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05/07/2012
porti

Le strategie di Genova per i prossimi vent'anni

dot Le strategie di Genova per i prossimi vent'anni
Nel porto di Genova le gru non possono essere troppo alte altrimenti violano i parametri di sicurezza: gli aerei diretti o partiti dall’aeroporto del capoluogo ligure rischiano di passarci troppo vicino. Il problema è chiamato “cono aereo” e rappresenta efficacemente il ruolo che ormai hanno assunto i porti commerciali moderni nella logistica non solo dei porti ma del paese. 
Ieri il porto di Genova ha varato un piano ventennale che non a caso è stato definito dal presidente Luigi Merlo “strategico” per l’Italia: se le infrastrutture portuali si espandono a crescere è tutto il Paese. Rinnovo delle banchine, raddoppio dei bacini, ammodernamento dei sistemi di carico e scarico che costeranno nell’ordine di diverse centinaia di milioni di euro se non oltre il miliardo. Merlo non bada alle mezze misure, né a mezze parole nel presentare questo Piano Regolatore Portuale: «Oggi si apre un percorso e abbiamo scelto di farlo con franchezza, esponendo a tutti gli interlocutori tutti gli scenari possibili. Ma un dato è certo: o Genova imbocca in nodo deciso la via del rinnovamento, o è destinata a morire».
Con navi container che arrivano a superare i 20mila teu di capacità e navi da crociera da oltre 4mila passeggeri, oggi le banchine devono essere lunghe fino a cinquecento metri con gru in proporzione. «Per questo o Genova si attrezza in tal senso, e comincia a pensare in grande, oppure muore». Grandi investimenti, grandi interessi che quindi non possono riguardare solo il mondo portuale ma che devono coinvolgere il Paese. Scelte in cui secondo Merlo è il Paese stesso a doversi sentire coinvolto «in una scelta strategica che riguarda la sua stessa presenza in Europa». Per questo il nuovo Prp durerà fino a vent’anni e il grosso dell’opera prevede investimenti per una nuova diga che estenda per centinaia di metri il porto verso il mare (sette chilometri di opera, sette anni per realizzarla spendendo 527 milioni di euro). 
Opere che determineranno la necessità di un adeguato allaccio intermodale che permetta alle merci sbarcate di andare dritte in Nord Europa. Per il presidente dell’Authority dovrà essere non solo Genova e la Liguria ma l'Italia intera a decidere se dotarsi o meno del terzo valico, se dotarsi di un sistema aero-portuale che arrivi fino alla pianura padana coinvolgendo il basso Piemonte e la Lombardia e, infine, se portare o meno le grandi navi cinesi attraverso il Mediterraneo piuttosto che a Rotterdam. 

Nella foto palazzo San Giorgio, sede dell'autorità portuale 
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