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18/09/2014
politiche marittime

La riforma dei porti secondo Assoporti

dot La riforma dei porti secondo Assoporti
Assoporti, l’associazione dei porti italiani, ha diramato un documento nel quale traccia i punti principali da includere in una eventuale riforma dei porti italiani. 
Per il presidente dell'associazione Pasqualino Monti questi punti rappresentano il naturale sbocco di un percorso iniziato con l'articolo 29 dello “Sblocca Italia” che contiene l’avvio di un piano nazionale della logistica sulla base delle opere che i singoli porti dovranno presentare al governo entro circa un mese.
La proposta di riforma di Assoporti è in pratica un vademecum già utilizzato in passato, perché in pratica di riforma dei porti italiani si parla da una decina di anni (più recentemente ci hanno provato all'inizio dell'anno il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi e ad aprile il Partito Democratico). 
Rispetto al passato i contenuti nuovi risiedono nel forte ruolo che viene dato alle autorità portuali, che diventano enti pubblici speciali con ampia libertà di investimento e controllo. 

I punti della riforma
I punti principali sono: finanza, semplificazione operativa delle Autorità portuali, poteri del presidente, rapidità delle procedure anche per le nuove opere, piani regolatori e dragaggi.

Autonomia e autodeterminazione finanziaria
1% dell'IVA (2% per i distretti portuali che fanno capo a diversi porti) trattenuta sul gettito fiscale. I criteri che autorizzano la trattenuta sono: volumi di traffico merci e passeggeri, tonnellaggio di stazza netta delle navi nei vari comparti e nei tipi di traffico (internazionale, comunitario, locale, etc.), previsioni dei piani regolatori. 
Forme di collaborazione pubblico-privata e finanza di progetto utilizzando a garanzia anche le banchine gestite dalle autorità portuali.

Autorità portuale-SPA
Libertà per le autorità portuali di determinare le tariffe sulle tasse alle merci e ai passeggeri. Le autorità portuali possono partecipare a società, operanti anche all’estero, che esercitano attività accessorie, strumentali o comunque connesse ai compiti istituzionali affidati alle autorità stesse.
Alla base di questi processi la riforma avvia un cambiamento strutturale nella natura giuridica e operativa delle autorità portuali. Uscita dall'elenco ISTAT della pubblica amministrazione (l'elenco, facendo rientrare l'ente porto come ente pubblico determina l'assoggettamento ai tetti di spesa delle finanziarie o dei decreti). L'autorità portuale diventa ente pubblico ad ordinamento speciale. A governarle è un presidente con poteri ampliati, competenze piene nella nomina del segretario generale e dei direttori degli scali integrati. Inoltre approva le concessioni di durata non superiore ai quattro anni, coordina tutte le attività svolte da soggetti pubblici in porto. Il presidente può convocare Conferenze dei servizi per coordinare i vari soggetti pubblici.

Addio al comitato portuale, arriva il consiglio direttivo
Al fine di disinnescare i pesanti conflitti di interesse dei comitati portuali (dove per esempio l'armatore deve decidere di un'opera che influirà sui suoi traffici), il presidente presenta il piano regolatore a un consiglio direttivo che sostituisce il comitato portuale. Il consiglio direttivo è formato da un rappresentante della Regione o delle regioni di cui l'ap o il distretto logistico fa parte, il Comune o i comuni, l’autorità marittima, il ministero dei Trasporti e dell'Ambiente. Il consiglio direttivo delibera i piani regolatori portuali da inviare alle direzioni generali porti del ministero dei Trasporti che entro e non oltre 90 giorni deve approvarli tramite Conferenza dei servizi (Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, ministero dell'Ambiente con la commissione VIA/VAS, minitero dei Beni Culturali, Regioni e Comuni). 

Commissione consultiva
È il terzo organismo dopo la dirigenza (presidente e segretario, o direttore a questo punto) e il consiglio direttivo. La commissione consultiva sostituisce il comitato portuale, rappresentando i principali soggetti operanti in porto che hanno così meno poteri.

Dragaggi
I dragaggi sono previsti dalla legge 84/94 come uno strumento fondamentale per i porti che le autorità possono chiedere direttamente ma attualmente sono paralizzati dalla burocrazia. 
La proposta di Assoporti qui prevede che i materiali dragati in porto sono esclusi dalla normativa sui rifiuti se vengono riutilizzati nello stesso porto ad esempio per effettuare lavori di riempimento.

Dogane
Servizio reale doganale ventiquattrore su ventiquattro. Sblocco della mobilità per il personale. I costi?, coperti dai maggiori introiti dovuti all’incremento dei volumi merce dovuti alla sburocratizzazione, di cui una delle misure sarà l'obbligo della Sanità marittima e degli altri enti concorrenti allo sdoganamento dello sdoganamento in mare (il cosiddetto pre-clearing).

Lavoro
Modifica dell'art. 17 del CCNL ampliando le competenze in materia di formazione professionale e dando alle autorità portuali più poteri.

Cosa diventano le autorità portuali
Governeranno vaste aree e saranno in grado di pianificare e programmare interventi infrastrutturali nelle aree retroportuali. Saranno quindi fondamentali accordi internazionali e veri e propri investimenti anche esteri per aumentare la propria capacità di attrarre traffico. La pianificazione logistica su aree extraportuali dovrà individuare nuovi limiti territoriali extra demaniali delle circoscrizioni delle autorità portuali. Potranno investire in servizi ferroviari ed in infrastrutture logistiche (interporti, piastre logistiche, autoporti, etc.). 
 
foto: © Freek Van Arkel 
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