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12/06/2013
armatori, cantieri, politiche marittime

Pirateria, come difendersi nel Mediterraneo?

dot Pirateria, come difendersi nel Mediterraneo?

di Renato Imbruglia

Si è tenuto a Napoli il convegno “La pirateria marittima minaccia i Paesi del Mediterraneo”, organizzato dall’Istituto Italiano di Navigazione (I.I.N.) e dalla Camera di Commercio di Napoli. L'evento è stato l’occasione per affrontare non solo il delicato tema della pirateria, il ruolo dell’Italia e le conseguenze che tale fenomeno ha sul sistema italiano, ma anche il momento per lanciare proposte.  Luca Sisto, nella duplice veste di Presidente Vicario I.I.N  e di caposervizio della politica dei trasporti di Confitarma, ha proposto un programma tra tutte le istituzioni coinvolte nel mondo marittimo, pubbliche e private, per un osservatorio sulla pirateria, per poter monitorare, prevenire cause ed eventi che potrebbero portare ad una marginalizzazione del Mediterraneo. L'idea ha riscosso molti consensi favorevoli.
In apertura, il Presidente  della Camera di Commercio, Maurizio Maddaloni, ha voluto ricordare come il Porto di Napoli vive una fase di stallo da oramai 8 mesi, in attesa del nuovo Presidente dell’Autorità Portuale. “Lo scalo ha bisogno di una governance”, ha detto, “senza nulla togliere all'operato dell'attuale commissario presidente Luciano Dassatti”, anch'egli presente in sala.
Sisto ha incentrato l'intervento sull’importante collaborazione che Confitarma ha instaurato con le istituzioni italiane, in particolare il Ministero della Difesa e la Marina Militare. Attraverso una serie di filmati e di slide, è stato mostrato come l’evoluzione della collaborazione tra soggetti privati e istituzionali ha portato ad avere normative sempre più adeguate e capaci di proteggere la nostra flotta mercantile, così da auspicare che questa efficace sinergia possa essere capace di recepire le nuove frontiere della lotta alla pirateria.
L’amm.glio Giuseppe De Giorgi (nella foto), Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ha messo in evidenza come la Marina Militare italiana sia in prima fila nell’assicurare e garantire nella maniera più seria possibile un’accurata protezione a bordo delle navi, e al tempo stesso ha illustrato in maniera efficace come l’Italia sia tra i paesi protagonisti nelle missioni internazionali di contrasto alla pirateria, fornendo supporto di uomini e mezzi. L’Ammiraglio ha voluto dedicare una parte del proprio intervento alla necessità e all’importanza primaria che la Marina Militare ricopre per il nostro paese, che non può prescindere dall’utilizzo di un Corpo capace di pattugliare, assistere e tutelare chi lavora nel settore marittimo, a tutti i livelli. Proprio in virtù di ciò, nel concludere la sua relazione, De Giorgi ha lanciato un allarme affinché le istituzioni nazionali non continuino questa politica di austerità verso la Marina Militare, che porterebbe una riduzione della flotta del 66% entro il 2025. Sono stati di particolare interesse gli accenni che l’Ammiraglio ha fatto riguardo i possibili scenari geopolitici internazionali: dallo sviluppo delle attività portuali del Nord Africa, all’evoluzione della cantieristica internazionale a discapito di quella italiana, agli accordi per lo sfruttamento di risorse naturali in Africa.
Si è quindi passati alla seconda fase del Convegno, con una discussione dinamica sui vari aspetti della lotta alla pirateria ed alle conseguenze per il sistema-Italia.
L’armatore Giuseppe D’Amato ha evidenziato l’importanza che la Marina Militare ha avuto nella protezione delle navi, ma al tempo stesso ha voluto illustrare alla platea quelle che sono le lacune attuali: una legge complessa sotto alcuni punti di vista, e che se da un lato potrebbe semplificare e migliorare la lotta alla pirateria, al tempo stesso si pone come di difficile interpretazione. Nel suo intervento, l’armatore ha anche ricordato che, seppur non deve essere auspicabile, la lotta alla pirateria la si vince anche con il giusto atteggiamento durante un sequestro. Poca pubblicità, ma lavorare a tutti i livelli in silenzio e pensando solo al rilascio dell’equipaggio e della nave. Il tema della lotta alla pirateria è stato l’argomento dell’intervento del prof. Nicolò Carnimeo e dell’Amm. Fabio Caffio che ne hanno affrontato aspetti diversi. I loro interventi hanno messo in luce l’evoluzione storica della lotta alla pirateria e dell’efficacia delle strategie passate, dagli anni ’70 agli anni ‘90, e poi di come attualmente la Comunità Internazionale stia dando grande enfasi alla questione pirateria, attraverso il lavoro dell’ONU e dell’IMO, e con la missione Atalanta. L’ex Procuratore Capo della Procura di Napoli, Giandomenico Lepore, ha illustrato un’altra criticità della lotta alla pirateria: la vaghezza del reato, dell’accusa e del processo. In un contesto globale e dinamico, la pirateria andrebbe ridefinita pensando ai legami dei pirati con le organizzazioni criminali mondiali terroristiche. Lepore ha ricordato che restano dei nodi sull’utilizzo di personale militare e di navi militari che vanno affrontati in un dialogo tra il mondo marittimo e il sistema legislativo italiano. A chiudere questa tavola rotonda, Umberto Masucci, Presidente dell’International Propeller Clubs italiano, che ha relazionato sull’importanza del Mediterraneo: il 20% del traffico mondiale passa per il nostro mare, contro il 5% di Panama; il mercato verso cui guardare è il Nord Africa e non solo la Cina, con gli scambi verso le coste africane in forte crescita. È stata accolta con grande interesse l’analisi sui costi della pirateria relativa al 2011, stimata in 7 miliardi di dollari, e la sfida alla competitività futura: il Canale di Suez garantisce l’ingresso di navi nel Mediterraneo in maniera costante, ma se le navi decidessero per la rotta lunga, circumnavigando l’Africa, i porti del Nord Europa non subirebbero conseguenze, anzi, a differenza del Mediterraneo che sarebbe spacciato. E la pirateria, con i suoi costi e i rischi, rappresenta una delle motivazioni che rendono tale scelta non impossibile.
In conclusione, il convegno ha mostrato ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che il declino del sistema italiano si può impedire, ma agendo ora, puntando alla competitività, efficienza, qualità e mostrando ciò che il Presidente Maddaloni ha detto in apertura: sembrano lontane la Somalia e la Guinea, ma gli effetti colpiscono l’Italia in maniera diretta.

 

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