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01/09/2011
armatori, porti, politiche marittime

Libia, ritorno alla normalità entro due anni

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Libia, ritorno alla normalità entro due anni
Inizia ad affievolirsi il focolare delle rivolte in Libia a seguito della guerra civile. Buon indicatore del clima che si respira sono le attività marittime. Il governo di transizione libico ha preso il controllo del paese dopo la caduta del regime di Gheddafi e già da subito ha iniziato a muoversi per ripristinare il commercio via mare.
Da Napoli un portavoce del “Maritime Command” della Nato ha riferito al Lloyd's List che, pur rispettando ancora l’embargo imposto dall’Onu, l’autorità portuale di Tripoli ha confermato la ripresa delle attività a cominciare dai rimorchiatori e dallo sbarco delle imbarcazioni.
Gli scali sono tutto sommato sicuri, riferiscono fonti libiche, anche se «sporadici lanci mirati dal mare verso la zona portuale continuano a destare preoccupazione», pur rassicurando che si tratta di celebratory fire, scoppi che festeggiano tutt’al più la fine delle ostilità.
La ripresa dei traffici. Una delle prime compagnie ad aver annunciato la ripresa delle attività con il paese africano è stata Grimaldi che il 22 agosto ha confermato i collegamenti per il porto di Bengasi con partenze dai porti di Genova, Livorno, Civitavecchia, Salerno, Palermo, Catania, Malta e Zarzis. Per quanto riguarda Tripoli e Al Khoms bisognerà aspettare ancora un po’. 
Anche l’armatore ligure Ignazio Messina ha annunciato il ripristino dei collegamenti. A partire dal 10 settembre Jolly Oro riavvierà l’usuale servizio tra Genova e Bengasi.
La lista degli armatori italiani termina con Cafima. Come riferisce Il Denaro la compagnia di Mario Mattioli - che prima dei disordini controllava con Augusta Maritime Services le attività di rimorchio e ormeggio a Mellitah e Tripoli – è intenzionata a riallacciare il commercio libico ma non ha ancora stabilito quando: «Speriamo di tornare al più presto» si è limitato a dire lo stesso Mattioli. Per quanto riguarda Asso 22, il rimorchiatore Cafima sequestrato dai miliziani di Gheddafi, la società ha confermato la sua vendita alla canadese Irving Transportation Services. 
Una nave con a bordo 30mila tonnellate di gasolio - la Salacgriva di proprietà della Latvian Shipping Co - è arrivata al porto di Zawia all'inizio di questa settimana. Il Lloyd's List segnala inoltre il Norient Star e il Vallermosa dirette a Bengasi; il Kouros a Misurata e la Gaz Explorer di Naftomar prevista a Tripoli il 1° settembre. Sempre oggi, ma a Bengasi, dovrebbe arrivare Warwick di Singapore.
I container. Anche gli operatori container stanno cercando di riprendere la loro attività, tenendo presente che non sono mai state interrotte del tutto, anche durante la guerra. Msc Annick arriverà oggi a Bengasi dopo essere salpata da Napoli. Cma Cgm Gascogne è già approdata a Tripoli la settimana scorsa. Anche dalla Turchia diverse porta contenitori sono salpate verso le coste africane: Purki da Ambarli, Cenk Sener da Tekirdag e infine Efendi Baba. Infine anche il gigante Maersk ha annunciato l’intenzione di riprendere i traffici. Un portavoce della società del gruppo danese ha dichiarato che a partire dall’8 settembre verranno ripristinati i traffici anche se soltanto verso Bengasi, almeno per ora.
Il petrolio. La ripresa dell’export del petrolio potrebbe ancora richiedere tempo, anche se le raffinerie sono state riparate. L’Italia, come si sa, è uno dei principali partner commerciali della Libia, soprattutto nel campo del petrolio e del gas. Fino a febbraio, prima della crisi, il nostro paese infatti ha movimentato un quarto delle esportazioni di oro nero della nazione africana.
Eni, principale azienda italiana in Libia, ha firmato un memorandum con il governo di transizione per la ripresa della cooperazione. Entrambe le parti si sono impegnate a ripristinare la gestione operativa, compreso il riavvio del gasdotto GreenStream gas. Eni è l'unica compagnia petrolifera straniera ad aver mantenuto alcune operazioni in Libia, a differenza degli altri che hanno chiuso le loro attività e hanno rimpatriato il personale straniero.
Le stime per la piena ripresa di gasdotti e raffinerie sono contrastanti, andando da poche settimane a molti mesi. Comunque sia il ritorno alla normalità sarà graduale e non prima dei prossimi due anni non sarà possibile riprendere quel traffico pre-crisi da 1,6 milioni di barili al giorno.
 
Paolo Bosso

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