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19/05/2016
armatori, politiche marittime

Mare Forum Italy 2016, da Godot a Ulisse

dot Mare Forum Italy 2016, da Godot a Ulisse
di Paolo Bosso 
 
Da Godot a Ulisse. Se l’anno scorso si attendeva qualcosa che non sarebbe mai arrivata, oggi c’è più ottimismo verso una ripresa che prima o poi farà capolino, «perché non esiste una crisi strutturale, questa arriva soltanto se si prosciugassero gli oceani e gli armatori iniziassero a trasportare merci per i continenti via treno. Esiste solo una crisi ciclica, perché ogni struttura ha un suo ciclo». È con questa riflessione dialettica che Giuseppe Bottiglieri, armatore dell’omonima compagnia di navigazione, ha aperto il Mare Forum Italy 2016, dodicesima edizione della versione italiana da lui stesso fondata della manifestazione internazionale, tenutasi oggi a Roma.

La speculazione è finita
All’evento, che ogni anno raccoglie armatori e analisti del settore per fare un bilancio e tracciare uno scenario futuro dello shipping, gli umori dei relatori sono tra un cauto ottimismo e un timore mai sopito di un’attesa infinita: Godot è sempre in agguato. Dal 2008 molte cose sono cambiate, per di più in peggio: il prezzo del petrolio è crollato, il mercato dei noli è in depressione, «e anche l’economia più grande al mondo, la Cina, sta cambiando», spiega Ugo Salerno, presidente Rina, «trasformandosi da un’economia di produzione di merci e infrastrutture a una new normal come dicono gli analisti, basata maggiormente sui servizi e sul terziario». «La tempesta perfetta per lo shipping è attualmente la combinazione di oversupply e stagnazione della produzione - continua Bottiglieri - con il prodotto interno lordo mondiale che si mantiene stabile poco sopra un timido 3 per cento di crescita. Fortunatamente la speculazione tra hedge fund e private equity è stata smascherata. Oggi si comprano navi di seconda mano, di massimo cinque anni d’età, procurando un grosso danno alle banche, agli investimenti, quindi alla possibilità di una crescita vera. Il grosso errore è stato quello di non considerare che il mercato dei noli è regolamentato dalla domanda-offerta delle navi, e così oggi i tempi sono maturi per acquisizioni e fusioni». I noli nel trasporto di container viaggiano tra i 150 e i 200 dollari nella tratta Asia-Europa. C’è chi prevede addirittura un ribasso a 100 dollari: lo scenario peggiore, che rende il trasporto marittimo per nulla renumerativo, se non gratuito. A questo si aggiungono i recenti accordi sul clima di Parigi, quelli del COP21, che hanno stabilito una riduzione delle emissioni del 65 per cento al 2030, che porterà a cascata a un calo della produzione, dei consumi e quindi del trasporto via mare.
 
La vitalità dello shipping italiano 
In questi anni non è stato fatto quindi nulla per reagire alla crisi globale, quando non è stato fatto peggio speculando, ma per l’armamento italiano il discorso è differente, capace com’è stato di mantenere una flotta competitiva e vitale. «Grazie al Registro internazionale, negli ultimi vent’anni i risultati raggiunti ci rendono orgogliosi», afferma Emanuele Grimaldi, presidente Confitarma e della manifestazione romana. «Nel 1998 erano 30mila gli occupati nell’industria dei trasporti marittimi, oggi sono circa 63mila gli addetti diretti, più centomila nell’indotto. Negli ultimi dieci anni gli armatori italiani hanno investito 15,5 miliardi di euro. La tonnage-tax, un’altra miglioria apportata al Registro internazionale, ha dato un forte impulso alla formazione del personale che oggi è altamente qualificato. Oggi l’industria armatoriale italiana contribuisce al Pil per il 2 per cento con 32,6 miliardi, occupa il 2 per cento della forza lavoro del Paese, pari a 471mila persone. Ha un valore di produzione di 11,8 miliardi e una flotta di 1,500 navi per 16 milioni di tonnellate, seconda nell’Unione europea e quarta nel mondo. L’Italia è tra i paesi leader dello shipping mondiale». «Il cluster marittimo italiano è forte - aggiunge il vicepresidente della Federazione del Mare Umberto Masucci - e i porti possono tornare ad avere una posizione da leader ora che sta arrivando la riforma, ma solo se quest’ultima verrà implementata veramente, sul serio».

Alla fine qualche previsione si deve pur fare. I relatori hanno accennato più volte al 2017: per quell’anno si prevede una crescita del GDP del 3,5%. «Non amo fare previsioni, ma se devo indicare l’anno della ripresa, sarà il 2019», conclude Bottiglieri.

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