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27/12/2011
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Pirati sequestrano "Enrico Ievoli"

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Pirati sequestrano "Enrico Ievoli"

Enrico Ievoli, una cisterna della compagnia Marnavi facente capo alla famiglia Ievoli di Napoli, è stata sequestrata all’alba di questa mattina al largo delle coste dell’Oman. La notizia è stata confermata dall’armatore e dalla Farnesina. A bordo 18 membri d’equipaggio, sei italiani tutti provenienti dalla Sicilia, cinque ucraini e sette indiani. La nave è stata attaccata dai pirati e sequestrata. Secondo quanto si apprende dall’armatore, che avrebbe parlato con il comandante della nave, il catanese Agostino Musumeci, l’equipaggio sta bene e non ci sarebbero eccessivi problemi. Questo nelle fasi immediatamente dopo l’attacco, quando i pirati già erano a bordo. L’unità trasporta soda caustica.

Aggiornamento del 28 dicembre:

  Quella d’imbarcare militari a bordo delle navi sembra, al momento, l’unica soluzione praticabile per evitare abbordaggi e sequestri di navi ed equipaggi da parte dei pirati. La legge è stata varata a fine luglio, ma i militari italiani non bastano per la quantità di navi nazionali che percorrono le vie marittime nelle zone più a rischio.
Ne è convinto Stefano Messina, armatore genovese e vicepresidente della Confitarma. Con parte della sua flotta i Messina sono molto spesso nelle zone a rischio. Infatti, alcune navi, sono state più volte oggetto di assalti. «Fortunatamente andati a vuoto –spiega Messina, nel corso di un’intervista al Corriere della Sera – le nostre navi ro/ro sono veloci, alte di fiancate più difficili di abbordare di una nave cisterna carica. Con la velocità e manovre diversive procuriamo onde alte che disturbano le imbarcazioni dei pirati».
Con la legge di luglio era previsto, in alternativa all’imbarco di militari sulle navi italiane, l’utilizzo di contractor privati. Tante altre marine commerciali lo fanno, ma in Italia, nonostante la legge, manca il decreto (o i decreti) attuativo. E, quindi, al momento non si possono imbarcare guardie private.
«Anche noi abbiamo bisogno di personale privato per proteggere navi, equipaggio e carico –osserva Messina- come fanno tante marinerie estere. La pirateria diventa sempre più aggressiva, addestrata ed ha allargato notevolmente il proprio raggio d’azione. I nostri militari non bastano a protezione della flotta italiana che attraversa le zone a rischio pirateria». Per questo, conclude Stefano Messina, occorre riprendere la legge e darne attuazione per intero.

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