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01/09/2015
storie, armatori, libri

Il ruolo dell'armatore oggi

dot Il ruolo dell'armatore oggi

Conversazione tra Fabrizio Vettosi e Decio Lucano - DL News 

 

Decio, augurandomi che tu stia spendendo ancora qualche giorno di relax estivo, vedo con piacere che le mie riflessioni o "provocazioni" hanno attirato l'attenzione di prestigiosissimi lettori tra cui Tobia Costagliola che stimo per essere uno dei più autorevoli analisti di storia dello shipping e di cui facciamo sempre tesoro per i contributi che ci profonde. D'altro canto ho acquistato varie copie della sua Storia della Flotta Lauro che ho provveduto a regalare a qualche ostinato amico unitamente alla biografia di "Aristotele Onassis" scritta da Foustanos. Ritengo che il libro di Tobia (mi perdonerà se gli do del tu che non vuole essere irrispettoso, ma solo una comodità comunicativa da "equipaggio" o "banchina").

 

Ringrazio anche Tobia per l'implicito apprezzamento per le mie riflessioni, il solo fatto che le abbia lette è per me già un successo. Senza voler essere irriverente rimango abbastanza convinto delle mie idee sul mutato ruolo dell'armatore e vado a citarne le ragioni:

 

1) Non vi è dubbio che tra i sotto-segmenti dello shipping il contenuto di logistica può essere più o meno elevato. Non è paragonabile, infatti il ruolo svolto dall'armatore nel trasporto di autovetture nuove, anziché di Acido Cloridrico, o VynilClorurMonomer, oppure passeggeri con il trasporto di grano, carbone e minerale di ferro. Nel primo caso trattasi di pura logistica industriale, mentre per gli ultimi parzialmente di una integrazione del trading commodities.

 

2) Tuttavia, ritengo che vi sia una sostanziale confusione (in generale, non mi riferisco a Tobia che è sempre molto lucido nelle sue analisi) tra "Asset Player" ed "Armatore". Personalmente, continuo a pensare che la prima sia attività più tipicamente di pertinenza di un Investitore, mentre la seconda si configuri come la vera attività armatoriale. In sintesi, lasciamo che siano gli investitori ad occuparsi di "Asset Trading" e lasciamo il "trasporto" (o meglio la "logistica") agli armatori. Con ciò non significa che l'investitore non possa essere un esperto di shipping (anzi lo raccomando, onde evitare i disastri a cui spesse volte assistiamo di recente) e, perché no, un armatore, "Greeks docet"!

 

3) Sarà un caso, pur ritenendo tutti noi Achille Lauro una figura iconica (personalmente, per me che sono anche un appassionato di calcio, sarebbe come discutere la genialità di Maradona), non possiamo freddamente sottacere sul fatto che, purtroppo, il suo gruppo sia fallito. Pertanto, mi sembra utile soffermarsi ogni tanto non solo sulla miriade di aspetti innovativi implementati dal "Comandante" dal punto di vista gestionale e strategico, ma anche su qualche errore, ahimè "fatale", che lo stesso commise all'epoca ed a cui, oggi dall'alto, starà ripensando (mi riferisco, ad esempio, alla eccessiva patriarcalità del modello di governance).

 

In sintesi, non per essere diplomatici, mi sembra che io e Tobia non siamo agli antipodi, abbiamo due modi diversi di intendere il mestiere dell'armatore (io forse un po' più restrittivo); speriamo di incontrarci presto su una banchina per un caffè (rigorosamente Napoletano), ovviamente invitando te come testimone d'onore.


Fabrizio Vettosi
 

Caro Fabrizio, ti ringrazio perché stimoli e partecipi al nostro dibattito, a differenza di tanti che preferiscono restare nel loro cantuccio a contare le monete. Ma vorrei stemperare la discussione sulla figura dell'armatore, a mio modo, sperando di farmi capire per quello che scrivo. 


La figura dell'armatore è “romantica”, (nel senso storico di origine di questa parola) perché  proviene dal passato, ma è protagonista attivo nelle cronache di storia marinara attuali. In ciascuna delle parti che compongono questa figura c'è qualcosa di ciascuna delle altre parti con cui l'armatore è obbligato a creare una rete di rapporti commerciali e umani.  Non è una contraddizione, è un “mestiere” che è comune a chi vuole fare impresa, ma l'armatore è quello che mette i suoi soldi e la sua fantasia in una impresa che si chiama nave, e il suo campo di azione è il trasporto di merci sui mari, con figure determinanti come il broker e oggi lo shipmanager. Figura ancora più impegnata attualmente perchè opera sulla base di investimenti finanziari, intervento di fondi che giocano come abbiamo detto su più tavoli e influiscono nella gestione dell'azienda. Perché romantico allora? Un grande scrittore, Richard Hughes, scrisse nel 1938 Nel pericolo, forse uno dei più bei libri di mare che coinvolgono la nave, l'equipaggio, l'armatore, quest'ultimo-scrive l'autore, è un “uomo economico” ma spesso “preferisce una bella nave ad una bella moglie, ad una bella festa, in breve a tutte le altre cose belle”...


Negli Usa nel 2011 è uscito The Shipping Man, storia romanzata (dal vero) di un finanziere americano che volle diventare armatore, un testo cult che ha come teatro il mondo. Segno che la figura dell'armatore potremmo dire  “puro” è molto ambito (un argomento letterario così da noi non avrebbe seguito). Sempre negli Usa nel 2012 è stato stampato ed  ha avuto un successo mondiale un ottimo libro, Dynasties of the Sea, the Shipowners and Financiers Who Expanded the Era of Free Trade, venti grandi nomi che sul mare continuano a esercitare il “mestiere” di armatore insieme a tanti altri interessi che coinvolgono i traffici e il progresso tecnologico.

 

Ma tornando ai nostri lidi, come non citare Le carrette degli armatori genovesi di Pro Schiaffino, biografia degli armatori del '900 che non sono solo genovesi e che hanno costruito aziende con vari interessi e sono gli eredi o figli d'arte, alcuni operativi ai giorni nostri (storia a parte la flotta di stato). Basta andare a visitare l'archivio della Flotta Costa, ma mi vengono a mente i Messina , i Novella, i Bottiglieri, Ievoli, Aponte, Onorato, Grimaldi, D'Amico per capire che cosa significhi essere armatore. Campania capitale dello Shipping? Ovviamente nel corso degli anni le tipologie navali si sono diversificate rispondendo alle necessità dei traffici sul mare e si è fatto sempre più stretto il legame armatore-intermodalità secondo le specialità gestite. E inoltre il rapporto capitale di credito e capitale di rischio si è affinato con una maggiore conoscenza dello shipping da parte delle banche. Merita sottolineare che nell'ambito della Confitarma il Gruppo Giovani Armatori costituito dai figli degli armatori lavora molto bene e sono tutti giovani che hanno già ruoli di rilievo nelle aziende di “famiglia”. E' già avviato il ricambio generazionale.

 

E veniamo al volume di Tobia Costagliola, La flotta che visse due volte, Le navi di Achille Lauro edito nel 2013, un'opera monumentale che è storia italiana, marineria e mondo imprenditoriale, in questo quadro l'armatore Lauro sarà stato patriarcale (malattia sempre attuale nelle famiglie) ma questo non gli ha impedito di dimostrare chi e che cosa è un armatore. Non solo navi, ma un tessitore di occasioni di lavoro “a 360 gradi” nell'indistria navale attraverso la gestione delle navi.

 

Ho conosciuto Achille Lauro a Sorrento nel 1979, aveva 92 anni, camminava dritto con le stampelle, pronunziò un discorso indimenticabile sugli uomini che fanno la fortuna dell'azienda di navigazione. Nave-marinai-armatore, una comunità imprenditoriale antiretorica, anomala rispetto alle aziende di terra, come aveva ben descritto Richard Hughes. Peccato che a quella età, Lauro non avesse avuto più la forza fisica di dare una lezione alle banche asservite al potere politico (come avviene oggi di massima e di cui aveva fatto le spese  Ernesto Fassio), perché sono convinto che non sarebbe fallito.

 

Il fallimento di Lauro, come ha ampiamente scritto e dimostrato nel suo volume Tobia Costagliola, qualunque ne siano state le cause, non sminuisce quei principi da lui affermati e quelle prerogative da lui evidenziate. Il fallimento non declassa Lauro dal posto che la storia dell'armamento gli ha assegnato e che può sempre additarlo come esempio e come monito per il futuro.

 

Decio Lucano 

 

Immagine in alto, Il capitano del Queen Lucretia; in home page, L'armatore del Queen Lucretia. Entrambi di Mimmo Frassineti (via)

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