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23/12/2016
ambiente, storie

Il porto di Napoli riscopre la flotta borbonica

dot Il porto di Napoli riscopre la flotta borbonica
di Paolo Bosso

A 218 anni esatti dall'affondamento di oltre mezza flotta borbonica, il porto di Napoli riscopre dei piccoli gioielli dell'antico Regno di Sicilia citeriore. Tra il molo dell'Immacolatella Vecchia e quello del Piliero i sommozzatori hanno individuato una corvetta borbonica, molto probabilmente la Flora, affondata per ordine dell'ammiraglio Horatio Nelson la notte del 23 dicembre del 1798 insieme ad altre 111 navi che non potevano seguire in Sicilia il re Ferdinando I, in fuga dalle truppe francesi guidate da Napoleone Bonaparte. Uno scafo lungo 30 metri e largo 8 con dentro, oltre a materiali in legno e ceramica, quattro cannoni e una campana, unico oggetto recuperato e ora in custodia al Museo Archeologico Nazionale di Napoli sotto l'egidia dell'Autorità di sistema portuale (AdSP) del Tirreno centrale (Napoli, Salerno, Castellammare di Stabia). L'intervento rientra nella lunga lista del "Grande progetto" europeo del porto, un finanziamento da 150 milioni di euro che include parecchi lavori tra nuove opere e ristrutturazioni (alla fine dell'articolo due elenchi tra le foto in galleria).

Flora non è in buone condizioni, e non vale la pena recuperarla, come diversi altri relitti, antichi e più recenti, che si trovano tra il molo San Vincenzo, l'Angioino, l'Immacolatella Vecchia e il Piliero. Ma custodirli perlomeno sott'acqua è doveroso, tant'è che da tempo è interdetto l'ancoraggio nella zone dove si trovano questi resti archeologici, già danneggiati e in alcuni casi trascinati nelle operazioni di ancoraggio. 

L'importo dei lavori, che rientrano nel “grande progetto” europeo da 150 milioni di euro, ammontano a 1,28 milioni. Le indagini sono iniziate a luglio di quest'anno e si sono concluse oggi con il recupero della campana. Attualmente non è stata decisa la destinazione finale del reperto, né dei cannoni di cui se ne prevede il recupero in futuro. La corvetta, costosissima da recuperare e in cattive condizioni, verrà lasciata lì. Un luogo candidato all'esposizione degli altri manufatti potrebbe essere il palazzo dell'Immacolatella Vecchia, in gara per l'assegnazione dei lavori di restauro del costo di 6 milioni.

Le indagini su questo specchio acqueo riprendono un filone iniziato nel 1999 con la mostra “L'Armata in fondo al mare” in cui durante l'estate furono esposti alla stazione marittima un cannone del XVIII secolo recuperato a gennaio di quell'anno. «Riprendiamo quel percorso, contando sul fatto che porterà a uno spazio dedicato dove mostrare i reperti», spiega il presidente dell'Adsp del Tirreno centrale Pietro Spirito, intervenuto alla conferenza stampa tenutasi oggi nei locali del Museo Archeologico di Napoli insieme al sindaco partenopeo Luigi De Magistris, al direttore della soprintendenza archeologica del Comune di Napoli Luciano Garella insieme agli archeologi del Museo Luisa Melillo ed Enrico Stanco.
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