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10/12/2012
logistica, porti

In Brasile la rivoluzione delle concessioni

dot In Brasile la rivoluzione delle concessioni
di Paolo Bosso 
 
In Brasile c’è una parola che si usa per definire gli sprechi della logistica: costo brasiliano. In Italia viene chiamato il problema dell’”ultimo miglio”. Magari in Spagna si dirà in un altro modo. In Olanda – regina della logistica - probabilmente la parola non esiste. Fatto sta che del problema di infrastrutture che si scoprono carenti quando si vogliono incrementare i traffici il Brasile se ne vuole liberare, o meglio liberalizzare, riprovandoci con un nuovo maxi piano per i porti. Dopo il tentativo di riforma di Luiz Inácio Lula da Silva parzialmente fallito dopo essersi scontrato con i rapporti di potere interni, adesso è l’attuale presidente del paese sudamericano, Dilma Vana Rousseff Linhares (nella foto), a ritentare la strada della modernizzazione.
Il piano è ambizioso: 54,2 miliardi di real (26 milliardi di dollari), tutti ancora da trovare, perché si tratta per lo più di finanziamenti privati, o meglio pubblico-privati. Due bienni: 2014-2015 da 14,89 miliardi di dollari e 2016-2017 da 11,15 miliardi. A questi si aggiungono 2,64 miliardi di real (1,27 miliardi di dollari) per 18 porti a gestione pubblica. 
Come attirare i soldi? Linhares, che nei giorni scorsi ha presentato il piano al governo, spiega che alla base di tutto ci sarà un nuovo meccanismo delle concessioni. Attualmente il diritto di realizzare e gestire terminal è assegnato sulla base degli introiti che il governo prende sui diritti portuali. Da oggi invece la concessione verrà assegnata agli operatori capaci di garantire più traffico. E’ questo il cuore del progetto brasiliano: attirare investitori svecchiando un sistema farraginoso e burocratico per liberalizzare i porti e portarli nel XXI secolo.
«I problemi che abbiamo con le strade, le ferrovie e i porti sono le cose che creano il nostro tristemente famoso “costo brasiliano”, che è probabilmente la cosa che più impedisce al Brasile di realizzare il suo potenziale economico» ha detto alla Reuters Alvaro de Oliveira, presidente di Itaoca Terminal Maritimo, uno dei tanti operatori logistici del paese. 
Il Brasile si è fatto due conti. E’ il primo esportatore mondiale di caffè, zucchero, carne bovina, succo d’arancia ed etanolo. Già adesso i porti a sud est del paese lavorano al 100% della capacità e tra quattro anni si arriverà alla saturazione con ritmi di crescita previsti al 2030 per 34 porti pari a quattro volte quelli attuali. L’attuale sistema logistico non potrà mai sostenere questo ritmo.
«Vogliamo un’esplosione di investimenti» ha detto Dilma Rousseff. E se non arriveranno? A chiederselo sono in tanti, tra cui LOGZ, uno dei principali operatori. Peter Gyde, chied executive di Maerk Line Brasile, è invece ottimista e ha giudicato il piano un «pacchetto ambizioso».
Tutto si giocherà sul ruolo dei privati e sulla capacità del governo di rendere appetibile le banchine, le strade, i binari, sperando che il nuovo meccanismo di concessioni basato sul traffico e non sugli introiti svecchi l’attuale sistema.  

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