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12/10/2011
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L'Istituto di Navigazione apre una sede a Napoli

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L'Istituto di Navigazione apre una sede a Napoli
L’Istituto Italiano di Navigazione (Inn) apre i battenti a Napoli. Ieri sera, nella splendida cornice di via Orazio, è stato inaugurato il distaccamento territoriale del centro di promozione della cultura del mare e della navigazione come scienza.
Il convegno di presentazione della nuova sede ha affrontato le spinose questioni di attualità del Mediterraneo: dalla politica degli stati del Nord Africa alla pirateria, dall’ecobonus al destino dei traffici. L’incontro è stato aperto dagli applausi del pubblico alla notizia della liberazione della nave italiana “Montecristo”, attaccata dai pirati e liberata con un blitz delle forze angloamericani in poco più di 24 ore. Alla conferenza hanno partecipato: Giuseppe Baratto, presidente del Sicdai (Sindacato Interprovinciale Campano Dirigenti Aziende Industriali) che ospita l’istituto; Giorgio Franceschetti, presidente dell’Inn; Andrea Annunziata, presidente dell’Autorità Portuale di Salerno; Roberto Aliboni, direttore Area Mediterraneo e Medioriente dell’Istituto Affari Internazionali; Luca Sisto, responsabile della Politica dei trasporti di Confitarma e presidente vicario dell’Inn; e Giosuè Grimaldi, presidente della sede di Napoli dell’Inn.
L’istituto, si legge nello statuto, promuove “lo sviluppo delle scienze e delle tecniche nonché il diritto, la giurisprudenza, la gestione e l’economia della navigazione (terrestre, marittima, aerea e spaziale)”. Ad oggi ha già stipulato accordi con le università Roma 3 e Parthenope di Napoli - con quest’ultima sono state avviate borse di studio. Infine con Selex-sistemi integrati (gruppo Finnmeccanica) progetta lo sviluppo di sistemi antipirateria come le no-letal weapon e le microonde per arrestare i motori dei barchini degli assalitori. «Il nostro è un istituto sopra le parti. Non siamo finanziati da nessuno, non rappresentiamo nessun ente e dal ministero dei Trasporti riceviamo solo un piccolo fondo, per non dire un obolo» ci tiene a precisare Fanceschetti.
Le best practice. Nel suo intervento il presidente Annunziata ha parlato delle autostrade del mare come esempio di best practice per le politiche marittime. «Le AdM e l’ecobonus dimostrano come ogni euro speso per la portualità è sempre ben speso». Nonostante ciò, sottolinea Annunziata, l’Italia ha ancora il primato negativo nei trasporti: il 75% delle merci viaggia ancora su gomma. Il Mos4mos, lanciato a maggio di quest’anno con la prima assemblea generale, rappresenta perciò un’ottima occasione per mostrare al pubblico i vantaggi di questo sistema di trasporto. Il Mos4mos mette insieme 28 partner internazionali (Spagna, Italia, Grecia e Slovenia), dediti a sviluppare nuovi progetti, prototipi e servizi per le automare. «Non si fanno nuovi terminal ma si potenzia quello che già si ha» spiega Annunziata. Eppure senza collegamenti interni un servizio come quello delle Autostrade del Mare non può andare lontano. Per Annunziata i punti deboli sono due: i collegamenti ferroviari e una farraginosa catena di controlli. «Dobbiamo tener conto che un container, una volta arrivato in porto, deve ripartire subito».
La pirateria. Jolly Marrone, Cielo di Milano, Neverland, Mare di Venezia, Orsola Bottiglieri, Valle d’Aragona, Jolly Rosso, Southern Cross, Valle di Castiglia, Peonia. E poi: Asso Ventuno, Jolly Bianco, Michele Bottiglieri, Valle di Cordoba, Savina Caylyn, Rosalia D’Amato, Alessandra Bottiglieri. Sono solo alcune delle 34 navi italiane che fin’ora sono state attaccate o sequestrate dai pirati. Il video introduttivo dell’intervento di Luca Sisto presenta così la minaccia all’economia del Mediterraneo portata dall’aumento esponenziale del fenomeno. «Il valore energetico che una petroliera trasporta in un singolo viaggio equivale a quattro anni di elettricità per una città grande come Bolzano. L’area degli attacchi è grande quanto gli Stati Uniti, risulta quindi impossibile monitorare e tenere sotto controllo un territorio così vasto». Come a dire: la soluzione agli attacchi dei pirati è talmente complessa che ha poco a che fare con militari, scorte o contractors, ma più con la geopolitica, la politica interna e gli interessi degli Stati.
Un’emergenza che si ripercuote non solo sui traffici marittimi, ma anche, per esempio, sui ricercatori scientifici. Mario Voltaggio, ricercatore dell'Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Cnr di Roma, racconta le sue vicissitudini: «Il mio team di ricerca sta preparando una spedizione in Antartide. Stiamo valutando l’ipotesi di circumnavigare l’Africa e lo stesso continente Antartico per evitare il golfo di Aden».
 
Paolo Bosso 
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