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31/01/2012
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Quali tasse per i porti italiani?

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Quali tasse per i porti italiani?
I porti italiani pagano troppe tasse? La questione è attuale, scottante e chiama in causa la vecchia Imposta Comunale Immobili (Ici), ora ribattezzata Imposta Municipale Unica (Imu). A quanto pare, sulla base di un’indagine del Secolo XIX, c’è chi la paga e chi no. Trieste, Livorno e Napoli ne sono esenti, Genova invece no. La differenza la fa la Commissione tributaria provinciale che, in base alle sentenze depositate, accoglie i ricorsi degli scali determinando l’obbligo o meno dell’imposta. L’ultima arrivata è il porto di Trieste che ha ottenuto l’esenzione dopo che la Commissione ha accolto il ricorso di venti terminalisti. Stesso discorso per Napoli che ha “vinto” l’esenzione già da un po’ di tempo dopo che il suo comune pretendeva 140mila euro di arretrati. Insomma, è difficile districarsi in questo groviglio di tasse e ricorsi. Fatto sta che non c’è uniformità tra i porti e ognuno cerca, fortunosamente o abilmente, di ottenere la sua esenzione. Va da se che i terminalisti genovesi si sentono, in questo caso, perdenti. Perché a noi sì ed agli altri no? In questo modo - dicono - perdiamo in concorrenza.
C’è invece un’altra tassa che, a differenza dell’Imu, è più o meno applicata universalmente, più o meno però. Si tratta dell’imposta regionale sulle concessioni demaniali. In altre parole, il dazio che i terminalisti pagano per usufruire dello spazio dove movimentare i traffici. E se sull’Imu ognuno se la vede con la propria Commissione tributaria, sull’imposta demaniale non c’è ricorso che tenga. Il canone è determinato secondo i parametri stabiliti dal D.L. 05.10.1993, n. 400, convertito in L. 04.12.1993, n. 494 come modificato dalla L. 27.12.2006, n. 296 (finanziaria 2007). Secondo Assoporti si tratta di una tassa che nessuno dovrebbe pagare, ed essendo a discrezione della regione di competenza, anche qui c’è chi è tenuto a pagare e chi no. In una recente dichiarazione, il presidente dell’associazione dei porti italiani Francesco Nerli afferma di non «cogliere il fondamento che giustifica la richiesta dell’imposta regionale sulle concessioni demaniali in ambito portuale da parte di alcune regioni». A dar man forte alle sue ragioni, Assoporti chiama in causa il ministero dei Trasporti che si è “espressamente pronunciato” sulla sua insussistenza. Non è una questione da poco. La politica delle esenzioni determina la concorrenza tra gli scali italiani e la loro competitività internazionale. Che si tratti di Imu o di un'altra imposta, la richiesta di Assoporti e dei terminalisti è la stessa: o pagano tutti, o nessuno. Sarebbe meglio nessuno?
 
Paolo Bosso 
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