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07/05/2015
politiche marittime, armatori

Migranti, spazio ai soccorsi privati

dot Migranti, spazio ai soccorsi privati

Nel mare delle drammatiche migrazioni, come in questa epoca è diventato il Mediterraneo, i mezzi della Marina Militare e della Guardia Costiera continuano quotidianamente a salvare vite. Tante altre si spengono nel silenzio delle onde e delle istituzioni europee, più preoccupate di arginare il flusso di profughi, piuttosto che soccorrerli. La missione Triton, anche se potenziata dal consiglio Ue, non è in grado di far fronte adeguatamente al vero e proprio esodo di questi tempi. Gli interventi dei militari non bastano, neppure col sostegno – spesso determinante – dei mercantili presenti nelle aree di emergenza. Gli armatori criticano le decisioni del Consiglio Ue. C’è bisogno di nuove forme di soccorso, magari indipendenti dalle istituzioni, e le notizie dell’ultimo fine settimana ci forniscono un’utile indicazione.


L’iniziativa privata di Moas
Solo nei primi tre giorni di maggio sono stati soccorsi in mare più di seimila migranti. La maggior parte raccolti dai mezzi della Marina, della Guardia Costiera e della guardia di finanza italiana. Ci sono però anche 369 persone che sono state salvate dalla prima iniziativa privata di salvataggio in mare, la Migrant offshore aid station (Moas), che opera in collaborazione con Medici senza frontiere (Msf).

 

La missione My Phoenix
L’idea di Moas è stata lanciata dai coniugi Regina e Christofer Catrambone (foto), che già nel 2014 hanno condotto alcune occasionali operazioni di salvataggio con la nave My Phoenix che a bordo può contare su un equipaggio di 20 professionisti, tra cui esperti per il comando dei droni di sorveglianza, oltre che operatori medici. La nave ha effettuato il suo primo intervento “ufficiale” di soccorso domenica pomeriggio, meno di 24 ore dopo aver lasciato il porto di Malta. Le persone salvate provengono soprattutto dall'Eritrea. Tra loro anche donne incinta e circa 45 bambini, tra cui alcuni neonati.


Che cos'è Moas
Moas è un’organizzazione umanitaria che dalla sua fondazione (agosto 2014) ha ottenuto ottantamila euro in donazioni private, la metà da cittadini tedeschi. Nei giorni scorsi, l’imprenditore Jürgen Wagentrotz ha deciso di donare 180mila euro. E l’interesse intorno al progetto cresce costantemente. Iniziative come questa che partono "dal basso", dai cittadini comuni, potrebbero rappresentare una parziale alternativa alle eterne incertezze delle istituzioni comunitarie, che continuano a riproporre una missione come Triton, giudicata negativamente anche dalle associazioni armatoriali sia prima che dopo la riunione del consiglio straordinario Ue. I Paesi membri hanno aggiunto (a malincuore) qualche euro e qualche nave in più per gli interventi umanitari. Poca roba. Per la politica la soluzione del problema rimane un miraggio. Conviene intanto far leva sulla solidarietà.

 

Mar. Mo. 

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