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25/06/2010

Il "dolce declino" di un paese senza una logistica nazionale

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Il "dolce declino" di un paese senza una logistica nazionale
Un piano logistico campano di interesse nazionale. Grandi infrastrutture che, una volta allacciate ai porti e ai corridoi ferroviari, possano contribuire fino all’1% del Pil. E’ questa la consapevolezza che gli imprenditori campani e gli operatori portuali della regione chiedono al Paese, al governo e alle amministrazioni. Dal centro direzionale di Napoli, presso l’assessorato ai Trasporti della Regione Campania, un interessante incontro tra regione, governo e operatori portuali campani ha permesso di mettere sul banco i principali problemi che frenano lo sviluppo del sistema logistico in Italia. 
Secondo gli imprenditori che lavorano in Campania la questione è annosa. Per questo non esitano a chiamare in causa i colpevoli: la politica delle Ferrovie e dei governi, presenti e passati, rei di non essersi mai interessati alla logistica, di averla sempre sottostimata senza mai considerarla al pari di un comparto industriale. 
I coordinatori dell’incontro-seminario Sergio Vetrella, assessore ai Trasporti per la Campania, Bartolomeo Giachino, sottosegretario ai Trasporti e ideatore del convegno, e Rocco Giordano, presidente del comitato scientifico della Consulta dell’autotrasporto, hanno prima introdotto le loro idee per il “Nuovo Piano Nazionale della logistica", poi hanno ascoltato il parere degli imprenditori campani. «Tutta l’area commerciale e imprenditoriale è concentrata principalmente lungo l’asse Caserta-Salerno – spiega Giordano - il comparto manifatturiero, nostro punto di forza, è stato delocalizzato dalle coste alle zone urbane senza il necessario supporto. Il nuovo piano nazionale della logistica deve innanzitutto partire dai grandi nodi già esistenti: Nola, Salerno e Marcianise. Purtroppo non sono state create le strutture ferroviarie che possano collegare questi centri ai corridoi nazionali». Le strutture ci sono ma manca il supporto delle Ferrovie che ormai già da tempo hanno dimostrato poco interesse per il cargo. Per Giachino bisogna prendere esempio dalla Germania: «Dobbiamo convincere il paese ad investire su trasporti e logistica. Il piano che ho in mente potrebbe iniziare in sei mesi». «Centralità della logistica, competenze e approvazioni dei progetti in tempi brevi – aggiunge Vetrella – tre punti da cui partire che richiedono però una correzione alla recente manovra economica di Tremonti».   
Fin qui tutto bene. I finanziamenti si trovano, i progetti ci sono e le infrastrutture, almeno in parte, pure. Cosa c’è che non va? Ecco che, quando la parola tocca agli imprenditori campani, il registro cambia e i problemi focalizzati maggiormente. Pasquale Legora de Feo, amministratore delegato Conateco, società che gestisce il principale terminal container del porto di Napoli, è perentorio: «Sono 15 anni che discutiamo di queste cose. E’ vero, abbiamo pochi spazi e non riusciamo a fare i dragaggi ma non mi sembra che Regione e governo si siano mai veramente interessati alla logistica». E su Marcianise, una delle piattaforme logistiche più grandi d’Europa, l’ad Conateco chiama in causa Trenitalia che «non ha mai avuto una politica costante». «Non accetto critiche. Siamo pronti da tempo ma la politica mi sembra che abbia altri interessi».
Secondo Umberto Masucci, vicepresidente della Federazione del Mare e imprenditore napoletano, "paghiamo la velocità". «Due esempi su tutti - spiega - la Darsena di Levante e il molo San Vincenzo, le due ali del porto di Napoli. Tutti siti a cui il governo deve interessarsi per primo. Gli interporti sono fondamentali ma se non ci sono i porti…». Affermazioni completate dal presidente dell’Autorità Portuale di Napoli, Luciano Dassatti: «Aldilà dei dragaggi è importante avere la possibilità di una manutenzione continua come il livellamento del fondale, soggetto alla creazione di fastidiose cunette. Purtroppo non abbiamo i permessi per farlo».
La logistica al centro dell’agenda del paese, questo chiedono i diretti interessati. «Sono sempre più convinto di ritenere la logistica un sistema industriale a tutti gli effetti» afferma Agostino Gallozzi (nella foto), presidente di Confindustria Salerno. Parafrasando una felice sintesi del sindaco di Genova Marta Vincenzi (“l’Italia sta gestendo un dolce declino”), Gallozzi sentenzia: «Un paese senza logistica è un paese che muore».
La risposta di Giachino non si è fatta attendere: «La nostra scommessa è riuscire a spiegare il progetto al paese, convincere Tremonti sull’importanza dell’autonomia finanziaria e sui benefici che porterebbe alla nazione» e, a chiusura dell’incontro, annuncia per mercoledì 30 giugno un vertice con il  ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Stefania Prestigiacomo: «Chi vuol partecipare è il benvenuto».
 
Paolo Bosso 
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