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04/11/2015
eventi, porti

Livorno inaugura il port center

dot Livorno inaugura il port center
di Paolo Bosso 
 
Il kinect ti riconosce solo se saluti. Davanti a un proiettore, con un gesto della mano scegli cosa vedere. La storia del porto, quella dei piloti, la presentazione di un terminal, le maestranze, le grandi navi. È il port center di Livorno, inaugurato ieri nella “palazzina del capitano”, dentro la Fortezza Vecchia, un'antica e grossa fortificazione medievale vicino il porto mediceo, presa in gestione dall'Autorità portuale da circa un anno, dopo un lungo periodo di chiusura e abbandono. Promosso dall'Association Internationale Villes et Ports (Aivp), è stato creato dall'Autorità portuale insieme alla Provincia di Livorno. 

Al piano terra la reception e un simulatore navale. Al primo piano una sala multimediale con quattro proiettori da gestire con il “kinect”, un sensore per utilizzare i videogiochi senza joypad, qui riadattato a scopi pedagogici e didattici. Al centro un grande schermo multitouch, di quelli usati dai telegiornali per le rassegne stampa, che visualizza una mappa del porto di Livorno costellata di punti di interesse da leggere in diverse lingue. Costo complessivo, a carico dell'Autorità portuale e della Provincia, 400mila euro.
 
Un polo didattico, non museale, di conoscenza partecipativa di ciò che fa un porto, soprattutto di tutte quelle attività lontano dagli occhi della comunità. «È un luogo dove conoscere quelle cose che per questioni di sicurezza non è possibile osservare da vicino» spiega Greta Marini, project manager dell'Aivp, associazione nata nel 1988, con sede a Le Havre, che studia e promuove città portuali sostenibili dal punto di vista ambientale, urbano e sociale. Lo stesso commissario dell'Autorità portuale di Livorno, Giuliano Gallanti, ne è stato presidente dal 2002 al 2005. 

«Diciamolo chiaramente – afferma Gallanti -, i porti moderni creano problemi. Prima c'erano i vapori e le maestrane, oggi, con i container e le meganavi, gli scali si sono dislocati, avviando cambiamenti urbanistici e sociali che caratterizzano ogni città portuale. In questo contesto le authority, assediate dagli stakeholders, sono deboli. Lo strumento del port center diventa allora un modo per chiedere aiuto alla città: il porto ha bisogno della sua città». 

«Gli scali commerciali hanno un impatto negativo sul cittadino, che ci vede principalmente quattro cose: fumi industriali, camion, terminal e barriere» spiega Marini. Il port center serve ad avvicinare la comunità a questo polo industiale, «a farsi contaminare», come ha sintetizzato il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, che ha parteciato all'inaugurazione. «Ma non dimentichiamoci – continua - che questi quattro elementi non si possono eliminare, per cui quello che bisogna fare è permettere una convivenza».

Il port center di Livorno è uno dei nove “ufficiali” sparsi in tutti e cinque i continenti. L'idea per quello toscano è nata nel 2011 su iniziativa dell'Autorità portuale insieme all'Aivp. Nel 2014, con l'affidamento della Fortezza Vecchia, è stato scelto il luogo. Sarà operativo dall'anno prossimo, con un'apertura straordinaria poco prima di Natale. Andrà a costituire un altro tassello di “Porto aperto”, la manifestazione annuale promossa dall'ente portuale, giunta alla nona edizione. «Il porto rappresenta quasi un terzo del Pil della città, incluso l'indotto, ma i cittadini questo non lo sanno. Con “Porto aperto”, e ora col port center, mostriamo i mestieri e la realtà di questo mondo», spiega il dirigente promozione e studi dell'Authority Gabriele Gargiulo. Quello di Livorno è il secondo in Italia, dopo quello di Genova, nato nel 2009 all'interno della struttura del “museo del mare”. In realtà sarebbero molti più di nove i port center nel mondo se si contano anche le strutture ricreative, i musei navali, i waterfront, i belvederi e più in generale tutti quegli eventi che accadono negli spazi portuali di una città di mare. Ma il port center nasce con uno scopo preciso, anzi due: far conoscere il porto ai cittadini ed educare i giovani ad una consapevolezza maggiore delle attività del proprio scalo. Gli stessi scopi dietro cui opera l'Aivp, promotrice del concetto, senza “marchio”, di port center. 

Da un lato la riqualifizazione delle zone abbandonate restituisce pezzi di città alla comunità, dall'altro il porto e la stessa città necessitano di nuovi spazi. È in questa dinamica interna delle città di mare con grandi porti, o in via di sviluppo, che si muove l'Aivp e il port center. «Queste iniziative dimostrano che nei porti a contare sono le persone – afferma Umberto Masucci, presidente del Propeller Clubs -. Persone che dovrebbero avere la possibilità di governare i porti, mentre oggi in Italia sono quasi tutti commissariati, un sintomo della mancanza di dialogo tra porti e città. Dietro c'è anche un disinteresse da parte della politica, che si appassiona ai porti solo quando c'è da nominare qualcuno».
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