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15/01/2013
politiche marittime

Meglio un tecnico o un politico? Meglio un porto

dot Meglio un tecnico o un politico? Meglio un porto
di Paolo Bosso 
 
«Un medico ministro della Salute è la peggiore iattura» così Riccardo Villari risponde a chi lo pone come il meno “portuale” tra i quattro candidati alla presidenza dell’Autorità portuale di Napoli. L’ex presidente della commissione di vigilanza Rai, medico specializzato in malattie infettive che nell’’85 pubblicò un interessante studio sull’epatite B, incarna più di tutti l’ambiguità della figura del presidente di un’Authority, diviso tra una figura tecnica e un ruolo politico. E’ una vecchia questione su cui si spendono sempre troppe parole, ma a conti fatti quanto contano? Forse nel porto contano molto, visto che si tratta del grumo nel quale coagulano tutte le incompletezze e le incongruenze interpretative della legge 84/94 che istituisce l’Autorità portuale.
L’assioma “meno-tecnico-più-politico” Villari lo ricava da un principio di obiettività: un ministro, ma nel nostro caso un presidente dell’Authority, esclusivamente formato nella figura che rappresenta rischia di essere poco aperto, poco attento ad ascoltare le voci “da fuori”. Insomma per farla breve avrebbe i paraocchi. «Io con me porto uno staff» chiosa Villari.
Gli altri tre candidati del porto sono più tecnici. Il primo è l’ex comandante del porto di Napoli Domenico Picone, poi c’è l’imprenditore Dario Scalella, presidente di Napoli Servizi, infine Luigi Bobbio che anche se viene dal mondo politico è stato il sindaco della città con uno dei cantieri navali più importanti d’Italia: Castellammare di Stabia. Avrebbero dovuto presentarsi tutti e quattro ieri alla Stazione Marittima per parlare di sé e del futuro del porto di Napoli, ma dei quattro solo due sono arrivati, Villari e Picone. Gli altri assenti semi-giustificati, uno per febbre (Scalella) l’altro occupato con le liste elettorali a Roma.
E il porto di Napoli? Che sia tecnica o politica la sua gestione, quale sarà il suo futuro con il mandato del presidente Luciano Dassatti che scade il 4 febbraio? Dov’è il programma per questo scalo che ormai già da un anno si è visto approvare ben 240 milioni di euro dall’Europa per rifare le banchine, riorganizzare gli spazi, delocalizzare la darsena petroli, bonificare il fondale e rifare gli spazi di attracco di uno dei porti più trafficati al mondo? Per tutti il Grande Progetto è importantissimo, fondamentale, «mai Napoli avrà più un’occasione del genere» secondo Picone. Ma c’è chi è molto scettico e nella serata di ieri ha voluto essere pessimista, magari per aprire gli occhi a chi pensa che ottenuti i soldi tutto il resto venga da sé. Si tratta di Michele Pappalardo, da poco eletto alla presidenza di Federagenti, la federazione nazionale che raccoglie tutte le associazioni nazionali degli agenti marittimi. «Si è parlato per dieci anni della Darsena di Levante, ora è un anno e mezzo che si parla del Grande Progetto. Corriamo il rischio di vedere per quest’ultimo gli stessi ritardi. Prepariamoci perciò ad organizzare il porto con i mezzi che abbiamo». 

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