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07/07/2015
storie

Il sacerdote professore e Jack La Bolina

dot Il sacerdote professore e Jack La Bolina

di Tobia Costagliola - DL News 

 

Caro Decio, come ti dicevo recentemente, anche io, come te, “custodisco” diversi metri cubi di libri e documenti vari che giacciono negli scaffali o in polverosi cartoni, testimonianza di avvenimenti e storie passate e recenti. Tu, giustamente, hai detto: “Certi documenti sono in letargo, vivono nei ricordi, come la memoria. Aspettano, irradiando ogni tanto una forma di energia, nel loro nascondiglio”. Spesso li guardo svogliatamente e mentre cerco di spolverarli penso alla fine che faranno quando non ci sarò più. Questa volta mi è capitato tra le mani un documento di 26 pagine che risale al 1878. In verità lo avevo già letto in passato ma, questa volta, ho voluto rileggerlo e, confidando nella bontà e comprensione di chi legge, mi permetto  divulgare una piccola parte del suo contenuto con qualche mia considerazione, alla luce dei tempi che corrono.

 

Il discorso
Si tratta del Discorso Inaugurale Dell'Anno Scolastico 1878-1879 del Regio Istituto Nautico di Procida tenuto dal Prof. Sac. Michele Parascandolo. Questo sacerdote era uno storico, letterato, biblista, latinista, archeologo, meteorologo, esperto di astronomia e navigazione e altre cose ancora. Il Parascandolo rivolgendosi agli 80 alunni dell'Istituto diceva: “Oggi che è tempo, istruitevi, educatevi, e un giorno affronterete con coraggio le battaglie della vita. Voi navigherete; ebbene, vi dirò con Tommaseo, la solitudine de' mari posta quasi a specchio alla solitudine dei cieli, quei soli cocenti, quei venti rabbiosi, quelle infernali maree, quelle tediose bonacce, quei porti disabitati, quella vita tutta di risico inglorioso e di sempre somiglianti avventure e d'inamabili angustie, cotal vita vi comprimerebbe il cuore, vi schiaccerebbe l'anima, se non la sorreggesse il sentimento del proprio dovere e l'amore alla propria famiglia, se uno spirito maggior dell'umano non la ingentilisse, se non la confortasse una di quelle preghiere che, imparate sulle ginocchia della madre, salgono spontaneamente sulle labbra, se non la vivificasse l'alito della speranza in Colui che sul mare più che altrove fa volar libero il suo linguaggio, or quasi vento e piacevole, or quasi lampo che dall'una all'altra estremità dell'orizzonte risponde a sé stesso. Voi navigherete; ebbene, soggiungerò con Jack La Bolina, siate superbi di poter dire: Sono Italiano e marinaro; son del paese e fò il mestiere di colui che ha scoperto l'America, di colui che ha inventato la bussola, di tutti quei prodi e valenti uomini che hanno respinto gli stranieri a Ponza e schiacciato i barbari a Lepanto. Voi navigherete; concluderò finalmente; ebbene, dovunque approdiate, ricordatevi sempre che i marinari di Procida, lontani dalla turpe idolatria dell'oro, pure sono sempre stati risparmiatori, ed onesti e coraggiosi; che Amalfi, Pisa, Genova e Venezia sì’ avevano banchi, possedimenti e colonie nell'Arcipelago, nella Siria, nell'Asia Minore, sul Bosforo, sul Mar Nero; che gli italiani d'una volta furono i primi a dettar leggi marittime, a scrivere lettere di cambio, a costruire legni per carati. Sì’ ricordatevi de' nostri buoni e bravi antenati, imitatene gli splendidi esempi, e voi...voi farete il vostro bene materiale e morale, farete la gioia e l'amor della famiglia, la forza, la grandezza della patria Città, della patria Provincia, della patria Nazione”.

 


Sentimenti d’altri tempi
Il testo citato è solo l'ultima di ben 26 pagine scritte e lette dal professore a studenti, docenti ed autorità intervenute. Oggi, dopo 137 anni, questo discorso sembra fuori tempo e fuori luogo: i ricordi o la conoscenza delle antiche glorie sono svaniti; nessuno li trasmette o li insegna più... e poi, dov'è finito l'Istituto Nautico? Potremmo definire questo discorso retorico, pomposo e, soprattutto, anacronistico anche se ne abbiamo lette poche righe. I riferimenti alla famiglia, alla preghiera, allo stesso mare visto come indomabile forza della natura, sono sentimentalismi d'altri tempi; oggi non c'è più bisogno della preghiera: l'uomo é autosufficiente e non ha più bisogno di Dio; il mare? oggi grazie alla evoluzione tecnologica ci illudiamo di averlo domato. Sono ben altri i discorsi che andrebbero fatti, oggi, all'inizio di un anno scolastico. Innanzitutto si potrebbe più parlare del mare o del futuro sul mare in una scuola senza indirizzo e dagli obiettivi vagamente e artificiosamente definiti? (Quale importanza può avere la scuola di provenienza e la preparazione? Tanto, poi, ci sono i corsi…).

 


Tommaseo e Jack La Bolina
Come si noterà, il reverendo professore cita Tommaseo e Jack la Bolina. Tommaseo è il Nicolò che tutti (parlo della nostra generazione) abbiamo conosciuto a scuola o nelle biblioteche, linguista, scrittore, patriota italiano, imprigionato dagli austriaci nel 1848 insieme a Daniele Manin, entrambi esponenti di spicco, nel 1849, nella breve vita della Repubblica di San Marco, creatore del Dizionario della Lingua Italiana e del Dizionario dei Sinonimi, ecc. Jack La Bolina pseudonimo di Augusto Vittorio Vecchi, certamente più noto agli allievi dell’Istituto Nautico di Procida, allora, che a tanti allievi e docenti, oggi. Nel 1879 costituì, a Genova, il Regio Yacht Club Italiano e, nel 1894, fondò la Lega Navale Italiana. Ancora oggi, la Lega Navale ne onora la memoria con il Trofeo Nautico Jack la Bolina. Pensate, il professor Parascandolo, già nel 1878, nell'isola di Procida, era un estimatore di questo poliedrico ed eccezionale personaggio, studioso appassionato e tanto sensibile verso il mare, l'ecologia, la navigazione, il progresso tecnologico e tutte le attività marinare. Già nel 1878, gli alunni dell’Istituto Tecnico Nautico di Procida conoscevano Jack la Bolina!

 

La divulgazione ottocentesca
Il poliedrico e onnisciente sacerdote Parascandolo era sempre informato e attento all’evoluzione culturale ed incline al continuo aggiornamento tramite giornali, riviste, gazzette e ogni altra divulgazione di quelle informazioni utili ad una maggiore conoscenza per la formazione dei giovani allievi dell’Istituto Nautico di Procida. Pensate! Nel 1878 Jack La Bolina non aveva ancora scritto nessun libro di larga divulgazione ma già scriveva da qualche anno sulla Rivista Marittima (Storico mensile della marina Militare dal 1868), sulla Nuova Antologia e sulla Gazzetta D’Italia che il Parascandolo leggeva ed utilizzava per le sue lezioni. Ecco ulteriori notizie di Jack la Bolina tratte dall'Enciclopedia Treccani : Vècchi, Augusto Vittorio - Ufficiale di marina e scrittore di cose marinare, noto con lo pseudonimo di Jack La Bolina (Marsigli 1842- Forte dei Marmi 1932). Fu redattore, fra l'altro, del Caffaro (Genova) del Fanfulla, e pubblicò numerosi libri di divulgazione, di memoria e d'invenzione, i più dedicati ai ragazzi: ai quali, con stile semplice e vivace, cercò d'ispirare l'amore per l'avventura, per il rischio e soprattutto per la navigazione. Si ricordano: Bozzetti di mare (1874); Memorie di un luogotenente di vascello (1897); Storia generale della marina militare (1897); La marina contemporanea (1899); Vita di bordo(1914); La guerra sul mare (1915); Storia del mare (1923); Al servizio del mare italiano (1928); Cacce su terra e su mare (post.,1933).

 

L’Istituto Nautico di Procida
Sarà mai concepibile, oggi, nonostante la dominante e arida cultura informatica, una pioneristica e lungimirante attitudine, a livello puramente pedagogico, simile a quella del reverendo professore? Ti chiederai cosa ci faceva un sacerdote nell’Istituto Nautico dell’Isola di Procida. Alla fine dell’800, nell’isola di Procida (circa 10mila abitanti) esistevano circa 80 sacerdoti e altrettanti erano impegnati a vario titolo, fuori Procida, in Università, istituzioni del Regno e gerarchie ecclesiali nazionali ed internazionali. Il Clero, a Procida, continuava ad essere, come nel Regno dei Borbone e anche nell’intervallo decennale di dominazione francese, la classe più erudita della popolazione. Mentre una buona parte del Clero si occupava della “cura delle anime”, un'altra cospicua parte aveva sempre occupato ruoli preminenti anche nelle varie istituzioni civili e politiche ed erano inseriti anche nel corpo dei  docenti nelle varie scuole, incluso l’Istituto Nautico, dedicati alla preparazione di quei Capitani che, insieme a qualche migliaio di marittimi, costituivano la struttura portante dell’economia procidana.

 

Il professore nell’aldilà 
Non è mai troppo tardi per approfondire le conoscenze su Jack La Bolina. La Lega Navale Italiana ne conserva immutato il ricordo e continua a trasmetterne la memoria alle future generazioni. Chissà se il reverendo professore Parascandolo, nell’aldilà, è a conoscenza che, anche quest’anno, tra giugno e settembre, si terranno 4 regate, a San Benedetto del Tronto, dedicate a Jack la Bolina (e a Giovanni Latini)? Come hai notato, qualunque sia l’argomento da me trattato, breve o lungo che sia, arriva sempre un momento in cui emerge il mio grande cruccio e la mia sofferenza per la grave situazione dell’istruzione nautica e per l’assenza di un unico ed autorevole soggetto istituzionale che se ne prenda finalmente cura nella maniera più adeguata. Come non si può rilevare, da quanto sopra descritto, l’abissale divario tra l’atmosfera “scolastica” di quel lontano 1878 e quella di oggi? La lingua batte sempre dove il dente duole.

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