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13/04/2011
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L'anno "grigio" dei cantieri

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L'anno "grigio" dei cantieri
Il 2010 è stato l’anno successivo alla crisi economica ed è stato contrassegnato da segnali positivi per l’industria marittima, anche se è ancora presto per parlare di ripresa. Un anno analizzato a fondo dall’Anpan, l’Associazione Nazionale Provveditori e Appaltatori Navali che, in occasione del 40° anniversario della fondazione, si è riunita lo scorso fine settimana in assemblea a Venezia in Palazzo Erizzo - Ligabue, dimora storica di Anacleto Ligabue, suo primo presidente “ad honorem”, nonché promotore e padre dell'associazione. 
L'impatto della recessione economica è stato diversificato, a seconda delle regioni geografiche e dei comparti industriali, spiega Alfredo Tosato (nella foto) presidente dell’associazione. Secondo Tosato, nonostante le incertezze, alcuni armatori italiani hanno deciso di continuare o riprendere gli investimenti in nuove costruzioni, fattore che permetterà a questi ultimi «di affrontare – spiega il presidente Anpan - molto positivamente la sperata ripresa dei traffici mondiali». Un quadro generale che, se non è nero, è, secondo l’associazione, sicuramente «grigio», con una «continua ed inevitabile compressione dei costi di esercizio».
L’armamento italiano. «Il 2010 non è trascorso come ci aspettavamo con forti segnali di ripresa – prosegue la relazione di apertura dell’assemblea - ma pur nel segno positivo ha evidenziato un progresso lento e ampiamente al di sotto delle stime. Il livello dei traffici è sicuramente in aumento, ma è trainato sempre più da Cina e Brasile, mentre Russia e India, su cui si faceva molto affidamento, appaiono ancora incerte, mentre Stati Uniti ed Europa crescono con molta debolezza e contrasto. Tutto questo produce continue oscillazioni dei noli e non consente agli armatori di stabilire con certezza scelte di lungo periodo ed investimenti futuri. Gli armatori Italiani, nostro abituale punto di riferimento, in questo panorama così poco identificabile, hanno coraggiosamente scelto di investire in nuove costruzioni, con il preciso scopo di ringiovanire e modernizzare la flotta di bandiera, ed oggi dispongono già di un buon numero di unità moderne ed efficienti, con circa 1600 navi delle quali il 64% sotto i 10 anni e il 35% con meno di 5 anni».
Anche il comparto delle forniture navali non è sfuggito all'impatto negativo della crisi economica ed è sottoposto agli effetti determinati dal successivo clima di incertezza. Questo quadro generale - ha osservato Anpan - induce gli armatori ad una compressione dei costi di esercizio e a porre grande attenzione ad ogni tipo di risparmio, soprattutto per quanto riguarda i consumi dell'area tecnica, «dove assistiamo - ha detto Tosati - a continui tagli e riduzioni degli ordini che i nostri associati sono poi chiamati a fornire».
Le crociere. Il settore crocieristico è l’unico, grazie ad un trend iniziato molto prima della crisi, che gode di buona salute, avendo generato un nuovo «sistema di lavoro per i fornitori navali, che così come per le navi portacontainer sono oggi spesso chiamati ad operare in zone portuali identificate come “terminal privati”».
La questione dei tempi di carico e scarico. «In quasi tutte le aree portuali italiane – spiega Tosati – stiamo assistendo ad un vero e proprio contenzioso fra i terminalisti, che giustamente hanno elaborato in piena autonomia le loro procedure e schemi di lavoro, dove però non sono assolutamente previsti tempi operativi per la consegna alle navi in sosta di forniture tecniche, ricambi o provviste varie». La conseguenza è l’assenza di regole precise, con trasportatori e terminalisti che si organizzano come possono. Per questo Anpan ha proposto la possibilità di inviare «una comunicazione dove si presenti al terminalista la necessità di considerare fra le attività necessarie, all’interno dei terminal, anche quella del fornitore navale che dovrà necessariamente avere modi, tempi e spazi di accesso seppur nel rispetto delle procedure che sono previste dal terminal stesso».   
Le previsioni per quest'anno. Il Fondo Monetario Internazionale prevede per il 2011 una crescita dell’economia mondiale pari al 4,2%, «ma il tutto – spiega Tosato - in un quadro molto fragile e con velocità diverse, con la Cina al 6% , i paesi emergenti quali Brasile e India al 4%, mentre Stati Uniti ed Europa oscilleranno fra 1,5% e il 2%». Secondo l’associazione il mercato marittimo seguirà ineluttabilmente i dati delle crescita mondiale, quindi con livelli di nolo altamente e fortemente condizionati da zone geografiche e tipologie di carico. Nello specifico abbiamo le bulk carrier e le gasiere sono attestate su buoni livelli; le petroliere sono ancora ferme su noli sensibilmente bassi, mentre le portacontainer con ricavi attualmente molto alti, hanno già in preludio un prossimo periodo molto difficile dovuto all’imminente arrivo sul mercato delle nuove generazioni da 8/12000 teu che potranno generare un nuovo eccesso di stiva, soprattutto in presenza di un mercato non trainato dalle storiche economie di Stati Uniti ed Europa.

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