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09/05/2013
politiche marittime

La difficile vita di un contractor

dot La difficile vita di un contractor
di Paolo Bosso
 
La pirateria marittima è una minaccia senza età, duttile nel suo cambiare radicalmente natura. L’impennata di attacchi nell’Oceano Indiano e nel golfo di Aden è potuta placarsi soltanto quando, al modello di business “piratesco” si è contrapposto un altro modello di business, quello delle scorte armate private, i cosiddetti contractors.
«Ora, proprio mentre il Dipartimento di Stato americano e le altre istituzioni internazionali riconoscono l'importanza fondamentale dei contactors, oggi acclamati come “sparigliatori” del golfo di Aden, è tuttavia estremamente importante che gli armatori e gli operatori di navi continuino a tenere alta la guardia» spiega William H. Watson, presidente di una di AdvanFort, società privata statunitense specializzata nella fornitura navale militare, sia armata che logistica. «Le azioni di questi "sparigliatori” sono sempre più viste come "buone pratiche"» riferisce Watson. Una di queste migliori pratiche sono secondo il boss AdvandFort le operator support vessel, o supply platform vessel, rimorchiatori offshore in questo caso adattati alle operazioni militari, «forse il nostro più importante contributo strategico» secondo Watson. Servono a trasferire i team armati da una nave all’altra in modo veloce ed efficiente, rispecchiando l’attività tradizionale di queste unità, perfette nell’assistenza delle piattaforme petrolifere.
AdvandFort ha diverse unità Osv con nomi degli stati nordamericani: Ohio, Arizona, Virginia, Texas, Alaska, «grazie ai quali abbiamo creato il primo "angolo antipirateria"» spiega Watson. «I nostri team di sicurezza – spiega – sono pre- schierati e pronti ad affrontare ogni imprevisto logistico, come ritardi o cambi di rotta». Questo grazie proprio alle unità OSV che, per la loro flessibilità di manovra e potenza «sono la chiave per far risparmiare soldi a chi ci noleggia».
Ma le Osv sono in pratica unità militari? No, secondo Watson: «Bisogna fare una distinzione tra queste navi e le cosiddette "armerie galleggianti" che operano nella regione (dell’Oceano Indiano ndr). Le nostre OSV rientrano solo nelle operazioni AdvanFort, con team formati da noi con armi e munizioni di proprietà». Niente a che vedere quindi con una nave militare, anche se la differenza tra le due è più sfumata che altro, rendendo difficile l’interpretazione delle leggi internazionali, soprattutto quelle che riguardano la giurisdizione delle acque internazionali.
In una recente pubblicazione di Piracy Daily dal titolo Il buono, il brutto e il cattivo: PMSC (Private Maritime Security Companies ndr, in italiano si chiamano, in modo ancora più ambiguo, "guardie giurate particolari") e la ricerca delle lezioni apprese, Martin Edwin Andersen si domanda in che misura coloro che si sono impegnati nella creazione di compagnie di sicurezza private finiscono per trasformare talenti militari minori in un’operazione finanziaria e professionale, con notevoli “incubi legali” che proprio le PMSC dovrebbero evitare. «Conduciamo attente indagini – si difende Watson - su ogni potenziale membro della squadra: background militare, possibili reati penali e civili, possibili problemi fisici o psicologici attraverso un colloquio personale. Dopo essere stati selezionati, la formazione di base e la qualità del servizio diventano una priorità assoluta. Tutti i nostri membri dei team sono in possesso degli STCW (Standard of Training, Certification and Watchkeeping ndr) dietro i quali c’è la valutazione di alti ufficiali. Ricevono una formazione medica avanzata, sono addestrati a interagire con gli ufficiali di bordo civili e acquisiscono elementi di amministrazione doganale». Proprio l’interazione con l’equipaggio civile è uno degli aspetti più delicati su cui la burocrazia militare e quella civile tendono a stridere. «Il rispetto del comandante è la nostra priorità», sentenzia Watson, «AdvanFort lavora a stretto contatto con i porti e le operazioni doganali».
E a chi accusa i PMSC di equipaggiare persone dal “grilletto facile”, AdvanFort risponde: «Prima si parla, poi si spara. Il loro ruolo è principalmente difensivo e sono addestrati a utilizzare tutte le alternative necessarie per scoraggiare gli attacchi prima di sparare colpi di avvertimento. Non c’è alcun bisogno di complicare la vita – conclude Watson parafrasando il romanziere spagnolo Carlos Ruiz Zafón – più di quanto non lo è già».

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