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15/04/2018
politiche marittime, porti

Bruxelles, "I porti italiani devono pagare le tasse"

dot Bruxelles, "I porti italiani devono pagare le tasse"
L'attività di riscossione dei canoni di concessione demaniale nei porti deve essere tassata, altrimenti è Aiuto di Stato ai danni dei porti degli altri Stati membri. Con un documento arrivato al governo italiano ad inizio aprile, la Dg Competition – l'ufficio della Commissione Ue che si occupa della concorrenza - accende un faro sulla portualità italiana. «Si rischia di mettere in ginocchio tutti i nostri i porti. Metteremo a lavoro tutte le risorse a nostra disposizione per offrire ogni utile contributo al ministero dei Trasporti in questa difficile partita», commenta il presidente Assoporti, Zeno D'Agostino.

Cosa dice la Dg Competition
L'indagine è iniziata nel 2013. Ebbene, la Dg Competition è arrivata alla conclusione che «con l'esenzione dalle tasse alle Autorità portuali italiane, che sono coinvolte in attività economiche, l’Italia rinuncia a una parte di entrate che costituiscono risorse economiche per lo Stato. Così la misura di esenzione si configura come perdita per le casse centrali». Quindi, si «ritiene che la misura dell’esenzione distorce, o minaccia di farlo, la concorrenza e influenza negativamente i traffici merci dentro l’Unione».

Il vantaggio dei porti italiani
Le attività economiche delle Autorità di sistema portuale (Adsp), la loro facoltà di rilasciare concessioni e autorizzazioni, il loro essere in altre parole un ente pubblico-non economico le rende alla stregue di imprese, secondo la Dg Competition. Possono abbassare le tariffe più di altri porti, avvantaggiandosi: «le autorità portuali italiane godono di vantaggi che possono essere utilizzati per offrire tariffe più basse rispetto ai porti non sussidiati». Simone Gallotti, considerando le entrare dal 2016 e il peso delle concessioni e delle autorizzazioni - intorno alla metà dei bilanci delle Adsp -, ha calcolato un 'rimborso' di 100 milioni di euro. Ma non è tanto questa la stangata quanto il rincaro a cui sarebbero obbligati i porti casomai l'indagine diventi procedura d'infrazione: le tasse portrebbero aumentare fino al 40 per cento. Adeguandosi alle disposizioni europee, circa cinque anni fa una misura simile è stata attuata per l'Olanda, a cui è seguita la Francia e il Belgio.

Assoporti: «Grave errore interpretativo»
Secondo D'Agostino, il caso aperto dalla Dg Competition è un «grave errore interpretativo». «Non possiamo accettare – commenta - l’interpretazione seconda la quale le attività svolte dalle Autorità di sistema portuale nel riscuotere canoni concessori sia da considerarsi attività economica soggetta a imposizione fiscale. Considerare l’attività di riscossione espletata dalle nostre Autorità alla pari delle attività economiche di un’impresa di diritto privato è un grave errore interpretativo». «Oltre a essere un controsenso rispetto alle funzioni di regolazione e vigilanza in capo alle stesse, essendo queste ultime chiaramente di natura pubblica, si tratta di una misura di coordinamento di politica dei trasporti. Inoltre, tale imposizione costringerebbe le Autorità di Sistema Portuale ad applicare canoni concessori e autorizzativi più alti, a discapito delle imprese che lavorano nei porti».

«Provvederò a contattare tutte le Associazioni del cluster nei prossimi giorni in modo da lavorare insieme, ed evitare un danno così enorme ad una risorsa così importante», conclude D'Agostino.
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