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03/10/2011
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Nautica col segno meno. L'occupazione resiste

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Nautica col segno meno. L'occupazione resiste
La buone notizie sono: settore megayacht in crescita, appeal made in Italy sempre presente e occupazione in calo ma con un andamento tollerabile. Per il resto una sola parola sintetizza lo stato di salute della nautica: crisi. “I numeri della nautica”, studio presentato da Ucina nel corso del Salone Nautico di Genova, snocciolano i numeri del comparto. Fatturato in calo del 20,9% con 3,3 miliardi di euro e un contributo al Pil nazionale di 2,8 miliardi (-23,4%). 
«La crisi c'è e si sente» ammette Anton Francesco Albertoni, il presidente di Confindustria Nautica. Nel 2010 l'export ha rappresentato - secondo lo studio Ucina - il 67% della produzione globale, per un valore di 1,61 miliardi. Cifre confermate anche dalla ricerca di Banca Monte dei Paschi di Siena che analizza l'andamento del mercato in cinque distretti: Fano, Viareggio, Venezia, La Spezia e Trieste/Gorizia. L'allarme, quindi, è lo stesso che i vertici di Confindustria nautica hanno lanciato dal palco della cerimonia di inaugurazione del Salone Nautico. «Se questo Paese ci condanna a fare barche solo per gli stranieri - ribadisce Albertoni - le nostre aziende saranno costrette ad andare a farle direttamente a casa loro».
Tempi duri, insomma, per un comparto che negli ultimi due anni ha subito una contrazione del fatturato del 45,7%. Soffrono la cantieristica, il cui fatturato è diminuito del 27,2% e il refitting (-28.4%), mentre tengono gli accessori (-5,8%) e i motori (-5,7%). In controtendenza, invece, il segmento dei megayacht, nel quale l'Italia mantiene la leadership incontrastata con 309 ordini nel 2011 su un totale di 749.
Qualcosa di positivo, però, inizia a intravedersi all'orizzonte. «La crisi ha insegnato molto alle imprese di settore - sottolinea il presidente Albertoni - che nonostante le difficoltà hanno continuato a destinare risorse alla crescita». Lo dimostra il fatto che la riduzione del personale, circa 90 mila addetti, è stata di appena l'11%. 
L'importante, però, è che «le istituzioni vengano incontro alle nostre esigenze» conclude Albertoni, che ribadisce la richiesta di inserire il settore nel prossimo provvedimento per lo sviluppo allo studio del governo. Altrimenti, osservano gli esperti di Ucina, rischia di essere sconfitto l'intero paese e non soltanto la nautica.

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