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06/04/2011
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La Stazione Marittima c'è. Il San Vincenzo non ancora

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La Stazione Marittima c'è. Il San Vincenzo non ancora
La Stazione Marittima apre ufficialmente i battenti. Si è tenuta oggi l’inaugurazione “istituzionale” del centro commerciale situato all’interno dell’edificio storico del molo Angioino del porto di Napoli. 5mila metri quadri con all’interno 19 negozi di abbigliamento, 16 dedicati all’arredamento della casa, 5 di cosmetica, 4 di elettronica e 10 di ristorazione. Un luogo paragonabile ad un’altra stazione marittima famosa, quella di Barcellona, con il vantaggio, rispetto a quest’ultima, di trovarsi già al centro della città. E' infatti non a caso il terminal commerciale più grande d'Italia.
La Stazione Marittima ha la forma di un catamarano con la “prua” rivolta nell’entroterra, permettendo a chi approda qui di poter vedere la città senza che l'edificio la nasconda alla vista. La struttura si trova in uno dei punti di approdo più antichi di Napoli. Quando nel 1936 iniziarono i lavori di costruzione dell’edificio, infatti, furono trovate strutture portuali risalenti al II secolo dopo cristo. 
Ed è proprio la storia a segnare le tappe di questo luogo. Simbolo dell’emigrazione, da qui furono circa 14 milioni gli italiani emigrati tra il 1870 e la prima guerra mondiale. Altri 8 milioni salparono dopo la seconda guerra mondiale quando l’edificio era già costruito, e infatti tutt’ora conserva i due banconi dove i migranti firmavano le carte e prendevano i bagagli. 
«Gli anni ’70, con la crisi petrolifera e del trasporto, è stato il periodo di decadenza del porto» racconta Nicola Coccia, presidente della Terminal Napoli, la società che gestisce la Stazione Marittima, intervenuto nel corso della conferenza “La Stazione Marittima, ieri, oggi e domani”, un incontro-dibattito a cui hanno partecipato: l’Arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe, il presidente dell’Authority Luciano Dassatti, il presidente degli industriali di Napoli Paolo Graziano, il presidente della Camera di Commercio di Napoli Maurizio Maddaloni e, infine, l’assessore ai Trasporti della Campania Sergio Vetrella. «Gli anni ’90, invece – continua Coccia – sono stati un momento storico per l’attività commerciale dello scalo grazie alla nascita del turismo crocieristico, giunto fino ai nostri giorni e contrassegnato dalle grandi navi che nel 2010 hanno portato qui 1,3 milioni di passeggeri». Il 2000 è stato l’anno della privatizzazione della Stazione Marittima e il 2004 quello dell’ingresso delle principali compagnie crocieristiche nelle quote della Terminal Napoli Spa, lo stesso periodo in cui furono lanciati i primi progetti di riqualificazione del waterfront portuale che ora, con l'inaugurazione della Galleria del Mare, si ripresentano più urgenti che mai. Perché c’è un’altra zona che ancora aspetta di essere sfruttata dal turismo che viene dal mare: il molo San Vincenzo, una lunga banchina che corre parallela alla Stazione. Purtroppo al momento è chiusa al pubblico, quasi da un secolo, dal 1936, proprio l’anno in cui fu costruito il terminal. La sua apertura sarebbe una vera rivoluzione per i traffici commerciali, visto che aprirebbe al porto uno spazio lungo centinaia di metri pronto a ricevere altre navi da crociera. Lo sfruttamento di questo molo è una necessità, tenendo conto che al momento la Stazione Marittima ha saturato le prenotazioni per altri approdi. «Siamo pieni» ha infatti commentato Coccia.
Divisa com’è tra la giurisdizione dell’Autorità Portuale, della Capitaneria di porto ma, soprattutto, della Marina Militare, è in quest’ultimo ente che si giocherà il nodo del demanio. «A novembre dello scorso anno ho richiesto al Ministero della Difesa il rilascio del San Vincenzo» spiega Vetrella, il quale aggiunge che la dislocazione degli uffici della Marina non siano un grosso problema. Nel 2013, di fronte il molo Angioino, sarà inaugurata la stazione della metropolitana di piazza Municipio ed è in atto, come spiega Vetrella, un progetto per far arrivare qui la circumvesuviana, permettendo così ai turisti di raggiungere facilmente Pompei, Sorrento e le altre mete della "costiera". Si spera quindi che per quella data il nodo San Vincenzo sarà sciolto.
Un’altra zona da riqualificare è quella orientale. Per questo è stato creato NaplEST, una serie di progetti che includono la realizzazione del terminal di Levante. «Abbiamo iniziato da circa 5 mesi – spiega Graziano – in una zona che va da Borgo degli Orefici fino a San Giovanni». L’investimento attuale per questo serbatoio di iniziative ricco di promesse è davvero consistente: 2,8 miliardi di euro, tutti privati.  
 
Paolo Bosso 
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