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05/10/2010

Il presidente Confitarma ricorda Giuseppe d'Amico

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Il presidente Confitarma ricorda Giuseppe d'Amico
“La scomparsa di Giuseppe d’Amico è motivo di grande tristezza per tutto lo shipping italiano –afferma Paolo d’Amico, Presidente di Confitarma– con lui, se ne va uno dei grandi protagonisti dell’industria armatoriale italiana, rappresentante di una generazione di imprenditori validi e coraggiosi nell’intraprendere nuove iniziative e nuovi investimenti. Fratello di mio padre Ciro e dei miei zii Antonio, Carlo, Oronzo, Salvatore e Vittorio, insieme a mio nonno aveva fondato negli anni ’30 la Fratelli d'Amico Armatori. Da lì è partita l’avventura armatoriale della mia famiglia che attraverso alterne vicende portò negli anni ’50 i fratelli d’Amico di comune accordo a dividere in due distinte società l’impegno su comparti di traffico diversi. Mio zio Giuseppe è rimasto fino all’ultimo alla guida della Fratelli d’Amico Armatori di cui era Presidente e Amministratore Delegato e con lui la società ha superato momenti difficili grazie alla sua capacità di saper comprendere le trasformazioni dettate dal mercato e dalle diverse situazioni congiunturali che si sono alternate nel corso della sua lunga vita. Nonostante la sua età avanzata, aveva mantenuto il carattere e la vivacità di sempre. 
Mancherà a tutti, anche a chi, pur non avendolo conosciuto di persona, non ignora il coraggio e il valore di questo imprenditore del mare, che ha saputo trasmettere ai suoi eredi l’amore per la sua grande azienda”.

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Fratelli d’Amico Armatori Spa
La Fratelli d'Amico Armatori nasce agli inizi degli anni '30 ad opera di Massimino Ciro d'Amico e del figlio Giuseppe. All'inizio la flotta ha una funzione marginale rispetto alla principale attività della famiglia dedicata all'importazione e commercio di legname.
Successivamente, si fa strada la consapevolezza che disporre di una propria flotta, anche se di motovelieri, avrebbe significato l'affrancamento nel trasporto di legname dalla Yugoslavia e dal Mar Nero. Arriva la prima nave in ferro a vapore, la “Peppino Palomba” cui se ne aggiungono altre da 3.000 tonn. Nel frattempo, gradualmente si uniscono all'ing. Giuseppe anche gli altri sei fratelli.
Durante la campagna di Albania, la Fratelli d'Amico si impone nei rifornimenti ai militari e nella fornitura di foraggio per gli animali, ma la seconda guerra mondiale distrugge quasi totalmente la flotta che rimane con sole due unità. Nel 1947, nell'ambito del “Piano Marshall”, vengono assegnate alla compagnia due “navi liberty” con le quali la Fratelli d'Amico decide di rilanciare l'attività armatoriale mentre continua il commercio del legname. Sono ordinate ai Cantieri Breda di Marghera due motonavi da 5.000 tonnellate (“Francesca” e “Annamaria”) con le quali iniziano una linea merci dal Mediterraneo centrale per la Turchia, Siria, Libano ed Egitto. Acquistano sul mercato altre navi liberty, fino a possederne venti.
Nei primissimi anni ‘50 i sette fratelli decidono, di comune accordo, di dividersi e dar vita a due diverse compagnie di navigazione. I fratelli Giuseppe, Oronzo, Vittorio e Carlo continuano ad operare con la “Fratelli d'Amico Armatori” mentre Ciro, Salvatore ed Antonio, costituiscono la “d'Amico Società di Navigazione”.
Lo sviluppo dei traffici generato dalla ricostruzione post bellica dà un enorme impulso al settore armatoriale.
Giuseppe, Oronzo, Vittorio e Carlo, i quattro fratelli rimasti alla conduzione della originaria “Fratelli d'Amico Armatori”, affrontano la sfida dell'evoluzione del trasporto marittimo ordinando, presso i Cantieri Riuniti dell'Adriatico, le prime due turbocisterne supertankers. Inoltre, si deve all'ing. Giuseppe, l'aver intuito l'importanza dello sviluppo delle telecomunicazioni e la conseguente idea di far costruire la posacavi “Salernum” presso il cantiere “Navalmeccanica” di Castellamare di Stabia.
Lo sviluppo più significativo arriva negli anni 50-60: le facilitazioni finanziarie previste dalle leggi Tambroni e Cappa consentono alla Fratelli d'Amico di costruire otto navi frigorifere e sei bulkcarrier presso l'Italcantieri ed i Cantieri del Tirreno.
La grande crisi abbattutasi sul settore alla fine degli anni settanta costringe la Fratelli d'Amico Armatori a vendere le navi frigorifere e a ridimensionare il trasporto di carichi alla rinfusa. La compagnia riesce a superare la crisi riducendo il numero delle navi ma senza escludere un attento monitoraggio del mercato per cogliere occasioni singolari, quale ad esempio l'acquisto delle cisterne Aframax della Società Almare, facente capo alla flotta di Stato della Finmare. Tale settore si è poi ulteriormente sviluppato con un programma di sette moderne navi di ultima generazione di cui due, del tipo LRII costruite nei cantieri Japan at Mitsui Engineering Shipyards e consegnate tra il 2003 e il 20009.
Nell’ottobre 2009, la m/t Mare Doricum,  prima di quattro Suezmax ordinate ai cantieri Samsung Heavy Industry, viene consegnata alla società. Le navi gemelle che saranno consegnate nel 2011 e nel 2012 porteranno il totale della flotta a 12 navi.
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