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10/07/2014
eventi, ambiente

Il Lungomare possibile

dot Il Lungomare possibile

di Marco Molino

 

(articolo originariamente pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno) 

 

Quando a Napoli si parla di colmata, il pensiero approda naturalmente nella zona orientale della città, in quella via Coroglio inesorabilmente separata dal mare da un moloch di cemento lungo un chilometro e largo cento metri, grigia eredità dell’era industriale. Ma c’è stata un’altra colmata, realizzata molti anni prima, che ha trasformato radicalmente il profilo del capoluogo partenopeo proprio lungo la linea di costa originariamente raggiunta dai coloni greci. L’ampia spiaggia di Mergellina e Chiaia fu interrata nel 1869 per dar vita all’attuale via Caracciolo: un intervento urbano particolarmente invasivo, che mutò per sempre finanche il modo d’immaginare l’antica metropoli.
Ed è proprio questa consolidata visione del territorio che si è cercato di rimettere in discussione nella quinta edizione del premio “La Convivialità Urbana”, ideato dall’associazione culturale Napolicreativa e promosso dall’Ordine degli Architetti di Napoli e dall’Acen. In concorso 19 progetti per la riqualificazione del litorale da largo Sermoneta a via Partenope, valutati contestualmente da una giuria tecnica ed una popolare, anche con il voto online. Diverse sensibilità a confronto che hanno trovato una sintesi nelle tre proposte vincitrici, caratterizzate da un denominatore comune: il recupero di un rapporto più genuino tra i napoletani e il loro mare.
Il progetto che ha raccolto il maggior numero di consensi si chiama "#1778", un nome che lega l’hastag del moderno tam tam digitale alla data dell’anno in cui Ferdinando IV di Borbone ordinò al Vantivelli di ricreare il Real Passeggio di Chiaia, poi divenuto Villa Comunale. Passato e presente, quindi, amalgamati dai cinque giovani architetti partenopei primi classificati (Raffaella Napolano, Gianluca Vosa, Viviana Del Naja, Giorgio Nugnes e Francesca Miceli) in un waterfront “capace di plasmarsi sulla base di sollecitazioni esterne di carattere storico, socio-culturale ed economico”. La loro proposta punta su tre aree principali d’intervento: la zona di Mergellina, da riqualificare come porto turistico e con la pedonalizzazione di largo Sermoneta; una Rotonda Diaz vista come naturale estensione verso il mare del vicino parco; la passeggiata nell’area di Castel dell’Ovo. Tre poli collegati da un efficiente sistema di mobilità sostenibile, con bus elettrici e tram nel verde.
Patrimonio arboreo e strutture residenziali possono coesistere e diradarsi placidamente in prossimità di una vasta distesa di sabbia. E’ quella su cui i pescatori dipinti da Pitloo tiravano in secca le barche e che torna magicamente alla luce nel progetto giunto al secondo posto, “La città liberata”, presentato da Luca Picardi e Roberto Aruta, due professionisti napoletani che lavorano rispettivamente a Parigi e Berlino. Ma da cosa ci dobbiamo liberare? Anzitutto da due barriere artificiali, asfalto e scogli, e poi da una gabbia culturale che ci obbliga costantemente a distinguere tra luoghi e funzioni. Gli autori propongono piuttosto “un lungomare abitabile dove si può vivere e lavorare in qualsiasi luogo. La città come una spiaggia con un computer ogni cinque metri quadri”.
Una sana vivacità della linea di costa che trova la sua ideale evoluzione in “Lungomare in vita”, progetto terzo classificato, presentato da un gruppo di nove esperti campani di restauro e riqualificazione urbana (Dario Raguzzino, Frine Carotenuto, Massimo Decimo, Alessandro Guaragna, Salvatore Marra, Antonio Biagio Natale, Gennaro Piscopo, Tania Scotto D’Antuono e Adele Spieze). Nelle loro elaborazioni virtuali si scorgono linee spartane che riorganizzano le funzioni tipiche dell’area, con una leggera copertura per gli chalet, un’arena per ospitare grandi eventi e un totale restyling della promenade.
Fotogrammi di una Napoli razionalmente sognata che gli organizzatori del premio sperano di tradurre in opere concrete. “Durante la presentazione all’Hotel Royal delle idee in concorso – spiega Grazia Torre, presidente di Napolicreativa – i progettisti hanno potuto illustrare al pubblico i dettagli dei loro elaborati, facendo emergere anche aspetti che potrebbero sfuggire ai non addetti ai lavori. Una vetrina per i giovani architetti, ma anche un modo per sollecitare le istituzioni a tener conto delle interessanti soluzioni prospettate”.

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