno uno al “porto di casa mia?"... Il giorno 28 giugno 2017, il ben noto sito “Rinascita Triestina” ha subito reagito precisando: “[…] Diversamente da quanto certi articoli di giornale suggeriscono, non si è trattato della nascita del Porto Franco Internazionale di Trieste - che esiste da quasi 300 anni e in questa forma dal 1947 - ma dell'emanazione, da parte del governo amministratore, di un regolamento  che stabilisce certezza del diritto nell' ambito dei Punti Franchi e limitazione dell' arbitrio di singoli funzionari[…]”.

 

Io credo che il ministro Delrio, così come ha incominciato a conoscere e capirne di più sui porti, sul mare e sui trasporti in genere, abbia finalmente aperto gli occhi e abbia capito, anche grazie alla situazione internazionale, quanto sia importante per Trieste (e per l’Italia) il fin troppo sottovalutato status giuridico internazionale dei suoi “Punti franchi”. Lo ha capito al punto di promulgarne “velocemente” (si fa per dire) i decreti attuativi. Purtroppo, l’assurdo e dannoso ritardo non va riferito soltanto alla legge del ‘94, ma risale addirittura alla data del ‘47 quando, con il trattato di Parigi, il porto di Trieste fu “internazionalizzato”.

 

Il Porto Franco di Trieste come sommatoria di punti franchi è l'unica zona franca situata nella Ue che gode di un regime speciale

 
A questo punto è d’obbligo, per sgomberare il campo da ogni sentimento “indipendentista” legato alla utopistica realizzazione del TLT (Territorio Libero di Trieste), riportare alcune precisazioni tratte da uno stralcio della descrizione del “Porto Franco” redatta dall’AdSP del Mare Adriatico Orientale con sede a Trieste: “[…] Dopo la seconda Guerra Mondiale, il Porto Franco di Trieste è stato “internazionalizzato” dal Trattato di pace fra l’Italia e le Potenze alleate ed associate, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947 e, in particolare, dagli artt. 1-20 dell’Allegato VIII “Strumento relativo al Porto Franco di Trieste” e dagli artt. 34 e 35 dell’Allegato VI “Statuto Permanente del Territorio Libero di Trieste”.

 

Premesso che il referente normativo primario del regime giuridico del Porto Franco di Trieste è l’Allegato VIII al Trattato di Pace di Parigi del 1947, va preliminarmente osservato che le sue norme, laddove fanno riferimento alla figura del Territorio Libero e dei suoi organi legislativi e di governo, vanno interpretate alla luce dei mutamenti storico-politici intervenuti dopo la stipula del Trattato del 1947, segnatamente la rinuncia alla costituzione dell’ordinamento del Territorio Libero e la conseguente assunzione di responsabilità internazionale dell’Italia per la città ed il Porto di Trieste ex Memorandum di Londra del 1954. Del resto, proprio in virtù delle mutate circostanze, lo stesso Memorandum ha sancito il mantenimento del Porto Franco di Trieste “in general accordance” con le norme di cui agli artt. 1-20 dell’Allegato VIII, riconoscendo così cadute, per sopravvenuta impossibilità di attuazione, le norme degli artt. 21-26 dell’Allegato medesimo, cioè quelle norme intese a costituire organi internazionali di consultazione, controllo e arbitrato per la garanzia dell’attuazione del regime giuridico del Porto Franco.

 

Negli artt. 1-20 sono contenuti i principi fondamentali della disciplina del Porto Franco, i parametri generali di riferimento per lo Stato italiano, competente a darvi attuazione con propri atti. I decreti commissariali n. 29/1955 e n. 53/1959 contengono elementi significativi a tal fine, intervenendo appunto come disciplina speciale in rapporto all’obbligo internazionale.[…]. In virtù della cosiddetta clausola di salvaguardia di cui all’art. 307, Trattato Ue, il Porto Franco di Trieste, inteso come sommatoria dei suoi “Punti Franchi”, è l’unica zona franca situata nella Ue ma che gode di un regime speciale, più favorevole rispetto a quello più restrittivo posto dal Codice Doganale Comunitario per le zone e depositi franchi.[…]”. La legge 84/94 si è successivamente fatta carico di dare attuazione ai principi fondamentali della citata disciplina del Punto Franco e, finalmente, solo oggi sono arrivati “i decreti attuativi”.

 

Porto Franco: perché tanto ritardo e perché ora tanta fretta?

 

“Rinascita Triestina” aggiunge quanto segue : “[…] “È stato un iter complesso - ha commentato D'Agostino presidente dell' Autorità Portuale - ma oggi finalmente viene dato all'Autorità il potere di gestione del Porto Franco. Ciò significa che abbiamo una capacità di organizzazione e attrazione spaventosa. Durante la recente missione in Cina abbiamo visto brillare gli occhi degli interlocutori quando si sentivano dire che siamo l'unico vero Punto Franco esistente in Europa, in cui si può fare anche manifattura industriale”.

 

Il ruolo del presidente dell' Autorità Portuale assomiglia così sempre di più a quello del Direttore del Porto previsto dall' Allegato VIII al Trattato di Pace del 1947 per la cui attuazione si sono battuti i lavoratori portuali e gli indipendentisti triestini. “La ‘cerimonia della firma’ di ieri è stata occasione per passerelle di politici e forze politiche che fino a poco fa consideravano i Punti Franchi come un orpello del passato e roba per nostalgici”.

 

Queste poche righe di “Rinascita Triestina” rappresentano solo la punta dell’iceberg triestino da cui emerge la colpevole incapacità, durante gli anni successivi al ‘47 fino ad oggi, dei governi nazionali e locali, di mettere a frutto tutte quelle opportunità che derivavano da uno Status giuridico unico in Europa e che avrebbe consentito al porto di Trieste, non solo di anticipare i tempi della globalizzazione ma anche di svilupparsi allo stesso ritmo dei porti del Nord Europa. Il ministro  Delrio lo ha capito solo adesso…

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