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16/04/2014
armatori, politiche marittime

P3 e il fattore famiglia

dot P3 e il fattore famiglia
di Redazione  

L'alleanza P3 - quella tra i tre armatori (e primi tre al mondo) Maersk, Msc e Cma Cgm - sta continuando la pianificazione dei lavori per diventare operativa entro la fine dell'estate. Il trio, formatosi a giugno dell'anno scorso, ha aperto un ufficio a Londra, sede mondiale delle contrattazioni marittime, e sta programmando di aprire una sede a Singapore. Ma indipendentemente dalla forma societaria che avrà, se più simile a una fusione o ad una collaborazione, l'alleanza P3 richiederà una nuova struttura che dovrà rispondere a relazioni orizzontali e non più verticali (come in genere sono gestite le compagnie armatoriali). I tre armatori, infatti, sono delle società legate a un nucleo familiare di potere. Sebbene siano multinazionali mondiali, restano armatori, per cui non hanno mai nascosto l'importanza di un potere gestito in una situazione con una presenza familiare ben radicata. Questo tipo di organigramma e di processo della gestione non si potrà ripetere nei prossimi anni, i P3 devono trovare necessariamente un accordo che consenta la collaborazione tra i gruppi con un processo decisionale meno personalizzato, capace di definire i punti principali di una strategia industriale da seguire e che possa portare benefici a tutti i soggetti direttamente coinvolti. 
 
Una fusione in attesa di autorizzazione 
Ma, ancora più importante, i P3 sono in attesa dell'approvazione della Cina per operare negli scali orientali. Le autorità cinesi sono interessate più alla fusione che all'accordo di collaborazione, per questo è probabile che la procedura per l'approvazione (o la negazione) siano piuttosto lunghe. In ogni caso le tre compagnie, che sono anche i primi tre armatori al mondo, stanno portando avanti tutte le pratiche amministrative e legali necessarie affinché possano operare il prima possibile, indipendentemente da quando arriverà l'autorizzazione cinese. La Federal Maritime Commission di Washington ha già approvato la P3 e si attende per le prossime settimane, entro l'inizio dell'estate, anche il parere della Commissione Europea (nella persona del commissario alla concorrenza  Joaquín Almunia) che potrebbe fornire anche delle linee guida da seguire cosicché tutti i paletti normativi possano essere rispettati. 
L'alleanza porterà benefici e contenimento di costi, ma le linee di produzione e la maggior parte delle decisioni strategiche restano ben definite e distinte tra le società, senza nessuna cooperazione o intesa in tal senso. Ma alcuni investimenti, come in nuovi uffici o in nuove navi, devono al contrario tener presente la futura alleanza a tre. Per esempio, Cma Cgm farà coinvolgere il 41% dei propri traffici nell'alleanza P3, gestendo autonomamente le altre rotte commerciali. Sempre la compagnia francese ha poi recentemente ordinato sei navi da circa 16mila teu adattandole alle specifiche tecniche di Maersk ed Msc. Le navi sono in costruzione in Cina, la cui cantieristica si è mostrata particolarmente flessibile nell'adattarsi alle richieste che la crisi economica ha portato.
L'alleanza P3 sta avendo grande risonanza in virtù delle compagnie interessate, ma le conseguenze di questa operazione arriveranno solo nel momento in cui sarà operativa. Ci si aspetta infatti nei prossimi mesi molte altre le sinergie tra altre società armatoriali per reggere il peso della concorrenza e ridurre I costi. In altre parole, una volta che le tre compagnie leader mondiali inizieranno un programma di cooperazione, le altre società dovranno per forza contrastarlo cercando di unire le proprie risorse. Le compagnie che non troveranno accordi per ammortizzare i costi e aumentare il giro di affari non avranno grandi possibilità di sopravvivenza nelle rotte tra Europa e Asia. Per loro la speranza può risiedere soltanto in un no delle autorità cinesi o europee all'autorizzazione per lavorare insieme.
 
Nella foto: Antoine de Favray’s, ritratto della famiglia armatoriale David George van Lennep di Smirne (Izmir, Turchia). c1770, Rijksmuseum, Amsterdam.
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