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06/07/2016
armatori, politiche marittime

Il regolamento (depotenziato) sui porti europei

dot Il regolamento (depotenziato) sui porti europei
a cura di Paolo Bosso e Renato Imbruglia
 
Il 29 giugno il Consiglio europeo ha approvato, dopo le trattative con il Parlamento europeo e la Commissione nel cosidetto “trilogo”, il regolamento (vincolante) per aumentare la trasparenza finanziaria dei porti e creare condizioni eque per l'accesso ai servizi tecnico-nautici in tutti gli scali degli Stati membri, confermando l'accordo raggiunto con il Parlamento europeo il 27 giugno.
 
Regolamento depotenziato
Una norma che ha richiesto anni di negoziati e che, ora che è arrivata nella forma di un regolamento vincolante, può dirsi definitiva. Purtroppo, secondo gli armatori in particolare, togliendo la parola mercato per sostituirla con “riorganizzazione” (articolo 1) di fatto depotenzia uno dei suoi fini principali, quello di liberalizzare e abbassare i costi del mercato dei servizi tecnico-nautici.

Cosa cambia
Sono state stabilite nuove regole per rendere i porti più efficienti, garantendo un'equa concorrenza in un settore, quello marittimo, che nel Vecchio continente dà lavoro a 3 milioni di persone. Secondo l'Ue, il regolamento rafforza la competitività dei porti, creando così le condizioni per promuovere il trasporto marittimo a corto raggio come alternativa alla strada, e riducendo i costi per l'utenza.
Finora la legislazione in materia di trasparenza finanziaria e servizi tecnico-nautici era demandata  ai singoli Stati membri in un'organizzazione orizzontale. Questo regolamento si applicherà a oltre 300 porti inclusi nelle reti transeuropee di trasporto ('core network' e 'comprehensive network'). Coinvolge il 96 per cento di tutte le merci e il 93 di tutti i passeggeri in transito nei porti Ue. 
Al fine di evitare oneri amministrativi sproporzionati, gli Stati membri possono decidere di lasciare fuori i porti periferici, come l’isola di Riunione, Madera e le isole Canarie. Possono anche decidere, a determinate condizioni, di non applicare le norme in materia di separazione contabile, sempre riguardo i piccoli porti.

Contabilità separata per i fondi pubblici
La riforma rende gli oneri per i servizi e per le infrastrutture portuali più trasparenti, soprattutto nei rapporti finanziari tra Stato, porti e operatori. L'organo di gestione portuale che riceve finanziamenti pubblici dovrà tenere una contabilità separata per mostrare come sono stati utilizzati questi fondi. Un modo per prevenire maggiormente le indagini sugli aiuti di Stato, su cui ultimamente è incappato il porto di Napoli.

Regolamento elastico, soprattutto sui servizi di pilotaggio
Quando si tratta di categorie quali servizi portuali, movimentazione delle merci e servizi ai passeggeri, le autorità portuali saranno soggette alle regole di trasparenza finanziaria, ma sono esenti dalle disposizioni di accesso. In altre parole, gli Stati membri, pur vincolati dal regolamento, restano liberi di decidere come organizzare questi servizi, nel rispetto dei dettami della Corte di giustizia Ue. Per esempio, il dragaggio dei fondali sarà coperto solo dalle norme che impongono una contabilità separata per le attività finanziate con fondi pubblici. Il punto più delicato riguarda invece quello sui servizi di pilotaggio: gli Stati membri sono liberi di applicare le regole di accesso, limitandosi a tenere informata la Commissione Ue. Una decisione criticata dagli armatori, attraverso l'European Community Shipowners' Association (Ecsa), che invece avrebbero voluto un regolamento tale da creare un libero mercato, aumentando la concorrenza e abbassando i prezzi. Per esempio, gli armatori vorrebbero che l'Ue desse un esplicito invito agli Stati membri ad applicare il Pilotage Exemption Certificate (Pec), l'esenzione del servizio di pilotaggio per quelle navi che possono entrare e uscire dal porto in autonomia, senza pilota e senza rischi.

L'accesso ai servizi portuali
Il regolamento mira a ridurre le incertezze giuridiche, stabilendo un quadro chiaro per l'accesso ai servizi portuali. Gli Stati membri e gli enti di gestione dei porti dovranno imporre alcuni requisiti minimi per la fornitura di servizi portuali, limitando il numero di fornitori come indicato dallo stesso regolamento. I requisiti minimi possono riguardare ad esempio il rispetto della legge sociale e del lavoro. 

Il prossimo passo
Il regolamento sarà approvato entro l'anno. Entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Non influenzerà contratti esistenti limitati nel tempo, mentre quelli indeterminati dovranno essere allineati al regolamento entro luglio del 2025.
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21 AGOSTO 2017 ore 17:06
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