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23/04/2012
armatori, politiche marittime

Pirati, cronaca di un arrembaggio

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Pirati, cronaca di un arrembaggio
Nella sua newsletter settimanale, il giornalista genovese Decio Lucano ha realizzato un articolo di commento, che pubblichiamo di seguito, ad un convegno dedicato alla pirateria tenutosi il 15 aprile al Genova Rotary Est.
 
di Decio Lucano 
 
Quando si sono abbassate le luci della sala e il broker assicurativo (Alessandro Rosina di Italbroker ndr) ha cominciato a commentare le immagini e i dati proiettati sullo schermo, l’uditorio si è fatto attento, quasi incollato alle sequenze e alle parole del giovane broker che in modo disinvolto ha raccontato la sua esperienza e la genesi e l’evoluzione dei moderni pirati del XXI secolo, soprattutto quelli della Somalia.
Il broker vero è un professionista che conosce molto bene il mercato, tipologie e caratteristiche delle navi, noli, noleggi, coperture assicurative; che consiglia l’armatore non per spuntare qualche cent in più, ma per far durare di più una relazione, un’amicizia seppur di affari che diventa talvolta indissolubile. Il broker assicurativo oggi deve sapersi destreggiare anche nel mare infestato dai pirati e con le “procedure” dei riscatti a migliaia di miglia di distanza. Con molto appeal il nostro giovane broker ci ha fatto partecipare alla trattativa con i criminali/pirati una volta catturata la nave. Dalla cattura della nave ai contatti con l’armatore.
Abbordaggio, arrembaggio e contatto con l’armatore. I criminali sono sempre molto ben informati sulle unità più redditizie che partono dai porti del Golfo Persico o attraversano l’Oceano Indiano est/west bound dal Golfo di Aden. Loro, i criminali, incrociano a centinaia di miglia dalle rotte percorse dalle navi militari di contrasto, ma sono molto accurati con la tecnologia satellitare nell’individuare e aggredire la preda prescelta. Monsoni permettendo, si dirigono con barchini da pesca dotati di potenti motori e imbracciando le armi più moderne abbordano la nave. Una volta a bordo i gentiluomini fanno dirigere la preda nelle acque somale, generalmente nella regione del Puntland, magari navigando per centinaia di miglia e molte volte, ironia permettendo, con la scorta delle navi militari impotenti a intervenire per non compromettere l’incolumità dell’equipaggio e la sicurezza della nave. Poi, arrivati in rada, danno fondo alle ancore, (sono anche piloti questi signori?) e sale a bordo la figura del pirata tecnologico che, come i giornalisti della Cnn nella guerra dell’Iraq, si mette in contatto via parabola con l’armatore della nave sequestrata e…comincia l’odissea della trattativa.
Trattativa e riscatto. Per farla breve, quando tutto va bene, dopo qualche mese generalmente, accettato il riscatto la trafila finanziaria avviene non più con banche europee ormai troppo riconoscibili ma attraverso fiduciarie dei centri internazionali come Hong Kong. I corrispondenti dei criminali raccolgono il riscatto cash e lo portano via aerea in Africa da dove in elicottero raggiungono la nave e lanciano in coperta i sacchi ben sigillati contenenti le banconote (in media da 4 a 6 milioni di dollari). A bordo i criminali li contano attentamente prima di dare l’ok alla prima fase della trattativa. Dove vadano poi questi denari e chi finanziano, si possono fare solo delle congetture, personalmente non crediamo che servano al benessere delle popolazioni locali. Sette miliardi all’anno di riscatti non è poi così male per una organizzazione a torto ritenuta di patrioti straccioni che rivendicano i loro diritti.
 
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Già 25 anni fa nel libro “Violence at sea Piracy in the Age of Global Terrorism” (in vendita su Amazon a 134 dollari), curato dall’International Marittime Bureau viene svolta un’analisi completa del terrorismo, atti di guerra e di pirateria e le contromisure per prevenire il terrorismo in mare con questa premonizione: gli attacchi terroristici diventeranno una regolare forma di terrorismo in mare; bisogna aumentare le misure di sicurezza nei porti e a bordo delle navi e progettare e incrementare una rete di intelligence per la comunità marittima.
 
Nella foto la copertina del libro "Violence at sea" (editore Peter Lehr) 

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