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24/06/2014
armatori, politiche marittime

«Non è un'alleanza». Le ragioni della Cina dietro il no alla P3

dot «Non è un'alleanza». Le ragioni della Cina dietro il no alla P3
Servizio di informazionimarittime.it 
 
La settimana scorsa il ministero del Commercio cinese ha dato parere negativo riguardo alla possibilità che la P3 possa operare in Cina. Questa decisione, a lungo attesa, ha di fatto, congelato l'alleanza, costringendo Maersk, Msc e Cma Cgm a dover rivedere le proprie strategie comuni, ove mai ci fosse ancora interesse a operare sotto un'unica società.
 
P3 non è un'alleanza, ma un'unica grande compagnia
Per il ministero del commercio cinese la P3 è un'alleanza «diversa nell'essenza» rispetto alle altre. Le alleanze tradizionali cooperano nell'utilizzo delle navi e degli slot, mentre P3 avrebbero creato un unico network per tutte le operazioni, accessibile solo ai soci, con operazioni quotidiane. Una struttura che avrebbe determinato una pianificazione delle rotte e del lavoro in anticipo, con una programmazione più propria delle società che delle alleanze. Anche a proposito della divisione dei costi, le alleanze tradizionali dividono i costi tra i partecipanti, contrariamente a quanto preventivato dalla P3 che avrebbe unito tutte le spese della gestione e di navigazione dividendole secondo accordi stabiliti all'origine. Quindi, anziché un'alleanza, sarebbe stata di fatto un'unica grande compagnia marittima. 
 
Gli effetti sul mercato
Le società, si legge nel comunicato del ministero, avrebbero unito i propri mezzi e le proprie risorse per creare un network nei commerci tra Est e Ovest, prevedendo una gestione più vicina a quella di una società unica che di un'alleanza tradizionale. Inoltre, visti numeri delle società, ci sarebbe stato un effetto diretto sulla concorrenza e sul mercato, con una posizione della P3 superiore agli altri soggetti o alleanze, che le avrebbe consegnato una capacità di azione maggiore, affossando la crescita di altri soggetti e concentrando nelle mani di un unico attore una grande parte dei traffici.
 
Usa e Ue sì, Cina no
La decisione cinese si pone in contrasto con il via libera che avevano dato nei mesi precedenti sia le autorità americane (Federal Maritime Commission) che la Commissione europea. Secondo loro P3 non viola le leggi riguardanti la competizione. Le autorità cinesi, nel valutare il caso e prendere una decisione finale, hanno consultato le associazioni di categoria (China Shippers’ Association, China Shipowners’ Association, China Ports & Harbours Association and Shanghai Shipping Exchange), come riporta il sito Lloyd's List, che hanno espresso le proprie perplessità, in nome della salvaguardia di una maggiore competizione.
 
L'opinione degli armatori cinesi
In base ai dati cinesi, gli esportatori nazionali sarebbero stati danneggiati dall'alleanza, bloccando la loro crescita e il loro sviluppo e creando un danno alle imprese locali. In Cina, la P3 avrebbe potuto avere una quota di mercato di circa il 65%, e l'art. 35 del Regolamento Internazionale Marittimo cinese prevede che chiunque abbia una quota superiore al 30% possa essere soggetto a indagini.
Secondo l'associazione degli armatori cinesi (China Shippers' Association, Csa), la decisione è «giusta e responsabile», riporta il Lloyd's List. L'obiettivo degli armatori cinesi «è di avere un sistema commerciale che possa dare benefici a tutti gli operatori, e non solo a due o tre soggetti». Csa ha cercato di evidenziare questa posizione al governo cinese durante i colloqui precedenti alla decisione, ma nega che questi contributi possano aver influenzato in qualche modo il lavoro delle autorità. Nonostante le posizioni delle associazioni di categoria raramente sono contrastanti o con interessi divergenti rispetto a quelle del governo centrale, Csa ha dichiarato che le autorità cinesi «operano in totale indipendenza». 
 
Non tutto è perduto
Sebbene il blocco delle autorità cinesi abbia bloccato le strategie della P3, le possibilità sul tavolo non sono finite e si può configurare, nei prossimi mesi, una nuova forma di alleanza. La decisione del governo cinese ha chiarito i punti che non superano un controllo sulla regolarità dell'operazione, aprendo, di riflesso, a forme di collaborazione meno radicali che possono comunque fornire vantaggi ai soggetti interessati. Maersk, Msc e Cma Cgm hanno annunciato lo scioglimento di questa alleanza. Le reazioni composte e bilanciate da parte delle tre società lasciano presagire che si possa continuare a pianificare una cooperazione. 
 
fonte: Lloyd's List. 
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