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23/10/2012
eventi, logistica

L'Italia dei porti senza logistica

dot L'Italia dei porti senza logistica
di Paolo Bosso 
 
Se tutti i progetti terminalistici in cantiere tra i porti di Genova, Trieste, Livorno, Civitavecchia, Napoli, Salerno e Gioia Tauro fossero realizzati, tra quindici anni i porti italiani arriveranno ad una capacità di movimentazione container pari a 37 milioni di teu. Un risultato sbalorditivo, peccato che questo dato si scontra con altri due: la mancanza di allacci logistici adeguati e un traffico che al momento arriva a stento a un quinto. Questa è l’Italia dei porti, quella degli investimenti faraonici senza sportello unico doganale e portuale; quella degli interporti vuoti del Sud, quella dove una merce impiega ventuno giorni per andare da Genova a Milano e sette per andare da quest’ultima ad Anversa. Tutti questi controversi temi sono stati affrontati dall’Unione Industriali di Napoli insieme ad una folta platea nel corso di un convegno tenutosi a Palazzo Partanna a Napoli. Coordinato da Pasquale Legora De Feo, vicepresidente allo Sviluppo delle Attività Produttive della Risorsa Mare dell'Unione, gli speakers sono stati di tutto rilievo: Nereo Paolo Marcucci, vicepresidente Assologistica e ad Contship Italia fino a dicembre; i presidenti delle Authority di Napoli e Salerno Luciano Dassatti e Andrea Annunziata; Mauro Pollio, ad Gesac; l’assessore ai Trasporti della Regione Campania Sergio Vetrella; il Capo Dipartimento per i Trasporti, la Navigazione e i Sistemi Informativi e Statistici del ministero delle Infrastrutture Amedeo Fumero e infine il presidente dell’Unione Industriali Paolo Graziano. 
L’Italia dei porti è quella, come spiega Marcucci, dei 72 certificati emessi da 18 ministeri necessari per sdoganare una merce, quella con tantissimi camion, pochissima ferrovia e ventiquattro interporti (contando solo quelli associati a UIR) di cui molti vuoti. Si chiede una cabina di regia, un istituto leader che coordini e decida quali siano le priorità, qualcosa che possa razionalizzare le infrastrutture, eliminare i colli di bottiglia e permettere alle merci, una volta sbarcate, di entrare e smistarsi con la stessa velocità del Nord Europa. La domanda sorge spontanea: di tutto questo non doveva occuparsene il Piano Nazionale della Logistica? 
«Avere le infrastrutture è importante – ha detto Graziano – ma servono regole e una pianificazione che le renda efficienti. L’esempio della Fiat è emblematico: senza logistica un’industria forte non ce la fa». La capacità attuale dei porti italiani è di circa sette milioni di teu, e non stiamo parlando di terminal saturi. Di questo volume, più della metà (5 milioni) sono movimentati dai porti di transhipment. Il rischio è che, come commenta Marcucci, senza una scala di porti prioritari, senza stabilire chi movimenta cosa, «si arrivi all’anarchia». 

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