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31/10/2012
politiche marittime

L'Europa vuole regolamentare i piloti

dot L'Europa vuole regolamentare i piloti
di Paolo Bosso 
 
Pare che i servizi di pilotaggio non siano essenziali per la sicurezza della navigazione, certamente non per quelle navi che entrano ed escono di frequente da un porto. A dichiararlo l’Espo, l’associazione europea dei porti, commentando  i risultati di una ricerca commissionata dalla direzione Mobilità e Trasporti dell’Unione Europea e realizzata dal centro di consulenza legale PriceWaterhouseCoopers (Pwc) in collaborazione con quello di marketing Panteia. 
Due big europee del settore statistico hanno unito le forze intervistando 23 stati dell’Unione in materia di piloti. Al centro di tutto il Pilotage Exemption Certificate (PEC), traducibile in Certificato di Esenzione dal Pilotaggio, un documento che permette ad una nave di essere esente dal servizio normalmente obbligatorio per legge in quasi tutti gli stati presi in esame. 
I dati mostrano bene qual è la politica sul pilotaggio, soprattutto quali sono le opinioni delle parti riguardo la necessità di questo servizio di assistenza. In primo luogo il pilota non è distribuito uniformemente in tutta Europa: al Nord se ne fa molto meno uso, forte di un PEC facilmente ottenibile; man mano che si scende invece la tendenza si inverte: il certificato richiede sempre più carte e soldi e il servizio di pilotaggio è uniformemente distribuito. In Italia è addirittura un documento che non si può ottenere. 
Nel Vecchio Continente c’è un ampio ventaglio di tipologie di piloti, sette per la precisione: di bordo, d’alto mare, da fiume, da mare, da costa, da acque profonde e da transito. Andando da Nord a Sud tali categorie si riducono sempre più. Il Belgio la fa da padrone con cinque tipologie impiegate; Italia, Cipro, Portogallo, Romania, Olanda e Irlanda sono quelle con meno varietà arrivando a usarne soltanto una sola: o di bordo o di alto mare.
Sulla necessità di questo servizio piloti e porti si dividono. A loro è stato chiesto se il PEC influisce negativamente sulla sicurezza in porto. Le risposte sono emblematiche e mettono in scena due mondi che, pur non essendosi mai scontrati apertamente, potrebbero farlo nel momento in cui l’Europa avviasse un processo di riforma di questo servizio tecnico-nautico. Le opinioni sono infatti inversamente proporzionali: il 60 per cento dei piloti delle 23 nazioni europee considera il PEC un indebolimento della sicurezza mentre la stessa quota nelle Authority lo ritiene all’opposto ininfluente. Mancherebbe solo un commento degli armatori - di cui si sa bene quanto sono contrari all’obbligo di pilotaggio, basta vedere la recente lettera che le principali compagnie traghetto hanno scritto a Monti per chiedere la liberalizzazione dei servizi portuali - e il quadro sarebbe completo.
Sulla base del report PWC+Panteia, l’Espo ha recentemente dichiarato che il certificato di esenzione dal pilotaggio non incide sulla sicurezza portuale sulla base di un dato statistico molto chiaro, quello che mostra come la frequenza di incidenti in porto con navi con a bordo pilota o no sostanzialmente gli stessi. «Non ci sono chiari indizi che il PEC avrebbe effetti negativi» ha detto Espo. Per il momento però il procedimento burocratico per ottenerlo non è uniforme in tutta Europa visto che costa meno tempo e denaro man mano che si sale di latitudine.
L’Europa sta seriamente pensando di regolamentare l’uso del certificato, non l’ha ancora detto apertamente, forse per non aumentare una tensione tra porti, piloti e armatori già alta, ma i segnali ci sono. Sicuramente c’è bisogno di uniformare le regole per il rilascio. Su questo il segretario generale Espo, Patrick Verhoeven, ha sottolineato che «la legislazione sull’accesso sicuro in porto ha una forte predominanza locale mentre un quadro comune dell'UE per la concessione dei PEC potrebbe essere utile al fine di evitare decisioni casuali e garantire parità di condizioni». Per Verhoeven il PEC sarebbe molto utile alle autostrade del mare: «Potrebbe essere di grande beneficio all’industria marittima – ha detto – in particolare per lo short sea shipping». 
L’Europa è pronta a entrare nel campo minato dei servizi di pilotaggio. Si prospetta una lunga trattativa e, soprattutto in Italia, forti polemiche di cui abbiamo avuto un assaggio qualche mese fa. Ma i tempi sono ancora lunghi. A dicembre inizierà una consultazione pubblica sulla materia, cui seguirà a inizio anno un confronto con gli operatori, per poi avanzare proposte concrete non prima della fine del 2013. Insomma, che i piloti dormano sogni tranquilli, per una liberalizzazione dei servizi ne passerà ancora di acqua sotto i ponti.  

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