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12/07/2017
ambiente, logistica, porti

Gas nei porti, Napoli vuole un deposito costiero

dot Gas nei porti, Napoli vuole un deposito costiero
di Paolo Bosso

«Un deposito costiero di gas naturale liquefatto [gnl] a Napoli rappresenterebbe l'unico per il Meridione. Altrimenti i rifornimenti si fermerebbero a Civitavecchia». Per il presidente di Assocostieri, Marika Venturi - tra l'altro anche responsabile delle relazioni esterne per l'OLT Offshore Lng Toscana di Livorno -, la creazione nel capoluogo campano di un punto di approvvigionamento e rifornimento di gnl è una necessità naturale più che una possibilità. Una posizione in linea con le ambizioni di Pietro Spirito, presidente dell'Autorità di sistema portuale (Adsp) del Tirreno centrale (Napoli e Salerno), che da quando si è insediato a dicembre ha espresso più volte l'intenzione di lanciare entro l'anno una manifestazione di interesse per la creazione e gestione di un deposito costiero di gas. «Napoli è stata individuata dal governo come porto strategico di bunkeraggio. Il deposito però deve essere connesso alla rete nazionale», spiega Spirito nel corso della prima assemblea di Assocostieri, tenutasi martedì nel capoluogo campano. I tempi sono lunghi, perché dopo la manifestazione, prima ancora della gara, «bisognerà vedere che tipo di concessione applicare», spiega Spirito. I costi, secondo i calcoli dell'Adsp, si aggirano tra i 40 e i 50 milioni di euro. Le risorse economiche per realizzarlo potrebbero arrivare da Cassa Depositi e Prestiti. «Stiamo valutando a livello nazionale la possibilità di finanziamenti a tasso zero per creare delle starup», rivela Enrico Maria Pujia, direttore per la Vigilanza sulle Autorità portuali del ministero dei Trasporti.

Quattro anni di tempo per creare una rete di distribuzione
Entro il 2020, al massimo per il 2025, l'Italia deve essere pronta a rifornire e custodire il gnl moltiplicando i depositi costieri se non vuole essere tagliata fuori da questo mercato. Fra tre anni entreranno in vigore strettissimi parametri emissivi per le navi, con livelli di zolfo ridotti al minimo, dettati da regolamenti mondiali stabiliti dall'organismo Onu International Maritime Organization. Secondo le previsioni tanto degli ingegneri nostrani che dei tecnici ministeriali, il mercato del gas naturale liquefatto è destinato a fiorire. Nel 2016, dati del ministero dello Sviluppo Economico, il consumo di gnl ha superato storicamente quello del petrolio, salendo a 58,1 milioni di tonnellate, contro i 57,1 del secondo. La direttiva europea DAFI (2014/94/UE), adottata dal governo alla fine dell'anno scorso (D.lgs. 257/2016), ha avviato una strategia nazionale, della durata di quattro anni (art. 8, comma 6) per decidere dove costruire e come gestire “infrastrutture per i combustibili alternativi”, tra i quali anche depositi costieri di gnl. Questi ultimi vengono definiti “insediamenti strategici” (art. 9) di pubblica utilità, sottostanti quindi a consultazioni pubbliche. In un concerto ministeriale composto da Sviluppo Economico, Ambiente e Trasporti, sono state disegnate dettagliate linee guida per costruttori e concessionari stabilendo la burocrazia delle autorizzazioni, tra cui la Valutazione d'Impatto Ambientale (D.lgs. 104/2017) e i protocolli di sicurezza per realizzare un'opera di questo tipo. Per velocizzare le decisioni la Conferenza dei servizi è “asincrona”, senza riunione (D.lgs 127/2016, “legge Madia”). Per i porti che vogliono realizzare hub di gnl il contesto normativo e procedurale che si sta creando è confortante, non crea magicamente una rete di distribuzione ma per lo meno struttura una disciplina. Per di più oggi i porti sono accorpati nelle Autorità di sistema, cosa che facilita un corollario di istanze, di domande infrastrutturali, più razionale e meno anarchico del passato.

Il contesto storico spinge sempre più verso l'uso di combustibili alternativi al petrolio per il trasporto marittimo, come appunto il gnl. «Il dibattito sugli scrubber [filtri antiparticolato da installare sulle navi che vanno a bunker] sta scemando», commenta Pujia, a sottolineare un futuro contraddistinto da carburanti alternativi piuttosto che da filtri da applicare alle navi tradizionali.  Ma il tempo stringe, l'Italia in pochi anni dovrà pianificare, investire e realizzare punti di approvvigionamento di gnl per non ritrovarsi penalizzato nella logistica della distribuzione mediterranea. Barcellona, per esempio, ha già avviato a giugno un'attività di approvvigionamento e rifornimento costiero gestito dalla iberica Enagas. 
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