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10/10/2012
armatori, eventi, politiche marittime

Pirati e sicurezza, banche e finanza, leggi e controversie al tavolo dello shipping

dot Pirati e sicurezza, banche e finanza, leggi e controversie al tavolo dello shipping

(servizio a cura di Informazioni Marittime

Si è tenuto, lunedì 8 ottobre a Napoli, il convegno Shipping & Law - appuntamento autunnale, giunto ormai alla terza edizione e organizzato sotto l’abile regia dello Studio Legale Lauro -  che ha riunito, nella villa Pignatelli, una nutrita rappresentanza di armatori, banchieri e professionisti attivi nel settore della navigazione. Nei saloni, che un tempo furono la residenza del banchiere Carl von Rothschild, un parterre di prestigiosi speakers e panelists hanno discusso i problemi più attuali del comparto armatoriale nei loro aspetti legali, finanziari e assicurativi. La prima sessione è stata dedicata agli aspetti della sicurezza della navigazione, spesso messa a repentaglio da fenomeni di pirateria per i quali ha parlato il presidente di Confitarma, Paolo d’Amico, che ha auspicato un rapido iter per il completamento della legge del luglio 2011 relativamente al decreto attuativo che consente d’imbarcare contractors privati. La sessione pomeridiana, presieduta dall’Avv. Francesco Saverio Lauro e da Clive Aston, autorevole membro della London Maritime Arbitrators Association, si è sviluppata intorno al titolo molto esplicito “The maritime industry through hard times”. Della crisi in particolare sono stati approfonditi due aspetti essenziali: la riforma delle procedure concorsuali in Italia e le nuove prospettive di finanziamento delle imprese armatoriali, alla luce della crisi delle banche, storicamente protagoniste (a volte con qualche eccesso) dello sviluppo del settore. 

Riguardo alle procedure concorsuali, gli interventi dell’Avv. Giorgio Berlingieri e  di Furio Samela, partner della sede romana di Watson Farley & Williams, hanno suscitato un vivo dibattito, animato in particolare dall’ avvocato marittimista Vittorio Porzio e da Fabrizio Vettosi, direttore generale del fondo Venice Shipping & Logistics. Vettosi, in particolare, ha sottolineato come l’argomento investa l’attualissima problematica delle ristrutturazioni finanziarie, che interessa la maggior parte delle aziende di shipping, non solo in Italia ma a livello mondiale. Non a caso, Confitarma, su questo tema, ha aperto un periodico tavolo di aggiornamento e confronto con l'Associazione Bancaria Italiana (ABI). Inoltre, trattandosi di un settore globale, assume notevole rilevanza il problema delle cosiddette "procedure concorsuali transfrontaliere".  Se tutti i relatori sono stati concordi nel riconoscere che la nuova legge fallimentare avvicina l’ordinamento italiano ai modelli di altre legislazioni, ispirandosi al Chapter 11 statunitensi, maggiore varietà di opinioni si è registrata sull’applicazione in concreto delle nuove procedure. Porzio, in particolare, ha criticato il doppio passo, da lumaca o da pantera, del nostro legislatore, che dopo aver recuperato 40 anni di ritardi in appena due anni, ha subito modificato il tiro con il recente Decreto Sviluppo, rettificando le nuove norme al punto da compromettere l'efficacia delle procedure e la garanzia di par condicio fra i creditori. 
Sul fronte della finanza, come prevedibile, si è diffusamente parlato del private equity quale alternativa alle tradizionali fonti di supporto costituite dal finanziamento bancario. Jonathan Campbell (Campbell Johnston Clark, Londra), nel suo intervento, ha elencato pregi e difetti dello strumento, mentre Jonathan Watson (MFB Sollicitors) ha evidenziato la maggiore flessibilità delle joint ventures, rispetto alle classiche operazioni di private equity. Sul tema, Vettosi ha ribadito il concetto che il private equity non può essere considerato  la "croce rossa" ed essere utilizzato come un surrogato di ultima istanza del debito bancario, cosi come non deve essere confuso con fenomeni come le KG o KS, la cui diffusione è stata dovuta a benefici fiscali, ormai eliminati.  Dell’offerta di fondi per il private equity ha parlato poi Arturo Capasso, docente di corporate governance, indicando come fondi di investimento specializzati nel settore armatoriale, con un portafoglio di attività diversificate nei molti comparti dello shipping potrebbero rappresentare un’eccellente opportunità per i grandi fondi di investimento e i fondi pensione, che attualmente, non disponendo al loro interno di analisti specializzati, trascurano di investire una parte dei loro ingenti patrimoni in imprese armatoriali.  La considerazione prevalente è in ogni caso quella del private equity non solo come un fornitore di fondi ma soprattutto come un elemento propulsivo verso un cambio di mentalità ed un approccio più manageriale ai processi decisionali delle imprese armatoriali. In tal senso un confortante consenso è arrivato dalle nuove generazioni in particolare da Andrea Garolla, Mariella Bottiglieri e Valeria Novella, che hanno confermato come tale esigenza evolutiva sia particolarmente sentita anche all’interno delle imprese.
 

 

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