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07/07/2010

Nuovo regolamento Imo sul controllo delle emissioni navali

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Nuovo regolamento Imo sul controllo delle emissioni navali  Il 1 luglio è entrato in vigore il nuovo importante Regolamento della Convenzione Marpol dell’IMO (International Maritime Organisation) dedicato alla riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera delle navi, noto come “Revisione dell’Annesso VI (vedi nota di approfondimento in coda al servizio).
Rosa Filippini, Presidente degli Amici della Terra dichiara: “Il nuovo regolamento dell’IMO crea le condizioni per una svolta ambientale, ma si tratta di condizioni del tutto teoriche se gli Stati nazionali non fanno dei passi in avanti per metterle in pratica. I paesi del Nord Europa e gli Stati Uniti si stanno già avvantaggiando della normativa IMO sia sotto il profilo ambientale che quello economico, dato che la designazione dei loro mari come aree di controllo delle emissioni comporta un innalzamento degli standard ambientali che consentirà alle loro navi di poter svolgere traffici e acquisire noli in qualsiasi parte del mondo. Anche in altre aree del mondo si assiste ad una corsa alle designazioni per il controllo delle emissioni. Il Mediterraneo, diversamente dal Baltico e del Mare del Nord, non è area speciale per il controllo delle emissioni, e non sono in atto nemmeno iniziative alternative di miglioramento, nonostante la maggior densità dei traffici nel Mediterraneo, in particolare dei traghetti passeggeri, e la difficoltà di ridurre l’inquinamento atmosferico da particolato nella maggior parte delle nostre città.”
“Negli ultimi anni sempre maggiori evidenze scientifiche hanno sottolineato una crescente responsabilità delle emissioni del trasporto marittimo nell’inquinamento atmosferico da particolato secondario che, insieme al particolato direttamente emesso nella combustione, è corresponsabile di effetti sanitari polmonari e cardiovascolari su vasta scala. Il particolato secondario si forma indirettamente per diffusione dalle emissioni solforose e azotate delle navi anche a lunga distanza dalle rotte navali; esso è, infatti, riscontrabile non solo nelle città portuali e nelle aree costiere, ma anche nelle aree continentali in prossimità di aree marittime caratterizzate da intensi traffici marittimi. L’attuazione del nuovo programma IMO al 2020 potrebbe ridurre significativamente i rischi sanitari e ambientali derivanti dall’inquinamento atmosferico; gli studi disponibili dicono che questo potrebbe avvenire a costi inferiori rispetto alle misure alternative di tipo terrestre ancora praticabili, ormai molto onerose.”
“Vorrei ricordare” aggiunge la Filippini, “che il nostro paese è sotto procedura di infrazione comunitaria per la difficoltà a ridurre l’inquinamento atmosferico con misure di controllo locali. Un’attenta considerazione da parte del Governo dell’incidenza del trasporto marittimo nel nostro paese e il varo di misure di controllo delle emissioni d’interesse nazionale potrebbe portare ad un ripensamento nelle valutazioni in corso della Commissione e a una diversa strategia sugli aiuti di stato.
Ad esempio, è noto che da molti mesi anche l’industria cantieristica navale, sia europea che italiana,  afferma che un provvedimento di rottamazione dei vecchi traghetti passeggeri avrebbe un significativo effetto di stimolo sulle nuove costruzioni, consentendo l’introduzione di unità più efficienti sotto il profilo energetico e un miglioramento delle emissioni di NOx rispetto alle vecchie navi almeno del 40%. Puntare su politiche miglioramento dell’efficienza energetica e  di qualità ambientale consentirebbe all’economia del mare  di superare questa fase di crisi, aiutandola ad affrontare meglio la competizione sui mercati globali, ed anche l’Europa dovrà riconoscere che occorre un approccio complessivo, ambientale e occupazionale, sui temi dell’inquinamento atmosferico.
Il miglioramento della competitività dell’economia nazionale, al centro dell’attenzione del governo, richiede un sempre maggiore, e non minore, impegno per il miglioramento ambientale dei trasporti”.
Nota: L’Annesso VI alla Convenzione Marpol, così come emendato nel 2008, è un programma di miglioramento delle emissioni del trasporto marittimo internazionale che prevede limiti più stringenti sia per il tenore di zolfo dei carburanti marini (emissioni solforose che sono causa di piogge acide), che per le emissioni di ossidi di azoto (NOx) dei motori diesel navali delle navi di nuova costruzione, con uno scadenzario che prevede riduzioni sostanziali nell’arco dei prossimi dieci anni (fino al 2020), con limiti differenziati in funzione dell’eventuale designazione di un’area marittima come Area di Controllo delle emissioni (SECA). La prima scadenza, che scatta con la stessa entrata in vigore del nuovo regolamento IMO (1 luglio 2010), riguarda l’abbassamento del limite di tenore di zolfo nelle SECA dall’1,5% all1%, per cui le navi dirette nel Mar Baltico e nel Mare del Nord dovranno essere in ordine per utilizzare i carburanti rispettosi del nuovo limite. Dal primo gennaio del prossimo anno entrerà in vigore un nuovo limite per gli NOx per le navi di nuova costruzione, del 20% più basso rispetto al precedente, che riguarda le navi costruite a partire dal 1 gennaio 2000.  Inoltre, nell’agosto 2012 entrerà in vigore la nuova area di controllo  per gli SOx, PM e NOx, della Costa del Nord America, approvata pochi mesi fa dall’IMO. Dal 2016, le navi nuove non dotate di sistema catalitico per l’abbattimento degli NOx non potranno circolare nelle aree ECA. Ulteriori riduzioni del tenore di zolfo sono previste a partire dal  2015 (0,1% nelle aree speciali europee) e dal 2020 (0,5% in tutti i mari del mondo).
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