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30/09/2014
crociere, politiche marittime, porti

Le crociere e il fattore terraferma

dot Le crociere e il fattore terraferma
Non basta l’arrivo della nave in porto. L’esperienza della crociera deve proseguire a terra e agganciare le risorse di un territorio che deve essere in grado di cogliere le opportunità legate all’unica attività del comparto turistico che da una decina d'anni a questa parte non smette di crescere: le crociere. Di questo argomento se n'è parlato alla tavola rotonda “Porto di Salerno: crociere, turismo, commercio e opportunità per il territorio”. Organizzato dal Propeller Club di Salerno, ha fatto il punto sullo stato dell’arte del settore, con interventi di esperti e rappresentanti delle compagnie crocieristiche operanti nel Mediterraneo.
 
Le previsioni per il 2015 
L'Italia, secondo le stime di Risposte Turismo, movimenterà nel 2015 undici milioni di crocieristi, di cui il 35% nel basso Tirreno. La Campania sarà attiva con sette porti di sbarco e dovrebbe movimentare il 12,4% degli undici milioni previsti.
 
Attrarre i turisti fuori dalla nave, nella terraferma 
«Il settore – spiega il presidente Risposte Turismo Francesco Di Cesare – è caratterizzato da una forte concentrazione sia sul lato dell’offerta sia su quello della portualità. Ciò che più conta è però il peso dell’impatto economico sul territorio di cui nave e passeggero sono solo l’aspetto visibile». C'è tutta una filiera alle spalle dell’approdo di una nave da crociera che riguarda ad esempio gli approvvigionamenti tecnici, la manutenzione, le forniture alimentari, «le spese dell’equipaggio – continua Di Cesare - e gli investimenti infrastrutturali». Puntare sulla crociera, quindi, secondo Di Cesare, non significa puntare su «una moda passeggera» o su un mercato elitario. «Se un territorio vuole andare in questa direzione – spiega Di Cesare - deve crederci fino in fondo, attrezzarsi. Altrimenti il rischio è il fallimento». 
 
Cosa chiedono le compagnie? «Non ci interessa la bellezza o meno di una stazione marittima o di qualsiasi altra infrastruttura. Ciò che fa la differenza è la sua funzionalità, la capacità di operare in modo efficiente e veloce» spiega Anna Karini Santini, responsabile delle pubbliche relazioni per la compagnia crocieristica americana Royal Caribbean. «La decisione che ci fa scegliere un approdo è legata soprattutto a quello che c’è alle spalle del porto» (visione imprenditoriale di cui ne sono ben consapevoli i direttori delle stazioni marittime). 
 
L'esempio di Venezia 
È intorno alle compagnie che girano gli affari, è a loro che bisogna rivolgersi per portare turismo di questo tipo a terra. Il porto di Venezia sta affrontando una grossa trasformazione nella gestione del flusso crocieristico, dove il decreto Clini-Passera verrà applicato a novembre (divieto di transito in alcune zone alle navi superiori alle 96mila tonnellate). «Quasi nessuno o pochissimi – afferma il presidente del Propeller veneziano Massimo Bernardo – hanno capito che a decidere se mantenere ed implementare o ridurre il traffico all’home port di Venezia saranno esclusivamente quelle compagnie di navigazione che, da un anno all’altro, debbono programmare in anticipo le proprie rotte con tutto ciò che comporta a terra in termini di servizi. Intanto nell’alto Adriatico è scattata tra i porti la corsa, o meglio una vera e propria guerra, tra chi intende accaparrarsi questo importante traffico». 
«Rilanciare l’economia del mare significa rilanciare l’economia del Paese. Abbiamo il porto, abbiamo le navi, invito le risorse del territorio a non perdere quest’occasione. È il momento di dare risposte» ha concluso il presidente del Propeller di Salerno Alfonso Mignone. 

Il porto di Salerno è cresciuto nel movimento passeggeri anno per anno, raggiungendo nel giro di dieci anni i 140mila passeggeri movimentati all'anno (dal quasi nulla di dieci anni fa). Nel giro di un anno, se le previsioni verranno confermate, aprirà la stazione marittima, la prima per lo scalo, che garantirà un'ulteriore crescita. «Risultati importanti – ha detto il presidente dell’Autorità portuale Andrea Annunziata – frutto delle scelte delle più importanti compagnie che hanno creduto nel porto anche nei momenti più difficili. Con l’arrivo della stazione marittima e della relativa banchina ci libereremo della zavorra che ci ha frenato».
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