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19/12/2016
storie, logistica

Incidenti a bordo, l'esperienza di un comandante

dot Incidenti a bordo, l'esperienza di un comandante

di Gaetano Mortola - DL News 

 

E’ l’ultimo incidente mortale (3 morti), accaduto a bordo di una nave traghetto, in porto a Messina (Il Sansovino), che mi fa riprendere la penna per scrivere su questo argomento. Desidero trasmettere la mia lunga esperienza in questo campo acquisita a bordo di petroliere, una vita intera e anche di più, perché a 82 anni non ho ancora finito di occuparmi di navi, di perizie di tutti i generi ma soprattutto di navi, grazie all’attività di mio figlio che, a Barcellona, è direttore della sua ditta, la Control System Survey.

 

Simili incidenti oggi non sono più accettabili, sono assurdi. Significa che da parte di chi dirige le operazioni di controlli, riparazioni etc dentro spazi chiusi di qualsiasi genere, a bordo o a terra, c’è una irresponsabilità congenita, superficialità e inesperienza, mancanza di buon senso, mancanza di controlli adeguati, forse, anche mancanza di procedure ancora più rigorose. I tre quarti della mia vita marittima l’ho trascorsa, fortunatamente navigando su petroliere della Esso americana, di tutti i tipi e tonnellaggi. Dal grado di terzo ufficiale passai subito a primo ma già in quegli anni avevo capito la pericolosità dei locali pompe, cisterne carico e spazi chiusi di ogni genere. Comunque i dirigenti della Esso condividevano ogni miglioria che il bordo ideava e metteva in pratica per la sicurezza. Erano gli anni ‘60.

  
A bordo vigeva già il “Safety Management System” ed il “Coin your idea”. Nei primi giorni da primo ufficiale (coprii  per due mesi anche il grado del secondo che mancava, una petroliera nuova da 50.000 DWT) ordinai rotoli di tela olona e feci costruire dal nostromo (lavoro urgente) alcune lunghe condotte di varie misure, capaci di raggiungere tutti gli angoli di una cisterna. Durante tutti i viaggi in zavorra c’era sempre da degassificare qualche cisterna, per rimozione sedimenti o riparazioni/ispezioni. Facevo applicare la manica a vento al ventilatore in coperta, attraverso uno dei portelli, ed il getto d’aria arrivava direttamente sul posto di lavoro mantenuto da una sagola  anche in diagonale. Eventuali formazioni di gas erano spazzate via dal forte getto d’aria uscendo dai portelli della cisterna.

 

Anche se le cisterne venivano degassificate bene, per chi ci lavorava dentro sorgeva sempre qualche problema  di respirazione: Rimozione sedimenti, punti non lavati bene, smontaggio di tubazioni, producevano sempre gas. Si facevano lavorare i marinai a turni di circa un ora e poi fuori a prendere aria e bere latte per 15 minuti. Col mio sistema si lavorava in totale sicurezza. Diminuirono i tempi di lavoro ed il consumo di latte. Sopratutto il personale andava nelle cisterne di buon animo ed io stavo sempre all’erta. Quando cambiavo nave se non c’erano le maniche a vento le facevo costruire subito. In breve, tutte le altre petroliere adottarono il mio sistema. Poi vennero le condotte di tela di plastica costruite  dalle ditte etc, etc, Tutto più semplice, anche con  più potenti ventilatori. Ricordo che i Coppus (di una ditta inglese) azionati ad aria compressa erano i migliori.

 

In questi ultimi anni l’Italia è stata funestata da parecchi incidenti mortali, personale mandato a pulire cisterne di fogne, autobotti e altri spazi chiusi. Parecchi morti. A bordo delle petroliere un incidente classico succedeva quando, accorgendosi che il tanchista era svenuto sul fondo del locale pompe, qualcuno si precipitava  giù per le scalette per salvarlo e ci crepava anche lui. Errore madornale, prima di scendere si deve chiamare aiuto, ventilare il locale indossare l’autorespiratore, o l’Escape module. Circa negli anni ‘8o, fuori il Porto di Augusta, un coraggioso ma inesperto primo ufficiale ci lasciò le penne per un caso simile.

 
Da anni oramai esistono un mucchio di rilevatori gas (per tutti i tipi di gas) rilevatori ossigeno, escape modules, (apparecchi elettronici che si allacciano in vita e danno l’allarme in caso di pericoli gas o mancanza di ossigeno dando alla persona circa 10 minuti di ossigeno per uscire dal locale), e poi, ventilatori e estrattori di ogni genere, azionati ad acqua o ad aria compressa o elettrici. Sono in commercio anche condotte a soffietto di tutte le misure e lunghezze per convogliare l’aria dei ventilatori nella parte bassa delle cisterne. Prima di entrare nel locale chiuso, anche se vuoto e pulito (cisterne di zavorra, cofferdam etc) bisogna che una persona competente controlli la percentuale di ossigeno e gas.

 

Prima di entrare dentro per ispezione o lavori bisogna eseguire la ventilazione e continuarla fino a che si sta dentro. Se il locale è piccolo a volte basta introdurre una manichetta d’aria di un compressore con aria a mezza forza. Logicamente dipende da che tipo di operazione bisogna eseguire. I direttori di macchina non amano tenere i compressori in moto per lungo tempo! Una persona o più persone (a seconda dei casi) devono stare fuori  muniti di autorespiratori. Se si svolgono lavori con uso di fiamma devono essere a portata di mano di chi lavora uno o più estintori a polvere, altri estintori fuori del locale pronti all’uso. Se il lavoro viene eseguito in macchina è importantissimo il controllo degli spazi adiacenti. L’uso della saldatrice all’interno potrebbe provocare un incendio dall’altra parte della paratia verniciata o contenente materiale  infiammabile. Esistono procedure internazionali a tale proposito. 

 

A bordo delle navi in porto l’autorità portuale esige il controllo di un chimico prima di dare l’approvazione. Il chimico controlla, firma il certificato “Gas Free” e annota le procedure da seguire, ma cosa importante  ricordatevelo è il comando di bordo (in particolare il primo ufficiale) che conosce a fondo la vera situazione delle cisterne ed i rischi che si possono correre per  eseguire i lavori. E ci si deve preparare di conseguenza, senza lasciare tutta la responsabilità ai pompieri che spesso (se si tratta di lavori importanti) vengono assegnati a bordo.

 

Esiste la “Check List”, personalmente suggerisco di aumentare i fattori di sicurezza in essa contenuti come ho sempre fatto io stesso specie con la petroliera in cantiere. Ricordatevi, ci vuole  ventilazione sicura  in qualsiasi spazio chiuso, specie se ha contenuto liquidi pericolosi. Io penso che nelle raffinerie ci siano dirigenti esperti in questo campo, procedure esigenti, senso di responsabilità etc, ma sono preoccupanti le piccole  industrie e mi hanno sempre preoccupato i traghetti dove (per mia esperienza diretta) esiste più inesperienza e superficialità. Questo ultimo caso lo potrebbe dimostrare. Amen per i morituri ma provo una profonda tristezza per le tre famiglie. Potesse il mio pensiero giungere lontano nei posti giusti.

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