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29/06/2017
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Porto di Napoli alla ricerca di fondi

dot Porto di Napoli alla ricerca di fondi
di Paolo Bosso

Il porto di Napoli è compresso ma non compromesso, nonostante gli anni di commissariamento. Basta guardare il fatturato aggregato delle aziende, pari a 754 milioni di euro, in difetto tenendo conto che le aziende sono restie a rendere noti i loro bilanci. Un parco concessionario “forte”, gestito per il 43 per cento da società del gruppo Aponte. Un polo industriale ricco anche se disorganizzato: a stento un quarto delle superfici disponibili sono in concessione. I dati emergono da uno studio che Confcommercio e Conftrasporto hanno commissionato all'ingegnere Marco Di Stefano, esperto in progettazioni portuali, illustrato al convegno “La portualità in Campania tra criticità e aspettative di sviluppo”, tenutosi mercoledì alla stazione marittima partenopea. 
Nel Piano Operativo Triennale (Pot) 2017-2019 del porto di Napoli mancano all'appello circa 360 milioni di euro su mezzo miliardo di spesa quantificata: lo scalo campano ha a disposizione per i prossimi tre anni circa 140 milioni di fondi euroregionali, utili a coprire a stento un terzo della programmazione. Invece per Salerno (la governance portuale campana è unificata da dicembre nell'Autorità di sistema portuale del Tirreno centrale-Adsp) il Pot vale 73 milioni ed è coperto all'80 per cento. Fondi indisponibili che però non devono destare allarme. Il Piano, lo dice la parola, non è un elenco di appalti ma un disegno progettuale: si va necessariamente in eccesso. Anche se centinaia di milioni sono complicati da reperire in meno di tre anni. «Metà di questi finanziamenti mancanti verranno dalla Banca Europea degli Investimenti», rassicura il presidente dell'Adsp, Pietro Spirito, pronto, dice, a presentare un'istruttoria entro settembre. 

A leggere il Pot emerge un parco opere molto ampio ma anche vecchio. Su 32 progetti, 10 risalgono al 2003 e i più recenti hanno tra i 6 e i 7 anni. Il più consistente riguarda la colmata per la futura darsena di Levante (150 milioni), seguono il consolidamento e l'ampliamento di moli e banchine, intorno ai cento milioni; un parcheggio sotterraneo e una galleria commerciale nel palazzo storico dei Magazzini Generali (74), l'ampliamento di quest'ultimo (37), infine il risanamento dei bacini di carenaggio e le bonifiche dei fondali. Per quanto riguarda l'importante opera di dragaggio dei fondali, non inclusa nel Pot perché già in gara, si procede con lentezza. La Commissione avrebbe dovuto pronunciarsi questa settimana ma è alle prese con le offerte anomale. Nuova riunione l'11 luglio. Costo: 45 milioni di euro su base d'asta.
 
Il porto lavora alla decongestione. «In questo territorio non si può rinunciare alla gomma. Bisogna piuttosto eliminare i colli di bottiglia con retroporti rapidi», chiarisce il vicepresidente Confcommercio, Paolo Uggé. Sul risanamento del manto stradale, in cattive condizioni da un po', l'Adsp ci tiene a non frammentare gli appalti. L'ambizione, in controtendenza, è affidare ad un unico soggetto i lavori, così da avere anche un unico responsabile. Per le ferrovie il discorso è più complicato, annoso e pieno di incognite, a cominciare dalle potenzialità. L'Adsp sta preparando una gara, la prima di questo tipo (in passato la gestione si è limitata alle manovre), per realizzare una startup da sostenere in parte con risorse pubbliche fino al 2018. Si tratta di collegare Napoli agli interporti di Nola e Marcianise. Un quarto delle medie imprese del Meridione, afferma un rapporto Mediobanca-Fondazione La Malfa, si trovano in Campania. Ma c'è un traffico import-export tale da rendere sostenibile un raccordo ferroviario diretto porto-interporto? «Nei prossimi giorni verrà lanciato un bando per una linea verso Nola ma i volumi di traffico non giustificano una tratta di questo genere», sentenzia Sergio Iasi, amministratore delegato CIS-Interporto.
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