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21/11/2016
personaggi, storie

Maiorca è ritornato al suo mare

dot Maiorca è ritornato al suo mare

La morte del grande apneista Enzo Maiorca, 85 anni, mancato qualche settimana fa mi ha lasciato addolorato. Volevo scrivere quanto fossi dispiaciuto di questa notizia, di quanto ho apprezzato carattere, umanità e integrità morale di quest'uomo figlio della sua terra, la Sicilia. Un atleta del fisico ma anche dello spirito, il cui insegnamento non è mai stato esplorato abbastanza come lui esplorava le profondità del suo mare, nel rispetto della vita e della morte che il mare protegge o ghermisce con tutte le sue creature che devono essere protette dall'uomo sempre più distruttore, nonostante il progresso tecnologico. Ma l'amico giornalista Ferruccio Repetti mi ha preceduto, ed ecco la sua testimonianza che pubblichiamo condividendo il suo pensiero totalmente. (Decio Lucano)

 

di Ferruccio Repetti - DL News 

 

“All’amico Ferruccio, perché l’amicizia non dipende dalla frequentazione”: me l’ha scritto di suo pugno lui, Enzo Maiorca, nella prima pagina bianca del libro Il Mare con la M maiuscola. E’ vero, e sarà sempre vero, il principio: per noi come per altri che scelgono – una scelta di vita! – di incontrarsi e frequentarsi con la mente e con il cuore, anche a mille miglia di distanza, piuttosto che ricorrere ai succedanei dei “social”, sms, whatsapp, facebook e compagnia twittante.


Non che lui fosse un retrogrado, per carità! Anzi: Vincenzo, detto Enzo, da Siracusa, classe di ferro 1931, ha cercato e coltivato sempre la Comunicazione, nel suo significato più vero, fin dai tempi dei confronti – sbagliato parlare di “competizioni” - con Santarelli, poi con Majol, e poi soprattutto con se stesso, per la supremazia nel grande blu profondo, i record di immersione in apnea, -45 metri, poi sempre più giù. Cioè, sempre più su: più su nel rispetto della Natura, più su nella conoscenza dei limiti, più su, sempre più su nella sperimentazione scientifica e nell’Amore vero per il Mare.
Quel mare che  Decio Lucano e Ferruccio Repetti, all’unisono, nella prefazione del  libro Il Mare e l’Uomo-Lettere ai marinai di Vittorio G. Rossi – per Enzo “non si può battere, è troppo forte per noi, noi siamo piccoli uomini, lui è immenso”. Ecco la sua costante Comunicazione, rivolta ai giovani di età e di spirito, tramite i libri, le conferenze, l’esempio: il mare, tu lo devi amare e rispettare, e quindi anche temere, per poterne apprezzare i doni e sopportarne quello che ti prende, in nome delle leggi di natura che a volte possono sembrare spietate, ma sono “solo” e sempre autentiche, chiare, didascaliche (s’intende: per chi le vuol capire…).


Ora che se n’è andato, Enzo, per la sua immersione più profonda, non si possono dimenticare le tante lezioni che ci ha lasciato. Sì, certo, innanzi tutto quelle del suo rapporto con il mare e con la gente di mare, in particolare con i suoi amici di Ognina: Ventidue, “compagno di mille avventure”, Refola, Gionni Tuppetto, lo zio Jano Randafloscia, Tatai Tagliamare, immortalati – o meglio, scolpiti nel corallo più prezioso – sulle pagine del suo ultimo volume: “L’ultima emersione-Il ritrovamento del sommergibile Veniero” (Mursia).  E poi ci sono, fondamentali, le lezioni di vita: la difesa dell’ambiente (strenua, fra le altre iniziative, la battaglia a favore della riserva marina del Plemmirio); la lealtà nei confronti degli amici, pesci compresi (per “colpa” dei quali aveva abbandonato la pesca subacquea ed era diventato vegetariano); la reazione, ferma eppure mai scomposta, nei confronti di ciò che considerava uno stravolgimento dei fatti (da qui la polemica per il film Le Grand Bleu del regista Luc Besson); il suo rapporto con la famiglia, con le figlie Patrizia e Rossana, entrambe primatiste di profondità in apnea, di cui parlava con orgoglio e, per Rossana, scomparsa prematuramente, con la disponibilità e l’attenzione che si dedica a una persona ancora e sempre in vita.


Come se il distacco, per quanto doloroso e incolmabile, fosse comunque da accettare e sopportare per quella “solita” legge di natura che nel Mare trova manifestazione piena ed espressione sublime. Già, la famiglia: Enzo era il personaggio pubblico, energico, eloquente, comunicativo. Ma a chi gli è stato vicino indicava lei, Maria, la sua compagna di vita, come la vera guida, la timoniera della barca della vita, in grado di segnare la rotta per navigare in mezzo ai marosi senza mai finire sugli scogli. “Si suole dire che nella vita di un uomo sia importante il primo amore perché non si scorda mai. Nulla di più falso! E’ importante l’ultimo amore perché è quello che ognuno porta con sé nella sua vita animica. A Maria, dunque, il mio primo e ultimo amore”. Un’altra Lezione con la L maiuscola, da parte di chi, come Enzo, guardava al Mare senza mai dimenticare l’Uomo. 

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