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23/05/2017
politiche marittime, porti

Napoli, si apre la vertenza Culp

dot Napoli, si apre la vertenza Culp
di Paolo Bosso

Inizia oggi a Napoli la negoziazione tra Autorità portuale e Compagnia Unica dei Lavoratori Portuali (Culp). Domattina i dipendenti della società, che fornisce manodopera extra nei picchi di lavoro, manifesteranno di fronte l'Autorità di sistema portuale (Adsp). Questa volta contro nessuno, piuttosto per spingere verso l'apertura di un tavolo in vista del rinnovo della concessione che scade il 28 gennaio 2018.

Le decisioni già prese
A marzo l'assemblea dei soci ha approvato un "piano industriale" con qualche novità importante. In primo luogo una riduzione dei salari del 15 per cento a partire dagli stipendi di aprile, per tutti i 77 dipendenti. Una rimodulazione della 13^ e 14^ mensilità che non saranno più determinate in ragione dei mesi interi ma per le giornate realmente lavorate. Con questi due interventi la Culp spera di recuperare mezzo milione di euro di costi. Per quest'anno, se non si interviene, sono previste perdite per 600 mila euro. «Il nostro non può essere un piano industriale, ovviamente, ma l'Autorità portuale ci ha chiesto espressamente un business plan», spiega Gennaro Imperato, coordinatore porti per la Fit-Cisl Campania.

Le decisioni da prendere
Le proposte per far fronte alle difficoltà, oltre al rinnovo del contratto d'appalto l'anno prossimo, sono diverse. Il pensionamento anticipato per 17 persone in non più di tre anni per effetto del riconoscimento dell'esposizione all'amianto dal 1990 al 2003, come previsto dall'art. 47 del decreto legge 269/2003. Attivazione del comma 15bis della legge 84/94 che prevede la destinazione del 15 per cento delle tasse sulle merci incassate dell'Adsp. Raggiungimento dei 18 mila turni annui. Riduzione salariale e adeguamento della giornata di lavoro al maggior costo a parità di turni di lavoro. Infine, verifica delle reali possibilità di utilizzo del personale da parte delle imprese terminalistiche (art. 18 legge 84/94) e portuali (art. 16) per capire quanta «volontà concreta» ci sia da parte di queste di usufruire ancora di questo tipo di manodopera.

«È un piano senza mercato», commenta Pietro Spirito, presidente dell'Adsp. «Iniziare con una manifestazione un processo di negoziazione non è il massimo ma l'importante è confrontarsi», spiega Spirito, che considera la «previsione di un aumento delle tariffe la parte debole del piano. Bisogna scegliere prezzi in linea con quello che chiede il mercato. Niente di più».

«C'è poi - spiega Imperato - anche la questione dei lavoratori dell'Interporto Sud Europa, 7 in totale, su cui l'Adsp non ha intenzione di applicare la clausola sociale», ovvero l'obbligo di assumere il vecchio organico al subentro di una nuova gestione. «Prendiamo atto – conclude Imperato - di un porto che, con il rinnovo della presidenza, finalmente si prende le sue responsabilità. Ma vediamo anche che al presidente Spirito (Pietro, presidente dell'Autorità di sistema portuale del Tirreno centrale, ndr) manca una visione organica d'insieme».

La crisi della compagnia portuale (regolamentata dall'art. 17 della legge 84/94) è in realtà la crisi di un mestiere, quello del lavoratore portuale, il “camallo”, che sta lentamente sparendo o comunque fortemente riducendosi a seguito di due processi: la tendenza dei terminal ad impiegare organico proprio, e l'aumento dell'automazione che rende sempre più superfluo l'uso dei turnisti. Nel porto di Napoli si è passati dai15 mila turni con 96 unità nel 2010 a 12,404 giornate con 77 turnisti nel 2016, senza mai raggiungere l'obiettivo delle 22 mila ore preventivate dal ministero dei Trasporti. Nei primi quattro mesi di quest'anno, si legge nel piano industriale della Culp, c'è stata una perdita di 589 turni. «Le particolari condizioni del porto di Napoli – si legge alla fine del piano industriale della Culp – configurato in modo da creare tanti piccoli monopoli per ogni settore merceologico, non permettono la vera concorrenza tra i vari segmenti. Non a caso l'unico armatore che scala Napoli in proprio, Grandi Navi Veloci, utilizza il lavoro articolo 17 in maniera più intensiva rispetto a tutti gli altri».
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