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09/04/2015
storie, ambiente

Mi insegui? Allora affondo

dot Mi insegui? Allora affondo

È normale che i criminali cerchino di far sparire le prove dei loro delitti. Ma affondare una nave per non andare in galera, supera l’immaginazione anche di un incallito lettore di thriller. Eppure l’equipaggio della nave da pesca di frodo Thunder, inseguita da un gruppo di attivisti per più di tre mesi, pare non abbia avuto esitazioni a sacrificare il grande scafo pur di evitare l’arresto. L’episodio, raccontato dal sito d'inchiesta americano Slate e rilanciato in Italia da Il Post, è avvenuto nel Mare di Ross, nell’Antartico, ed ha visto come protagonista (dalla parte dei buoni) due navi appartenenti alla Sea Shepherd Conservation Society, un’organizzazione non-profit che si occupa di preservazione dell’ambiente marino.

 

L’affondamento
Siddharth Chakravarty, il capitano di una delle due unità ambientaliste, la Sam Simon, ha detto in un’intervista telefonica che il capitano della Thunder sostiene che la nave sia affondata per una collisione con il fondale marino: una storia poco verosimile. «Alcuni di noi sono saliti sulla nave e tutte le porte erano state lasciate aperte, che è esattamente il contrario di quello che si fa in mare dopo una collisione», ha spiegato Chakravarty. «Inoltre avevano ordinatamente impacchettato tutte le loro cose, quindi non ho dubbi che fosse tutto pianificato: hanno affondato intenzionalmente la nave in modo da eliminare le prove». Peter Hammarstedt, capitano dell’altra unità ecologista, la Bob Barker, ha scritto in un’email: «L’equipaggio della Thunder, inclusi gli ufficiali, cantava e applaudiva dalle scialuppe di salvataggio mentre la nave affondava. Difficilmente persone sotto shock per l’affondamento della loro nave reagiscono così».

 

Il piatto raffinato
I pescatori di frodo sono stati sistemati sulla poppa della Sam Simon, dove erano state ammucchiate le reti illegali usate dalla Thunder tre mesi prima e che l’equipaggio della Sam Simon aveva recuperato. La Thunder era stata individuata al largo della costa australiana, dove la pesca è regolata dalla Commissione per la Conservazione delle Risorse Marine dell’Antartico. Il pesce in questione, che è stato pescato illegalmente, è noto nei ristoranti più raffinati come “spigola cilena” e spesso è il piatto più caro presente sul menù, ma il suo vero nome è “Merluzzo dell’Antartico”: un pesce che vive sul fondo del mare ed è caratterizzato da una doppia fila di denti, come gli squali. Nel Mare Antartico è di gran lunga il pesce più grande ed è in cima alla catena alimentare.

 

Fonte immagine: Sea Shepherd Conservation Society 

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