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13/05/2013
armatori, politiche marittime

Pirateria, i contractors arrivano in Italia (forse)

dot Pirateria, i contractors arrivano in Italia (forse)
di Paolo Bosso 

AdvanFort, società privata con base in Usa specializzata nella fornitura logistico-militare antipirateria, sbarca nel Mediterraneo grazie alla recente nomina del greco Dimitrios Angelopoulos come Business Development Manager. Comandante in pensione della marina militare greca, Angelopoulos avrà nei prossimi mesi una missione “esplorativa” nei paesi del Mare Nostrum per verificare le potenzialità di AdvanFort in questa zona, così da aprire eventualmente un nuovo mercato, quello appunto del Mediterraneo.
AdvanFort, tra i suoi servizi, fornisce contractors, quelli che in Italia sono stati battezzati “guardie giurate particolari” e che solo recentemente sono stati autorizzati ad essere imbarcati sulle navi nazionali grazie a un apposito decreto di “aggiornamento” alla legge 130, quella che autorizza l'imbarco di uomini della Marina Militare italiana a difesa delle navi mercantili battenti bandiera nazionale. Prima del decreto, infatti, la 130 permetteva l'utilizzo di contractors solo nel caso in cui gli uomini del battaglione San Marco non fossero disponibili, cosa molto rara. Così di fatto all'armatore italiano si prefigurava una scelta obbligata. Con il decreto in realtà il nodo non si è sciolto visto che, come ha denunciato Confitarma, manca un piano di formazione per questo tipo di militari privati. Proprio AdvanFort, con il suo servizio di fornitura e assistenza militare privata "chiavi in mano", potrebbe ovviare a questa lacuna, ma per ora soltanto agli armatori italiani con navi battenti bandiera straniera. Insomma, c'è un po' di confusione qui in Italia.
Abbiamo fatto qualche domanda ad Angelopoulos sulle opportunità di business in Italia, nonché sulle recenti trasformazioni di un altro business, quello che AdvanFort si impegna a combattere, la pirateria.
Mr. Angelopoulos, quali sono i vostri piani per l’Italia?
«Per ora di consolidare la nostra presenza. In Italia abbiamo due ostacoli: la presenza quasi esclusiva di navi che battono bandiera nazionale, e la legge antipirateria (la 130/2011 ndr) che propende nettamente per l’imbarco di militari più che di contractors, rendendo difficile per noi operare».
La legge italiana, infatti, da un lato dà libera scelta, dall’altro “costringe” di fatto a scegliere i militari, precludendo quindi la strada a società come la vostra.
«Esattamente. Abbiamo seguito da vicino l’iter legislativo e vediamo che al momento c’è un po’ di confusione. In futuro le cose cambieranno. Al momento quello che possiamo fare e farci conoscere».
Avete già contattato qualche armatore italiano?
«Si, abbiamo due o tre potenziali clienti in agenda con in flotta navi a bandiera non italiana, ma non possiamo rivelare i nomi».
Al di fuori dell’Italia non c’è che il Mediterraneo…
«Un mercato enorme che conta circa mille compagnie. Qui siamo già presenti da tempo, soprattutto in Grecia. Stiamo consolidando la nostra presenza in Turchia, Cipro e, appunto, in Italia dove però, come ho già detto, c’è il doppio limite legislativo e burocratico. La nostra attuale strategia è quella di aumentare la nostra presenza, rafforzare i legami con la comunità marittima in ogni paese, promuovere l'immagine della nostra società come fornitore sicuro e affidabile, così da ottenere una quota maggiore di mercato. Siamo in un momento “esplorativo” che ci permetterà da qui ai prossimi mesi di consolidare la nostra posizione mostrando la qualità del nostro lavoro».
 
 
Concludendo, come evolverà la pirateria quest’anno, tenendo conto dei due diversi fronti, l’area “nigeriana” ad Ovest e quella “somala” ad Est?
«Sono due fenomeni distinti. In Nigeria la pirateria rappresenta un aspetto della criminalità organizzata del luogo. E' la violenta “pirateria del cargo”, quella che punta a sequestrare il carico, principalmente petrolio e gas, per rivenderlo al mercato nero. Qui non c’è una particolare pressione delle forze armate internazionali e di conseguenza la difesa non è particolarmente efficace, e i pirati hanno più spazio per operare. In Somalia al contrario la strategia di difesa militare è molto alta e le campagne antipirateria hanno avuto i loro effetti. In quest'area i pirati, non avendo possibilità di rivendere il cargo, puntano al riscatto dei sequestri, ma ultimamente gli risulta molto difficile operare con successo. Nonostante questo, come ripetono gli esperti, il fenomeno non cesserà, c’è troppa instabilità politica per dire la parola fine, ma sicuramente l’efficacia degli attacchi rispetto al passato è diminuita drasticamente. Nell’area somala i pirati seguiranno nuove strategie, con l'acquisizione di armi moderne e nuove attrezzature di comunicazione, miglioreranno le loro basi terrestri e l’organizzazione logistica, continuando a viaggiare nel mare aperto, forti del supporto delle navi madre».

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